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Primetime recensione film di Lance Oppenheim con Robert Pattinson [Venezia 83]

Primetime recensione film di Lance Oppenheim con Robert Pattinson, Merritt Wever e Skyler Gisondo

Primetime di Lance Oppenheim (Credits: A24)
Primetime di Lance Oppenheim (Credits: A24)

Sono diversi i motivi per cui l’esordio cinematografico di Lance Oppenheim era probabilmente il film più atteso dell’intera 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ma è innegabile che la presenza di Robert Pattinson, unita alla ormai (sin troppo) riconoscibile e apprezzatissima cornice A24, sia stata senza dubbio la ragione che più di tutte ha attirato l’attenzione di un pubblico rimasto piuttosto a digiuno di grandi nomi di Hollywood in questa annata della kermesse veneziana.

D’altro canto, a caricare ulteriormente l’attesa ha contribuito anche la fonte d’ispirazione del film, ovvero la controversa storia dietro al programma televisivo presentato da Chris Hansen.

A ripercorrere il format di To Catch a Predator — il docu-reality andato in onda dal 2004 al 2007 — è infatti difficile rimanere indifferenti. Lo schema è tanto semplice quanto inquietante: si adescano potenziali predatori sessuali attraverso chat online, fingendosi ragazzini minorenni, si dà loro appuntamento in una casa e, una volta arrivati, li si sorprende sul fatto, riprendendoli. A quel punto entra in scena Chris Hansen, volto e conduttore del programma, pronto a metterli alle strette con le sue domande

Primetime di Lance Oppenheim (Credits: A24)
Primetime di Lance Oppenheim (Credits: A24)

Oppenheim dice poco o nulla nel tentativo di dire tutto

Sarebbe inutile negarlo… nonostante fosse plateale la furbizia dietro la scelta degli ingredienti che compongono questa torta, l’attesa di assaggiarla era piuttosto alta, ma, come si vedrà tra poco, il sapore è stato ben diverso da quello che ci si sarebbe aspettati. Rettifica: più che un sapore in particolare, ci si sarebbe aspettato qualcosa di deciso, riconoscibile e pronto a rimanere impresso nella memoria.

Al contrario, si è usciti dalla sala piuttosto confusi, poiché tutto ci si sarebbe aspettati da questo film meno che di rimanerne clamorosamente indifferenti. Positiva o negativa che fosse, era lecito attendersi una reazione forte di fronte a un prodotto di tale impatto produttivo; e invece è stata l’apatia, nella sua forma peggiore, a prendere il sopravvento, rendendo necessario ripercorrere con attenzione quanto visto per provare a dare una spiegazione a un simile senso di insoddisfazione.

In realtà, è bastato meno del previsto per individuare la causa di tale delusione. Ripensando a Primetime, è apparso infatti subito evidente lo squilibrio tra la quantità di spunti messi sul tavolo da Oppenheim e la desolante modestia con cui la sceneggiatura sceglie di svilupparli.

La spasmodica e ossessiva ricerca dell’audience, fino a travalicare violentemente i presupposti di un format rivoluzionario; il voyerismo della più becera specie, capace di proiettare un programma televisivo in vetta alle classifiche e di portare alla luce i desideri più reconditi di quella massa informe chiamata pubblico televisivo; il confine sempre più labile tra giustizia e gogna mediatica, e le conseguenze di tutto ciò sul piano squisitamente politico.

E questi sono solo alcuni dei temi messi in scena e poi lasciati sostanzialmente a mollo, privi di una risoluzione narrativa. Non è di certo una rappresentazione didascalica delle risposte ai temi appena citati ci si sarebbe aspettati, ma piuttosto una serie di soluzioni più o meno riuscite in grado di donare una personalità più delineata all’opera.

Si vuole affrontare il tema focalizzandosi sulla vita privata del protagonista, mostrando le conseguenze della sua ossessione? Benissimo. Si preferisce invece adottare il punto di vista di chi lavora intorno a Chris? Va bene. O ancora, si sceglie di entrare nelle vite dei pedofili, acquisendone la prospettiva? La sensazione è che Oppenheim abbia optato per un po’ di ognuna di queste opzioni, finendo inevitabilmente per disinnescare la portata comunicativa del film e diluendone il potenziale narrativo.

Primetime di Lance Oppenheim (Credits: A24)
Primetime di Lance Oppenheim (Credits: A24)

Sintesi

Lance Oppenheim affronta molteplici temi attraverso Primetime, ma l’eccesso di spunti e l’assenza di approfondimento ne indeboliscono il potenziale narrativo.

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