Dracula – L’amore perduto recensione film di Luc Besson con Caleb Landry Jones, Christoph Waltz, Zoë Bleu e Matilda De Angelis [RoFF 20]

Non si contano più ormai gli adattamenti cinematografici che hanno tentato di raccontare il celebre romanzo di Bram Stocker “Dracula“, Ci ha provato questa volta Luc Besson con un’opera coraggiosa che mette in luce un aspetto fino ad oggi poco esplorato della storia legata al misterioso conte: la sua umanità.
Presentato alla Festa del Cinema di Roma 2025 nella sezione Grand Public, si presenta come un’opera che mischia fantasy, horror e romance concentrandosi sull’aspetto sentimentale e tragico del personaggio. Dimenticatevi del vampiro volante dal volto pallido e l’incontenibile sete di sangue, il Dracula di Luc Besson è innanzitutto un giovane uomo nel fiore dei suoi anni innamorato perdutamente della moglie Elizabeth, due spiriti affini che vengono tragicamente divisi dall’improvvisa morte violenta di lei.
Sconvolto dalla dolorosa perdita, il Principe Vladimir lancia un maleficio su tutta la Chiesa autocondannandosi così all’immortalità, resa sopportabile solamente dalla speranza un giorno di poterla riabbracciare, circostanza che si verificherà curiosamente all’interno della pellicola.
La sceneggiatura gotica rimbalza attraverso le diverse epoche che interessano il racconto seguendo due filoni narrativi che vanno poco a poco a sovrapporsi generando l’intreccio principale.
Besson decide di mostrare il dolore di un amore perduto non solo attraverso un cambio di registro fotografico con l’evolversi della storia ma soprattutto donando al Conte Dracula una parvenza ieratica, un fantasma imperfetto prosciugato dal dolore reso malinconico e impenetrabile dalla magnetica performance di Caleb Landry Jones, con il quale il regista francese aveva già collaborato per Dogman nel 2023. Nel cast spiccano anche i nomi di Christoph Waltz nei panni del prete mentre Zoë Bleu Sidel dà volto a Elisabeth/Mina e Matilda De Angelis alla frizzante Maria.
La cura del dettaglio emerge chiaramente. Si manifesta nella scelta di scenografie e costumi mozzafiato e nelle ambientazioni che rispecchiano pienamente il periodo storico di riferimento. Questi elementi donano alla scena una compiutezza estetica soddisfacente. Contribuiscono anche l’orchestrazione impeccabile delle scene corali, dei timelapse e dei campi lunghissimi, che conferiscono all’inquadratura un’atmosfera al tempo grottesca e teatrale. Peccato per la SGI grossolana dei gargoyle, che non valorizza la loro funzione all’interno della storia e crea invece una forte dissonanza con l’equilibrio fotografico della scena.

L’eco drammatico risvegliato dalla pellicola nasce anche dalla bellezza oscura della colonna sonora. Questa è firmata dal pluripremiato Danny Elfman, noto, tra gli altri, per il suo lavoro con il grande Tim Burton.
Prima del vampiro, dunque, l’uomo: è questo quello che rende il Principe Vladimir diverso dalla maggior parte dei ritratti di Dracula attribuiti dalla filmografia finora. Il racconto di Besson si concentra quasi solo esclusivamente sul tormento sentimentale del giovane uomo attraverso un connubio grottesco tra la sua anima horror e quella romantica affidando all’amore il compito di porre il sigillo definitivo sulla nostra salvezza interiore.
Questa scelta mette quasi in secondo piano le peculiarità di questa particolare figura letteraria, privilegiando la sua componente più strettamente romantica. Forse deluderà gli appassionati del genere, ma getta una luce nuova su un personaggio che per tanto tempo si è visto attraverso un’unica prospettiva.


