Vita da Carlo 4 recensione serie tv di Carlo Verdone con Sergio Rubini, Monica Guerritore e Caterina De Angelis [Paramount +]
di Giorgio Maria Aloi

Dopo la gaffe al Festival di Sanremo nella scorsa stagione, Carlo si ritrova travolto da critiche e attacchi mediatici. Per sfuggire a questa pressione decide di ritirarsi a Nizza, vivendo un periodo lontano dalle luci del mondo dello spettacolo. Il suo esilio viene interrotto quando il direttore generale del Centro Sperimentale di Cinematografia gli offre una cattedra di regia. Verdone non solo accetta, ma questa esperienza segna l’inizio di una rinascita personale e artistica.
Vita da Carlo è una delle Serie TV italiane più geniali e ben scritte degli ultimi anni. Pur presentandosi come una biografia, la serie adotta uno stile romanzato: offre una dimensione parallela in cui Carlo Verdone, pur con una carriera reale e riconosciuta, vive vicende che non sono realmente accadute.
Carlo racconta sé stesso con il suo stile che mescola commedia e drammaticità, mostrando una crisi esistenziale. È un uomo con una carriera brillante alle spalle ma in difficoltà nell’adeguarsi ai tempi moderni. Prova un senso di solitudine e malinconia, oscillando tra il desiderio di uscire dal personaggio pubblico e il bisogno di esso. La serie permette di cogliere riferimenti al suo passato, di vedere camei di attori noti e, allo stesso tempo, di entrare in empatia con l’aspetto più umano di Carlo Verdone. Per i suoi fan, è una serie da non perdere.
L’immagine pubblica del protagonista è quella di un uomo sempre disponibile: oltre a non voltare le spalle alla famiglia, alla badante, ai colleghi e agli amici, è accogliente con i fan, fermandosi per selfie, autografi e momenti dei suoi personaggi più iconici. Ma la gente ama la persona o il personaggio? Riuscirebbe a scoprire un nuovo lato di Carlo? Sono domande che lo accompagnano, mentre affronta una vita intensa ma segnata da malinconia e un senso di vuoto.
Man mano che la serie è andata avanti, è riuscita a essere coerente fino alla fine e Verdone, oltre a raccontarsi, cerca di dare un’impronta diversa di sé. Questo ha reso la serie anche un po’ paradossale: mentre la scrittura, la regia e lo stesso Verdone rimangono nella zona di comfort, allo stesso tempo cerca di uscirne. Forse è proprio questo lo scopo, ovvero dimostrare che, per quanto si tenti di rompere certi schemi, a volte non ci si riesce perché l’ambiente circostante non lo permette. Tuttavia, man mano che la serie procede con ritmo giusto e un tocco leggero, emerge una consapevolezza di Carlo che potrebbe portarlo alla chiarezza che stava cercando e alla chiave giusta per uscire dalla crisi esistenziale (o convivere con essa). Per arrivare a questa consapevolezza, Carlo ha dovuto (e dovrà) affrontare situazioni spinose, necessarie per comprenderla. Citando la Divina Commedia di Dante Alighieri, per raggiungere il Paradiso bisogna passare attraverso l’Inferno e il Purgatorio.
Vita da Carlo, con la sua quarta stagione, è riuscita ad essere fino alla fine piacevole, geniale e a tratti, pure emozionante. È una lettera d’amore di Verdone fatta per Verdone stesso e per chi lo apprezza, raccontata nel suo pieno stile. Lo stile che ha sempre unito malinconia ed ironia, che lo ha sempre contraddistinto e che proprio per questo, si è riusciti ad entrare in empatia con lui e ad apprezzare il suo personaggio e la sua filmografia.
La stagione finale chiude in modo coerente il cerchio, tra metacinema e citazioni autobiografiche, mostrando un protagonista che può ancora dare qualcosa a chi gli sta attorno e alle generazioni successive. Le vicende di questa stagione gli faranno comprendere quanto sia importante per gli altri e, guardandosi anche indietro, realizzerà il presente, pronto per andare avanti senza dimenticare sé stesso. Per chi ha seguito la sua carriera e lo ha sempre apprezzato, Vita da Carlo è la Serie TV giusta, con volti noti del cinema, citazioni, chicche e tanto altro. La stagione include anche un omaggio tenero ad Alvaro Vitali, venuto a mancare lo scorso giugno.


