Claude Lelouche alla 43ª edizione del Torino Film Festival [43TFF]

Premio Stella della Mole a Claude Lelouch e proiezione di “Un uomo, una donna” al 43° Torino Film Festival.

Claude Lelouche, il regista francese tra i protagonisti del festival diretto da Giulio Base [43TFF]

Claude Lelouche alla 43ª edizione del Torino Film Festival (Credits: Les Films 13)
Claude Lelouche alla 43ª edizione del Torino Film Festival (Credits: Les Films 13)

Ha ormai superato gli ottant’anni ma la verve e l’entusiasmo per questo lavoro non sono mai venuti meno anche se Claude Lelouche ammette che il prossimo film, il numero 52 per essere precisi, sarà l’ultimo.

Durante la serata d’inaugurazione al Teatro Regio di Torino, l’artista francese ha ricevuto la stella della mole e il giorno seguente ha incontrato i giornalisti prima di presentare al pubblico piemontese uno dei suoi lavori più celebri: Un uomo, una donna. Il film ebbe un successo inaspettato: nonostante i pochi soldi e una troupe ridotta all’osso, la fantasia fece il miracolo. Quando le finanze scarseggiano, l’immaginazione viene sollecitata.

Durante la conferenza stampa ha toccato moltissimi temi, ma il filo rosso che collega tutto è la passione per la settima arte — anzi, la prima, secondo lui, perché raccoglie tutte le altre. La musica, per esempio, è importantissima: la condivide sempre con gli attori, perché senza di loro non sarebbe nulla. E, senza togliere nulla a nessuno, confessa che preferisce i “cretini”, che a suo dire sono più interessanti da filmare.

La chiacchierata, seppur non eccessivamente lunga, è proseguita con alcune riflessioni più personali. Ha ammesso di aver lottato con estremi ed eccessi, trovando poi nella via di mezzo la vera virtù. Ha sempre cercato di fare un cinema positivo, anche se questo alla critica spesso non piace, poiché tende a prediligere il negativo: le catastrofi, purtroppo, attirano più attenzione. Secondo lui, tutto si può raccontare, a patto di trovare il modo giusto per farlo. La vita non è sempre facile, ma “o si guadagna o si impara”, e lui, avendo conosciuto la guerra, si considera in un certo senso “fortunato”, perché ora vede tutto più dolce. E, per dirla con le sue parole: “Questo non è un mestiere, ma una distrazione. Da 70 anni sono in vacanza!”.

Una lezione a 360 gradi che si conclude con una data: 1895. L’anno in cui è stato inventato il cinema è iniziata la memoria del mondo e da quel momento abbiamo iniziato a mentire un po’ di meno.

L’IA forse cambierà la storia del cinema ma Claude Lelouche ha accompagnato il cinema per metà della sua vita.

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