Mutiny

Mutiny recensione film di Jean-François Richet con Jason Statham [Anteprima]

Mutiny recensione film di Jean-François Richet con Jason Statham, Annabelle Wallis, Roland Møller e Adrian Lester 

di Gabriele Neri

Mutiny di Jean-François Richet (Credits: Lionsgate)
Mutiny di Jean-François Richet (Credits: Lionsgate)

Dopo la tensione ad altissima quota in The Plane (2023), Jean-François Richet firma con Mutiny una nuova opera d’azione rigorosa e muscolare. Se in quell’occasione il regista francese aveva orchestrato la tensione tra un atterraggio di fortuna e la giungla, qui decide di spostare le coordinate verso un isolamento ancora più radicale: la superficie oceanica diventa una vera e propria terra di nessuno, un campo vuoto in cui le normali regole civili vengono sospese per lasciare spazio alla legge del più forte.

Al centro di questa desolazione si erge una nave che assume i contorni di una prigione labirintica, un dedalo di container e corridoi claustrofobici che disorienta lo spettatore tanto quanto i personaggi. Rispetto alla spazialità più aperta e frammentata del suo film precedente, è proprio all’interno di questa struttura chiusa che Richet dimostra una notevole evoluzione nella sua lucidità tecnica.

La narrazione visiva è dettata dalle dinamiche e dalle geometrie dei raccordi di sguardo prima ancora che dai dialoghi: il sapiente uso del montaggio e la costruzione della tensione attraverso silenzi e incroci visivi diventano il vero motore dell’azione, anticipando abilmente la violenza fisica.
Ad abitare questo scenario ostile troviamo un Jason Statham in forma smagliante, che si conferma l’incarnazione definitiva e imperturbabile dell’action contemporaneo, prestando il volto a una figura granitica e all’apparenza immortale. Il suo personaggio declina con efficacia l’outlaw hero vendicativo di matrice quasi western, un giustiziere solitario mosso da un proprio codice morale.

Quando la tensione accumulata finalmente esplode, il film regala sequenze di combattimento dalla fisicità dirompente, esaltate da coreografie marziali strutturate che sfruttano appieno e in modo intelligente gli spazi angusti del set navale.

Sebbene dal punto di vista dell’impianto action il film risulti godibile e inattaccabile, la scrittura mostra purtroppo il fianco nella costruzione dei personaggi di contorno. Ne fa le spese soprattutto la coprotagonista, Annabelle Williams, il cui arco narrativo soffre di una marcata superficialità. La mancanza di un reale scavo psicologico la relega a una funzione puramente strumentale di sidekick, privando il racconto di un potenziale – e necessario – controcanto emotivo alla spietata furia vendicativa del protagonista.

Nonostante questa bidimensionalità nei ruoli narrativi, Mutiny riesce a ritagliarsi uno spazio per una chiara riflessione tematica, ribadendo con forza il concetto di responsabilità e rivalsa individuale.
La pellicola si sforza di scardinare il dogma della colpa ereditaria, dando vita a un eroe macchiato che tuttavia non cerca redenzione, ma soltanto un modo per convivere con il proprio passato. In questo modo, il racconto lascia spazio a una retorica che suggerisce un’assoluzione delle azioni del passato e dei suoi esecutori.

A fare da formidabile collante alle anime del film – quella cinetica e quella morale – interviene un’interessante colonna sonora, incisiva e trascinante, che detta il ritmo della suspense assecondando le repentine esplosioni di brutalità.

Mutiny si conferma così un action thriller solido che fa esattamente ciò che promette: un’opera di puro intrattenimento adrenalinico che sintetizza il percorso di Richet, sempre più a suo agio nel dirigere l’azione pura, sostenuto dal carisma inossidabile del suo protagonista, icona oramai indiscutibile del cinema d’azione contemporaneo.

Sintesi

Mutiny è un action thriller solido e adrenalinico che conferma il talento di Richet e il carisma indiscusso di Jason Statham

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