L’incontro con Paul Newman, il rapporto con l’Italia e la vita stravolta dopo l’infarto: Banderas si racconta a tutto tondo [43TFF]

Il primo weekend del Torino Film Festival ha portato in città molte star, ma tra le più attese c’era lui: Antonio Banderas.
L’attore spagnolo è stato insignito del Premio Stella della Mole, un riconoscimento particolare in quanto Stella è il nome di sua figlia e poi a consegnarglielo è stato niente meno che Spike Lee. Successivamente si è svolta la presentazione al pubblico piemontese di Dolor y gloria, pellicola del 2019 importante per diverse ragioni: prima tra tutte la ritrovata collaborazione con Pedro Almodovar.
Con il regista, racconta, bisogna essere eccellenti: chiede molto, pretende, ma per lui è stato fondamentale e cruciale. Tornando al film, Banderas ammette che le riprese sono state speciali e diverse da qualsiasi altra esperienza: è stato come “togliersi la pelle” e non si è mai più rivisto. È arrivato su quel set dopo l’infarto che lo aveva colpito, un evento che ha cambiato tutto e lo ha riportato al teatro, il suo primo amore.
Il teatro lo definisce un santuario della verità, lo ama profondamente, non sente la fatica e oggi è concentrato su quello.
Hollywood vs Europa
Il talento di Banderas è uscito ben presto dai confini del vecchio continente, ha saputo conquistare gli States ma non soltanto. La carriera in America è partita con Intervista col vampiro la pellicola del 1994 che riuniva un cast nutrito di giovani attori destinati a diventare icone amate da più generazioni. Gli esordi, però, non sono mai tutto rose e fiori: di quel periodo Banderas ricorda soprattutto la difficoltà di parlare correttamente l’inglese. Grazie al supporto di uno speech coach è riuscito a diventare fluente, ma non mancavano ulteriori ostacoli: i denti finti da indossare, il trucco pesante e i suoi occhi sensibili… non proprio l’ideale!
Nonostante tutto, è riuscito a cavarsela e il film è oggi considerato un piccolo cult.
Il modo di fare cinema negli Stati Uniti e in Europa è sicuramente diverso: qui è più artigianale, in un certo senso meno “in serie”, e viene data grande importanza all’aspetto artistico, seppur con budget più limitati. Dall’altra parte dell’oceano, invece, il cinema è un’industria a tutti gli effetti, sostenuta da un numero potenzialmente maggiore di spettatori.
La cosa importante – e fa sempre piacere sentirlo dire – è che i grandi professionisti non si mettono mai in competizione, anzi: offrono aiuto e sostegno. Ricordando Finale a sorpresa, Banderas osserva come proprio in quel film si criticasse ciò che accade nel mondo artistico, mettendo in luce certe dinamiche di pura stupidità.
Il rapporto con l’Italia
Banderas spende parole al miele per il nostro Paese, qui non si è mai sentito uno straniero anzi, capisce le persone. Ammette di essere venuto in Italia molte volte, per esempio alla Mostra del Cinema di Venezia ha partecipato sin da giovane potendo così conoscere grandi nomi della settima arte come Sergio Leone. Racconta anche un divertente episodio a cui ha assistito: Celentano che dalla sua finestra prende a secchiate d’acqua i giornalisti ma non ha mai capito il motivo!
Prima di concludere la conferenza stampa, gli occhi dell’attore si posano su una locandina del festival e ricorda il compianto Paul Newman, la prima volta che lo vide fu a teatro. Quando stava per iniziare a cantare guardò un attimo verso il pubblico e incrociò gli occhi azzurri del divo: si paralizzò! Come dargli torto?

