Look Back recensione film di Hirokazu Koreeda con Natsuki Deguchi, Aju Makita, Furi Nanase, Rokka Okada [Venezia 83]

Chi pensa che il cinema serva semplicemente a spegnere il cervello per un paio d’ore e rilassarsi nel buio di una sala o, ancor peggio ad avere qualcosa da fare la domenica sera, ha indubbiamente sottovalutato le potenzialità di una forma d’arte che è riuscita a ereditare e reinventare altre forme d’arte, sintonizzandosi con una contemporaneità che chiamava a gran voce un medium apparentemente più accessibile nella sua fruizione, ma non per questo meno impegnativo dei suoi predecessori.
Allo stesso tempo, risulta altrettanto fuori fuoco quell’approccio tipicamente cinefilo per cui un film debba necessariamente far fumare il cervello per dirci qualcosa, quasi a voler scongiurare l’impressione di aver perso tempo di fronte a qualcosa che non risulti enigmatico a tutti i costi o impegnato a ragionare cripticamente, attraverso codici linguistici volutamente complessi.
Ci sono indubbiamente dei grandi film su cui è necessario riflettere, speculare e scavare in profondità, ma a volte la grandezza di un autore e di un regista risiede nella capacità di averci portato all’interno di un testo tridimensionale, stratificato e ostico, senza averci fatto pesare cotanta ricchezza tematica.
Il potere della profonda semplicità
Look Back non vi farà uscire dalla sala fieri, con la sensazione di aver capito qualcosa che la maggioranza non ha compreso, non vi farà uscire tronfi per l’esclusiva comprensione di un’opera elitaria, né vi offrirà spunti geo- o socio-politici per la vostra prossima conversazione davanti a uno spritz, nulla di tutto ciò.
Il film entra dentro senza sforzo, senza particolari ghirigori formali o contenutistici. Come l’abbraccio di un caro amico. Come lo sguardo comprensivo di un genitore o quel senso di dolce nostalgia che sopraggiunge al ricordo di un parente scomparso.
Niente di tutto ciò è costruito, difficile o ostico. Può essere complesso, profondo e stratificato, ma penetra come qualcosa di spontaneo e sorprendentemente semplice. Qualcosa di grezzo e raffinato allo stesso tempo. Banalmente: un capolavoro.
L’ultima fatica di Hirokazu Koreeda racconta il rapporto che si instaura tra amicizia, amore e arte, confezionando il tutto con una tale delicatezza che si potrebbe quasi avere la sensazione che il film voglia farti piangere a tutti i costi.
Le intenzioni di Koreeda sono a noi precluse, ma una cosa è certa: solitamente i film che spingono forzatamente alla lacrima… non commuovono. E ci sembra difficile che si possa rimanere impassibili di fronte a Look Back. Ecco il nostro personale Leone d’oro.

