Vincent Lindon chiude il Torino Film Festival ricevendo il premio Stella della Mole [43TFF]

L’ultimo, ma non per importanza, ad essere premiato con la Stella della Mole è l’attore francese Vincent Lindon. Disponibile, chiacchierone ed estremamente ironico si dice subito felice di essere a Torino e non si aspettava così tanta gente per lui.
Ama l’Italia e gli italiani che trova molto meno paranoici di altri popoli e la dimostrazione l’ha avuta anche nella sua camera d’albergo. A differenza di quello che succede nel suo paese o negli Stati Uniti per esempio dove le finestre degli hotel sono bloccate per evitare i suicidi, qui è tutto libero. L’artista d’oltralpe ha avuto la possibilità di presentare al pubblico piemontese il suo In guerra, film del 2019 diretto da Stéphane Brizé che affronta il tema delicato e sempre attuale, purtroppo, della precarietà lavorativa.
La situazione oggi è ancora molto complicata: si soffre sempre di più, ma non per questo bisogna smettere di lottare. Ci sono, secondo lui, due grandi problematiche in cui poi rientra tutto il resto: la disuguaglianza sociale e la demografia. Siamo sempre di più, ma molti non hanno accesso a cibo e acqua. Noi comuni cittadini non abbiamo chiaramente le leve del comando, ma suggerisce di concentrarci sulle piccole cose, come lasciare il posto sul bus a qualcuno e chiedersi, alla sera: cos’ho fatto oggi per gli altri? Le cose non cambierebbero magari, ma almeno non peggiorerebbero.
Bisogna però pensare che sulla Terra ci sono anche bei avvenimenti, come il progresso della medicina. Tornando al film, si dice molto legato al progetto anche perché è affezionato al regista: insieme hanno lavorato a sei pellicole, e in quella appena conclusa lo vedremo dividere la scena con Alba Rohrwacher. Attenzione, questo non è tutto, in quanto tra circa un anno si ritroveranno di nuovo sul set insieme.
Nonostante la lunga e prolifica carriera, Lindon ammette di fare un film mosso semplicemente dal desiderio di farlo e nient’altro. Se riesce a spostare qualcosa in una persona, la sua vita può non dirsi inutile. È contro tutti questi continui tagli alla cultura, perché eliminando quella si riduce il cervello. Non possiamo farne a meno ed è bello imparare dagli altri, altrimenti le nuove generazioni rimarrebbero legate a brevi concetti e pensieri. Lui non è presente sui social: non gli interessa sentire il pensiero di tutti o far sapere al mondo dove si trova in un determinato momento. Gli piace mantenere la libertà di guardare un quadro senza il filtro dello schermo del cellulare.
Sull’evoluzione del cinema e i nuovi professionisti intavola un discorso molto intelligente e universale. Si dice appassionato dei giovani in generale, che trova laboriosi, curiosi ed innovativi, ma non devono lasciarsi coinvolgere dal pensiero comune; anzi, devono imporre le proprie idee e non essere vigliacchi. Titane, ad esempio, è un film che ha corso un grande rischio: se si è attuali, si è in ritardo; i film precursori sono le vere grandi opere.
Quello che un po’ lo preoccupa è che la gente va poco al cinema, e una possibile causa è la qualità mediocre dei film proposti; questo nasce perché gli autori vengono pagati male. Buoni film portano a buoni film, e la cosa importante nel cinema è avere una forte storia: il resto passa in secondo piano. Meglio un regalo strepitoso in una confezione base che un pacchetto perfetto con un dono all’interno brutto.
Vincent Lindon si è preso il suo tempo, trasformando quella che doveva essere una conferenza stampa in un dialogo a 360°, senza filtri. Prima di concludere spende ancora due parole sulla questione premi: in fondo questo è stato il pretesto per invitarlo a Torino! Ricorda che fino ai 55 anni non ha mai ricevuto nessun riconoscimento, dal 2015 ad oggi è tra quelli che ne hanno avuti di più. Particolarmente sentita è stata la Coppa Volpi a Venezia 2024 per Jouer avec le feu e condivide con tutti un divertente aneddoto.
Prima di partire per il festival si era prefissato di perdere qualche chilo in modo da presentarsi in perfetta forma, ma le cose non sono andate esattamente come se le era immaginate e, una volta in Laguna, è stato accolto da un caldo terribile. Il pranzo post-prima è stato abbondante e, arrivato in camera, durante la preparazione si accorge di non chiudere i pantaloni dello smoking e, in un momento di nervoso, decide di utilizzare i calzoni con cui è arrivato da Parigi.
Un red carpet impegnato a tenere la pancia fino al momento dell’ingresso in sala: il film parte, ma dopo circa 40 minuti cala la palpebra e non sente più una parola fino all’emozionante standing ovation di 12 minuti.
Il giorno successivo concede ulteriori interviste e con un po’ di tristezza lascia il lido chiedendosi quando potrà ritornare. Il rientro in Francia, per continuare con quella che sembra una sceneggiatura comica, è rocambolesco tra l’aereo che quasi perde e il taxi parigino introvabile. Qualche giorno più tardi, durante un incontro di lavoro, il produttore gli comunica che alla Mostra non hanno vinto nulla ma il tempo di andare in bagno e riprendere il cellulare per trovare quattro chiamate perse e una notizia inaspettata. Vincent richiama il produttore che ammette essere successa una cosa strana, c’è stata un’incomprensione con la traduzione del titolo del film e hanno vinto loro! A questo punto l’attore riparte per l’Italia e giunto di nuovo al Lido si mette il costume da bagno, ordina un drink e una volta in acqua alza le mani al cielo e felice si libera con :” sono il re!”
Avremmo voluto ascoltare Vincent Lindon ancora per ore ma nell’attesa di rincontralo possiamo recuperare tutta la sua filmografia che contiene quasi 70 film!


