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Bunker recensione film di Florian Zeller con Penélope Cruz e Javier Bardem [Venezia 83]

Bunker recensione film di Florian Zeller con Penélope Cruz e Javier Bardem

Apocalisse, guerra civile o rivoluzione: nel recente passato è diventato ben più semplice imbattersi in film o serie tv che contenessero una o più di queste tematiche, in particolare all’interno dei festival, dove solitamente le selezioni pullulano di opere impegnate a riflettere sul presente.

E in questo momento, ragionando sull’attualità, appare a dir poco ostico evitare di considerare degli equilibri geopolitici piuttosto precari, un assetto economico-occupazionale che definire problematico sarebbe piuttosto comico e un’evidente e crescente messa in discussione di un sistema politico anche laddove fino ad una manciata di anni fa potevamo illuderci di essere parte di democrazie liberali finalmente impermeabili a iniquità, disparità di genere, ingiustizia e abuso di potere

Zeller riflette sul mondo di oggi parlando al grande pubblico

Per restituirci sinteticamente la propria visione di tutto ciò Florian Zeller decide di raccontarcelo dal punto di vista di una famiglia alto-borghese spagnola trasferitosi a Londra per assecondare l’ambizione del personaggio interpretato da Javier Bardem. Un uomo ben più padre padrone di quanto lui stesso e la sua colta e brillante moglie vogliano ammettere

Leggendo i temi in gioco si potrebbe immaginare una serie di trame intricate, ma, al contrario, il soggetto è ben più elementare di quanto si potrebbe pensare: un magnate della tecnologia propone ad un architetto benestante di costruirgli un bunker… punto.

È da qui che si dipanerà una vicenda fatta di parallelismi e metafore che alcuni potrebbero considerare fastidiosamente accessibili e didascalici, ma che per quanto ci riguarda svolgono un ruolo fondamentale nella definizione di una tesi chiara e leggibile, che tuttavia, pur nel rivolgersi al grande pubblico, non rinuncia ad una rappresentazione tutt’altro che superficiale.

Certo si potrebbe contestare un finale tendente all’eccessiva semplificazione, ma è probabile che questa, come quella relativa alla reiterazione didascalica dei temi, sia una contestazione da salotto della cinefilia, di cui Venezia è indubbiamente uno dei lidi più floridi.

Difatti, sottratto da un contesto come quello della kermesse veneziana – composto spesso da spettatori ammaliati più da ciò che non comprendono rispetto a ciò che risulta efficace e diretto – è probabile che non solo salterebbero meno all’occhio le sopracitate semplificazioni, ma addirittura che queste possano divenire delle preziose soluzioni, utili a rendere tematiche complesse più potabili a chi è meno avvezzo ai prodotti d’autore.

Sintesi

Florian Zeller racconta le inquietudini del presente attraverso una famiglia borghese, scegliendo metafore accessibili senza rinunciare alla complessità della rappresentazione.

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