The Life and Deaths of Wilson Shedd recensione film di Tim Blake Nelson con Amanda Seyfried e Scoot McNairy
The Life and Deaths of Wilson Shedd è l’ultimo film scritto e diretto da Tim Blake Nelson, regista noto ai più per la sua carriera d’attore. Il film è stato presentato nella sezione Progressive dell’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, dove ha vinto il gran premio della giuria.
Il film racconta la storia di Karen (interpretata da una bravissima Amanda Seyfried), un’umanista che inizia a insegnare scrittura in un carcere di massima sicurezza in Oklahoma. Tra una poesia di Dickinson e un racconto di Hemingway, Karen inizierà a sviluppare un’intesa particolare con un detenuto: Wilson Sheed. Pluricondannato e noto assassino, ora sembra essersi pentito e troverà negli insegnamenti di Karen una nuova vita. Il sentimento è reciproco, visto che nella dolcezza del detenuto, la protagonista vede un rifugio dai soprusi e dalle violenze di suo marito. Come si svilupperà il rapporto tra i due?
La maturità dell’opera è evidente già dallo sviluppo narrativo che Nelson decide di adottare. Nel film si intrecciano vari episodi della vita dei protagonisti, spesso privi di una precisa coerenza temporale. Tra salti in avanti e indietro rispetto al presente della storia, lo spettatore si troverà confuso di fronte a una costruzione in cui inizialmente sfugge il senso.
Bisognerà arrivare al travolgente finale per trovare un significato in quest’intricata struttura narrativa. Tutti i nodi vengono al pettine e lo spettatore, impietrito di fronte alla crudeltà delle ultime scene, dovrà fare un passo indietro rispetto ai giudizi affrettati che, inevitabilmente, aveva espresso durante la visione del film.
Nelson, infatti, decide di abbracciare questa struttura per impedire al pubblico di provare empatia nei confronti dei personaggi. Solo in questo modo possiamo vederli nella loro interezza. Un ritratto da cui escono degli uomini buoni ma soffocati da un male endemico, da una violenza che sopprime qualsiasi aspirazione virtuosa.
Il male non si può ricondurre ai soli assassini, ma ha una sfera d’influenza molto più ampia. Non esistono buoni e cattivi in un film che denuncia gli assassini e, contemporaneamente, il sistema politico che esercita la pena di morte, ponendosi sullo stesso piano di chi vorrebbe condannare. Il culmine di ciò avviene in un finale di cui sarà difficile dimenticarsi.
La spirale di violenza da cui vengono travolti i personaggi, così come la grande cura dei luoghi e delle atmosfere di un’inquietante provincia americana, ricordano alcuni elementi della filmografia dei fratelli Coen. Un cinema di cui Tim Blake Nelson è stato uno dei volti più iconici (Fratello, dove sei? e La ballata di Buster Scruggs) e di cui ora, come regista, sembra averne ereditato la costruzione drammaturgica.
The Life and Deaths of Wilson Shedd è un film ancora lontano dalla perfezione formale dei grandi capolavori del cinema dei Coen. Nelson è ancora acerbo e, in alcuni passaggi, il tono del film rischia di risultare ridondante.
Rimane un’opera drammaturgicamente spiazzante, capace di scuotere le nostre coscienze. Tim Blake Nelson, dopo essersi dimostrato uno degli attori più interessanti degli anni Duemila, si sta affermando come un regista di grande talento.

