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Zustìssia recensione film di Francesco Piras con Michele Riondino

Zustìssia recensione film di Francesco Piras con Michele Riondino, Fabrizio Ferracane [Anteprima]

Zustìssia di Francesco Piras (Credits Piper Film - Palomar)
Zustìssia di Francesco Piras (Credits Piper Film – Palomar)

È il 1991. Beniamino Zuncheddu ha ventisette anni, è un pastore e la sua vita gira attorno a famiglia e bestiame (solo pecore e capre, è importante sottolinearlo).

Arrestato con l’accusa di aver ucciso a sangue freddo tre persone e averne sbadatamente lasciata in vita una in grado di testimoniare la sua colpevolezza, fin da subito si professa innocente, ma è inutile: viene condannato all’ergastolo.

Dopo un breve salto nel 1991, utile per contestualizzare, la sceneggiatura di Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili ci porta nel 2016. Augusta Zuncheddu (Laura Mura) non ha mai smesso di cercare, per il fratello, giustizia e libertà, ma finora tutti i suoi tentativi sono stati vani. Entra così in scena Mario Trogu (Michele Riondino), avvocato che nonostante i tentennamenti iniziali accetta di rappresentare pro bono Beniamino (Fabrizio Ferracane).

Con il supporto della moglie e collega Elisa Osanna (Paola Giannini) e dell’amico criminologo Simone Montaldo (Jacopo Cullin), Trogu torna ad analizzare prove, testimonianze (quella chiave di Franco Sau che sembra sempre più debole) e contesti. Si rende conto, sempre con maggiore certezza, che Beniamino è davvero innocente come dice ed è stato ridotto a capro espiatorio, parte di qualcosa di più grande di lui. Ma perché Beniamino possa tornare libero non è solo Trogu a dover credere sia innocente: è necessario individuare nuovi elementi, ottenere la revisione del processo.

Tratto dal libro “Io sono innocente” di Mauro Trogu e Beniamino Zuncheddu, pubblicato nel 2024 da DeAgostini, Zustìssia è il debutto alla regia di Francesco Piras ed è un film che riesce, al tempo stesso, a togliere e dare speranza.

Togliere, perché a Beniamino Zuncheddu sono stati sottratti trentatré anni di vita, che nessuno potrà mai restituirgli; perché una giustizia che si rivela prima superficiale e poi corrotta, incapace di resistere agli inganni, suscita paura e mina profondamente la fiducia nelle istituzioni.

Dare, perché non è solo la famiglia Zuncheddu, con l’ostinata Augusta, a lottare per ottenere verità e giustizia: è un intero sistema che comprende gli avvocati e i procuratori generali. Chi, come Irene Testa (Geppi Cucciari), Garante dei diritti dei detenuti della Regione Sardegna, ha lo scopo di evitare che il pubblico e la giustizia scelgano la strada più facile, ossia ignorare e, con il tempo, dimenticare i torti subiti dagli altri. C’è, infine, la comunità che, con le lenzuola appese alle finestre, aspetta il ritorno di uno dei suoi, lontano ormai da troppo tempo.

Nel complesso, nonostante qualche leggerezza, Zustìssia è un buon film con un cast valido e un’ottima fotografia, in grado di alternarsi tra le viste sconfinate della Sardegna pastorale e quelle strette, soffocanti, di quella che per trentatré anni è stata la realtà quotidiana di Beniamino. Il senso di sconforto, di nostalgia, di sollievo diventano, di scena in scena, anche nostri.

Sintesi

Zustìssia racconta la battaglia per liberare Beniamino Zuncheddu, ingiustamente condannato all’ergastolo, riflettendo sulle falle della giustizia e sulla speranza alimentata dalla ricerca della verità.

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