Amori & Incantesimi 2 recensione film di Susanne Bier con Sandra Bullock, Nicole Kidman e Joey King

di Elena Rossi
Le indagini di mercato raccontano che ogni anno i festeggiamenti di Halloween iniziano sempre prima. Non sorprende quindi ritrovare al cinema prima ancora che inizi l’autunno Amori & Incantesimi 2, seguito di uno dei cult immancabili nelle maratone in vista del 31 ottobre.
La storia riparte con Sally (Sandra Bullock) alle prese con due figlie ormai prossime all’età adulta, mentre Gillian (Nicole Kidman) ha trovato una maggiore stabilità, scegliendo comunque di vivere da sola e di non legarsi a nessuno.
Nel 1998 avevamo lasciato le sorelle Owens alle prese con la famigerata maledizione sentimentale tramandata da generazioni: qualsiasi uomo si fosse innamorato di loro sarebbe morto. Sally, nel tentativo di proteggere le proprie figlie, ha cercato di fare quello che aveva già fatto con sé stessa: rimuovere la magia, cancellandola dai ricordi e interrompendone la trasmissione. Anni dopo, però, la maledizione continua a influenzare le loro vite.
Troviamo una prima differenza rispetto al primo film nel fatto che il tema del potere non viene abbandonato, cambia il perimetro. All’epoca la maledizione rappresentava la punizione del desiderio femminile e la magia lo strumento delle donne che smettono di combattere tra loro e rivolgono collettivamente la propria ribellione contro un nemico comune. Qui il conflitto avviene invece all’interno della famiglia. La magia rimane cura, sacrificio e possibilità di liberazione, ma diventa soprattutto eredità: qualcosa che viene trasmesso, rimosso, riscoperto e infine compreso.
È una storia sulle proprie radici e sul tentativo di reciderle. Sally cerca di impedire che ciò che ha segnato la propria famiglia raggiunga le figlie, ma è proprio questo tentativo a riportare in superficie il passato.
La sorellanza, come nel primo film, rimane centrale. Questa volta è però una sorellanza genealogica: tre coppie di sorelle, legate dalla stessa maledizione, costruiscono una rete femminile che attraversa generazioni. Il potere collettivo cambia direzione, passando dalla visione orizzontale della comunità a quella verticale della discendenza di una famiglia matriarcale.

I pochi personaggi maschili incarnano tre diverse risposte al rapporto con il femminile: alcuni rifiutano i canoni più tradizionali della mascolinità, altri attraversano la perdita fino a raggiungere la redenzione, mentre altri ancora, incapaci di accettare ciò che le donne hanno sottratto loro, trasformano il rimpianto in possesso e violenza.
Il cambiamento è anche visivo. Ritroviamo il mondo delle Owens più freddo rispetto a quello del 1998: i colori si fanno più scuri e desaturati, le atmosfere si avvicinano a un’estetica Dark Academia e si perde parte di quella dimensione calda, domestica e quasi avvolgente che aveva reso iconica soprattutto la casa delle sorelle.
La regia di Susanne Bier accompagna bene il continuo cambio di genere. Il montaggio mantiene generalmente un ritmo morbido, ma cambia registro insieme all’atmosfera: nei momenti più horror, la camera a mano insegue o spia i personaggi, mentre il grandangolo amplifica il loro straniamento emotivo. Un linguaggio che permette al film di muoversi tra commedia, romance, horror e fantasy con maggiore naturalezza rispetto al primo capitolo, pur mantenendone i codici visivi.
Qualche ingenuità nella costruzione della storia rimane, così come alcuni passaggi un po’ didascalici. Il film ricorre spesso a citazioni e richiami al primo capitolo, che in alcuni momenti sembrano più fan service che necessità narrative (ma di alcuni non ci lamentiamo).
È interessante il modo in cui Amori & Incantesimi 2 guarda alla propria eredità, anche quella del film stesso. Se nel primo film la magia doveva trovare uno spazio in cui poter esistere, oggi la strega è diventata una figura perfettamente riconoscibile, quasi familiare.
E così, mentre Halloween arriva sempre prima, anche la strega sembra aver finalmente smesso di aver bisogno di nascondersi.


