My Father and Gheddafi

My Father and Gheddafi recensione film di Jihan K [MedFilm Festival]

My Father and Gheddafi recensione film di Jihan K Miglior Opera Prima e Seconda al MedFilm Festival 2025

My Father and Gheddafi recensione film di Jihan K Miglior Opera Prima e Seconda al MedFilm Festival 2025

Nel documentario My Father and Gheddafi, la regista Jihan K, libica naturalizzata statunitense alla sua opera prima, ricostruisce la storia di suo padre, il celebre avvocato per i diritti umani e ministro degli esteri libico Mansur Rashid Kokhia, che dopo aver prestato servizio nel regime di Gheddafi disertò e divenne uno dei leader dell’opposizione locale al dittatore, prima della sua misteriosa sparizione in Egitto nel 1993: solo nel 2012, dopo la caduta del regime, il suo corpo venne ritrovato in un congelatore in una cascina di proprietà dei figli di Gheddafi, assieme ad altri resti umani. Già presentato all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, My Father and Gheddafi è stato adesso proiettato a Roma, al Palladium, nella sezione fuori concorso Atlante del MedFilm Festival.

“Non voglio che mio padre scompaia una seconda volta. Sento l’urgenza di colmare il mio vuoto nel mezzo del caos e dell’instabilità incessanti della Libia, che temo finiranno per seppellire il mio legame con il Paese. Realizzare questo documentario mi aiuta a comprendere l’importanza di una figura paterna e l’impatto della perdita di un padre su una famiglia, una comunità e persino un Paese”, ha scritto Jihan K nelle sue note di regia. ” La tirannia e il culto della personalità di Gheddafi hanno velato la memoria collettiva della vita prima del suo governo, lasciando ancora molti, come me, a ricostruire i frammenti della nostra identità libica. Condividere l’inedita storia di mio padre significa anche condividere una storia inedita della Libia, che abbraccia quasi un secolo di storia e politica. Mentre rifletto con i suoi colleghi sulla loro Libia perduta, vorrei poter chiedere a mio padre: come abbiamo fatto a finire così?”.

My Father and Gheddafi recensione film di Jihan K
My Father and Gheddafi recensione film di Jihan K (Credits: Desert Power/Jihan K/Laika Film/MAD World)

My Father and Gheddafi alterna video di famiglia, notiziari d’epoca, interviste realizzate ad hoc per il documentario e materiali d’archivio di ogni genere per realizzare un film che è al tempo stesso un ritratto biografico-politico e la ricerca affettiva di un fantasma paterno. Il sogno utopico di un panarabismo pacifico e umanitario traspare in piena luce dalla parabola storica ed esistenziale di Mansur Kokhia; un racconto chiaro della Libia dell’ultimo cinquantennio, tra dittature, primavere arabe e dissidi sociali non ancora sopiti emerge chiaramente dal documentario; del resto, la vita di Kakhia si intreccia a doppio filo con le vicissitudini storiche e politiche della Libia, occupata dapprima dagli italiani, poi divisa tra inglesi e francesi, nominata indipendente su decisione dell’ONU nel 1951, attraversata dalla rivoluzione di Gheddafi nel 1969 che, inizialmente declinata in chiave panarabista e anti-colonialista, portò alla nascita di un regime che durò fino al 2011, con la deposizione e l’uccisione del dittatore.

My Father and Gheddafi evidenzia anche il dato interessante che inizialmente Mansur facesse parte dell’entourage e del governo di Gheddafi, salvo poi dimettersi e unirsi all’opposizione una volta compresa la vera natura del regime. Un altro aspetto interessante messo in luce più brevemente dal documentario di Jihan K è come, mentre gli Stati Uniti si opponevano duramente e a volte anche militarmente alla Libia di Gheddafi, leader pacifisti del calibro di Nelson Mandela sostanzialmente lodavano l’operato del dittatore nella lotta contro l’apartheid e le ingerenze delle potenze occidentali. Illuminante anche l’approfondimento sul tessuto sociale della Libia del secondo Novecento, nella quale la componente di fedeltà tribale è stato uno dei metodi che ha utilizzato Gheddafi per governare per quattro decenni il paese.

Un certo valore antropologico e documentario lo rivestono anche i filmini di famiglia che mostrano la vita della famiglia della regista, dopo la scomparsa del padre, negli Stati Uniti, dove vennero ricevuti anche dal presidente Clinton; in particolare colpisce la ripresa di un Thanksgiving con il tacchino preparato secondo una tradizionale ricetta siriana, la terra d’origine della madre di Jihan K. Anche sulla Libia contemporanea il documentario lascia un’impressione piuttosto sconsolata: “prima il dittatore era uno, adesso sono mille”, dice uno degli ultimi intervistati alla regista. Nel complesso, My Father and Gheddafi è un solido documentario storico che, con un’ottica personale ma mai solipsistica, racconta la storia di un uomo e al tempo stesso di un intero Paese.

Sintesi

My Father and Gheddafi di Jihan K è un solido documentario storico che, con un'ottica personale ma mai solipsistica, racconta la storia di un uomo e al tempo stesso di un intero Paese. Alternando video di famiglia, notiziari d'epoca, interviste realizzate ad hoc per il documentario e materiali d'archivio di ogni genere, la pellicola è al tempo stesso un ritratto biografico-politico e la ricerca affettiva di un fantasma paterno.

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