Fjord

Fjord recensione film di Cristian Mungiu [RoFF21]

Fjord recensione film di Cristian Mungiu con Sebastian Stan, Renate Reinsve, Lisa Carlehed

Fjord di Cristian Mungiu (RoFF26 - Ginsber Glibby)
Fjord di Cristian Mungiu (RoFF26 – Ginsber Glibby)

Fjord è l’ultimo film di Cristian Mungiu, presentato in anteprima al Festival di Cannes, dove è stato premiato con la Palma d’oro. Un riconoscimento che il regista rumeno ha ottenuto due volte in carriera, entrando in un ristrettissimo club.

Il film vanta la presenza di un cast stellare, tra cui spiccano i due protagonisti Sebastian Stan e Renate Reinsve. Il regista, però, non ha abbandonato le tematiche sociali al centro della sua filmografia.

Questa volta il fulcro è una controversia giudiziaria con al centro una famiglia cattolica, appena trasferitasi dalla Romania in un piccolo villaggio affacciato su un fiordo norvegese. I genitori sono accusati di violenza nei confronti dei figli che gli verranno sottratti dal tribunale competente per la tutela dei minori.

Si apre così un’opera che riflette sulle zone d’ombra legislative del sistema, facendo emergere una sostanziale differenza culturale tra la società rumena e quella norvegese.

Una storia che, pur con tutte le distanze del caso, potrebbe far pensare alla vicenda della famiglia nel bosco, protagonista della cronaca italiana degli ultimi anni.

Cristian Mungiu con Fjord costruisce un film lineare, che acquisisce ritmo con il passare dei minuti. Dopo un’introduzione rigorosa, in cui presenta i personaggi e il difficile contesto in cui devono inserirsi, il film trova una propria dimensione nello scontro giudiziario, mentre la regia adotta un tono formale e asciutto.

Fjord mantiene così una certa distanza dagli eventi messi in scena, con un approccio che abbraccia il relativismo culturale, dando spazio alle ragioni di entrambe le parti. L’obiettivo è quello di porsi in una dimensione dialettica con lo spettatore.

Se quest’avvincente battaglia giudiziaria inizialmente coinvolge, con il passare dei minuti il film sembra più interessato a seguire uno svolgimento regolare, in cui conta di più l’esposizione della tesi che un’effettiva resa cinematografica. Un filo narrativo talmente preciso che, paradossalmente, finisce per sfaldarsi.

A pesare non è tanto la lunghezza, quanto l’incapacità di coinvolgere emotivamente lo spettatore in un grande dramma familiare. Alla luce di un’impostazione così rigorosa diventa difficile empatizzare con i personaggi e sentirsi coinvolti dallo sviluppo del processo. Indicativo di questo sono alcuni passaggi fin troppo grossolani (penso alla gestione dei ragazzi e della loro complicata adolescenza), che risolvono superficialmente dinamiche necessarie alla costruzione di un affresco finale.

Fjord, più che stupire ed emozionare, finisce per spiazzare un pubblico coinvolto in quello che assomiglia più a una cronaca giudiziaria piuttosto che a un’opera cinematograficamente rilevante.

Una Palma d’oro generosa, che sembra premiare più l’autore, uno dei più amati di Cannes, che l’effettiva qualità del film.

Fjord di Cristian Mungiu (Credits BIM - RoFF26)
Fjord di Cristian Mungiu (Credits BIM – RoFF26)

Sintesi

Fjord restituisce la complessità di una vicenda giudiziaria che vede scontrarsi due visioni diametralmente opposte. Quello che rimane, però, è un film più attento a seguire la storia che ad emozionare. Una certa superficialità nel tratteggiare i rapporti umani rende Fjord un film di cui sarà difficile ricordarsi.

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