Balcanica

Balcanica recensione film di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis

Balcanica recensione film di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis e Babak Karimi

di Mario Penniello

 

Balcanica è il primo lungometraggio di Nicola Sorcinelli, presentato nella Giornata degli Autori alla 83ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

L’opera segue il viaggio di Nazar e Jalil, padre e figlio, musicisti in fuga dall’Afghanistan dopo che nel 2021 il regime istituito dai talebani ha proibito ogni tipo di musica sia in trasmissioni televisive che in eventi e qualsivoglia festività. Decisi a proteggere la loro arte e la propria identità culturale, la coppia affronta la rotta balcanica, un tragitto via terra che vede innumerevoli migranti attraversare le montagne, il freddo e le insidie di frontiera alla ricerca di rifugio verso l’Europa occidentale e l’Italia, tappa designata dai due, per esibirsi in un importante concerto.

Il film però si apre non come iniziano tante odissee, dal punto di partenza, bensì Nazar e Jalil sono ad un confine dal portare a termine il tortuoso tragitto, bloccati, percossi e lasciati in balia del nulla dall’esercito, schieratosi pronto a respingere l’ingresso a chiunque. Segnati dunque da una notte di violenza e rammarico, Jalil dovrà farsi carico del padre ferito e di poche idee su come proseguire il cammino.

L’incontro con Greta (Matilde De Angelis) dottoressa facente parte di un gruppo che si accinge a pattugliare il confine offrendo aiuti, soccorso e riserve alimentari ai rifugiati, cambierà le sorti di un destino apparentemente segnato dal fallimento.

Balcanica, possiamo definirla una esperienza sensoriale completa.

A differenza di film come Io, Capitano di Garrone, che tratta una tematica simile, rendendo il percorso parte integrante del racconto, con la sua opera Sorcinelli ci immerge in un habitat freddo, umido, ostile; dove i silenzi rendono più delle parole e dove la natura prende il sopravvento. Il sonoro è una componente fondamentale con cui si accompagna l’armoniosa dolce amara colonna sonora che in sottofondo ci narra più di quanto il regista voglia farci vedere.

La ripresa con camera a mano ci permette di vivere le ansie, di condividere il dolore, di essere accanto a Nazar, Jalil e gli altri migranti a scaldarci con un piccolo falò, dividendo tra tutti ciò che ci resta da mangiare.

Le inquadrature fisse non mostrano la violenza, non mostrano ciò che a mio parere il regista ha voluto lasciare in secondo piano: il suono di un’auto che sgomma, i fari che si allontanano e una inquadratura fissa su una finestra rendono una poetica a cui non serve aggiungere altro.

In Balcanica le emozioni subentrano alla narrazione, l’impotenza di agire ci fa arrabbiare e ciò che resta alla fine; senza dimenticare di elogiare le performance emotiva dei suoi protagonisti, tra cui una Matilde drammaticamente vera nel personaggio della dottoressa turbata dalla consapevolezza, è la riflessione su tematiche che vanno ben oltre il tema dell’immigrazione clandestina.

Storie di uomini, donne, bambini, in cerca di riscatto, di libertà e pace.

Ciò che resta, conclusa la visione è l’inquadratura finale, il cuore colmo di tante emozioni ed una lacrima che inumidisce gli occhi.

Sintesi

Balcanica è un lungometraggio di esordio d’impatto che coi suoi giusti 80 minuti regala una visione drammatica ma vera di una realtà che è sempre giusto trattare, con una regia che ci proietta in fredde terre, accanto a vite che tentano ogni giorno di conquistare pochi metri di libertà, in una esperienza sensoriale che più che vista va ascoltata e “sentita”.

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