Klara and the Sun recensione film di Taika Waititi con Jenna Ortega e Amy Adams [RoFF21]

“Beh, io ho letto il libro e non c’è paragone dai… è sempre meglio il libro”. Un ritornello sin troppo ricorrente, che proviene spesso persino da ferventi cinefili per i quali il cinema è una forma d’arte intoccabile al pari di ogni altra, almeno fino a quando non si ritrovano con un libro in mano e un subdolo afflato di snobismo li pervade quasi senza accorgersene.
Sarebbe difficile non sostenere come, nella gran parte dei casi, in effetti, il libro appaia superiore (sempre che questo termine abbia un senso univoco in questo contesto), ma ciò è spesso realtà in quegli adattamenti coatti dove l’intento si rivela quasi esclusivamente commerciale.
Dove “commerciale” è naturalmente inteso nella sua accezione più negativa, dato che non esiste, contrariamente a quanto pensano gremite schiere di cinefili, alcun rapporto inversamente proporzionale tra l’intento economico e la qualità di un prodotto audiovisivo.
Tuttavia, nonostante non ci sia alcun effetto collaterale intrinseco nel cercare di guadagnare producendo film – ovvero ciò che intendevano fare la grandissima parte delle persone dietro ai film di cui tanto vengono decantati gli intenti esclusivamente artistici – c’è anche da evidenziare come, quando un progetto non contiene al proprio interno uno zoccolo duro di persone realmente appassionate al soggetto e alla lavorazione, appare sensibilmente più complicato ottenere un risultato di spessore.
Un film per bambini? Forse semplicemente un film inerte
Nel caso di Klara and the Sun sarebbe indelicato e probabilmente errato spiegare il modestissimo, per non dire deludente, risultato finale con l’assenza di passione, dato che quantomeno su questo aspetto non dubitiamo che Taika Waititi ne abbia avuta eccome per decidere di trasporre in immagini l’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro.
In questo caso però dubitiamo con particolare convinzione che, nel caso in cui un lettore del testo di partenza si dovesse esibire nel sopracitato ritornello (“ho letto il libro e non c’è paragone dai”), qualcuno abbia vita facile nel sostenere il contrario, dato che la gran parte dei temi introdotti e affrontati dal romanzo vengono drammaticamente appiattiti da un film che assomiglia più ad un mal concepito prodotto per giovanissimi.
E attenzione, si tiene a specificare mal concepito, dato che la volontà di rivolgersi ad un pubblico di piccolissimi non è affatto sinonimo di semplificazione e approssimazione, come ampiamente testimoniato da un affollato club di prodotti animati per ragazzi, le cui numerose chiavi di lettura hanno allenato e stimolato i neuroni di svariate generazioni.
Klara and the Sun, nella sua veste cinematografica, riesce infatti a disinnescare tanto l’attualissima tematica tecno-filosofica, quanto quella emotiva.
E in questo caso l’una dipende dall’altra, dato che uno degli inciampi più impattanti dell’opera è senza dubbio l’inerte rappresentazione della dimensione psicologica dell’androide interpretato da Jenna Ortega, caratterizzata da comportamenti bidimensionali tragicamente ripetuti per l’intera durata del film.
Non aiuta in tal senso l’impostazione interpretativa indicata da Waititi ai propri attori, che in particolare nel caso della protagonista ne svuota il potenziale drammaturgico. A giocare un ruolo tristemente incisivo nella sfavorevole valutazione finale vi è senza dubbio una conclusione di una retorica e un buonismo francamente stucchevoli, che confermano definitivamente il colpevole spreco di una serie di presupposti tematici dal fascino illimitato.


