Addio a James Van Der Beek: il nostro amato Dawson

Addio a James Van Der Beek: il nostro amato Dawson, indimenticabile protagonista di Dawson’s Creek.

di Antonio Buonansegna

James Van Der Beek in Dawson’s Creek (Credits Columbia TriStar - Getty Images)
James Van Der Beek in Dawson’s Creek (Credits Columbia TriStar – Getty Images)

Dawson è morto. E con lui la nostra adolescenza.

C’era un cronoprogramma preciso, una liturgia laica che scandiva le giornate di ogni adolescente degli anni Duemila. Era un rituale fatto di Eastpack colorati lanciati sbrigativamente nell’ingresso di casa, di un “Niente” laconico risposto a nostra madre che chiedeva “Cosa hai fatto a scuola?” e di un tasto del telecomando premuto con urgenza: il 6. Sintonizzarsi su Italia 1 non era solo guardare la TV; era tornare a casa, quella vera, sulle rive di Capeside. Oggi, quell’architettura di certezze è drammaticamente crollata.

L’11 febbraio – il giorno dei Patti Lateranensi, il giorno in cui nacque Edison e la sua lampadina – è diventato il giorno in cui una luce si è spenta definitivamente. Con la scomparsa di James Van Der Beek a soli 48 anni, non se n’è andato solo un attore. È morta ufficialmente l’adolescenza di milioni di noi.

James, alias Dawson Leery, è stato il primo a dirci che era ok non essere “cool”. Lontani dai fasti irraggiungibili di Beverly Hills 90210 e molto prima delle scuole blasonate che avremmo visto in The O.C. o Gossip Girl, per sei stagioni ci siamo trasferiti in quell’immaginaria cittadina della East Coast americana, testimoni delle anime gemelle Dawson e Joey (nonostante ci fosse chi, già allora, gli preferiva il tormento di Pacey).

Dawson era il teenager che rifiutava la realtà e si rifugiava nel cinema. Era il ragazzo che analizzava ogni emozione fino a consumarla, convinto che la vita potesse essere editata come uno dei suoi film in Super 8. In un mondo che ci voleva duri e ribelli, lui ci ha insegnato la dignità della logorrea sentimentale e la bellezza di una fragilità esibita, anche a costo di diventare un meme.

Avevo 17 anni e guardavo Dawson’s Creek seduto accanto alla mia fidanzata di allora, la mia Joey. James era il testimone silenzioso del nostro legame, dei cuori acerbi che già sapevano di non poter restare per sempre, eppure ci credevano, con quella fiducia riservata solo al primo amore.

Oggi tutti noi ricordiamo quei pomeriggi con una nostalgia che brucia.

“Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia“, scriveva Lorenzo il Magnifico. Ma non ci avevano avvertiti che la fuga sarebbe stata così violenta, spegnendosi insieme a un’icona che credevamo eterna. Resta solo quell’eco, quella melodia che accompagnava ogni addio sul pontile e che oggi suona come una promessa: “Say goodnight, not goodbye”.

Buonanotte, James. Custodisci la nostra adolescenza, perché noi, da oggi, siamo un po’ più grandi.

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