Spike Lee alla 43ª edizione del Torino Film Festival

Ironico, senza filtri e alla mano: Spike Lee conquista Torino [43TFF]

Spike Lee (Credits: Charlie Varley)
Spike Lee (Credits: Charlie Varley)

Qualche settimana fa è rimbalzata in ogni angolo del web la notizia che il regista Spike Lee ha tifato apertamente per Alcaraz durante una partita di inizio estate e quindi prima di iniziare l’incontro ha chiesto espressamente di segnalare che non ha nulla contro Sinner. Anzi, lo trova fantastico, per lui prova solo amore e se lo incontrerà in qualche torneo gli farà firmare una racchetta.

Fatta questa doverosa premessa, l’artista statunitense ha risposto senza remore a ogni domanda, anche di natura diversa. Parlando del film, ha tenuto a precisare che lui non realizza dei remake, ma delle reinterpretazioni, e ritiene che, da quando ha iniziato a lavorare, Hollywood sia migliorata: c’è maggiore parità, anche se non si è ancora arrivati alla meta.

Ricollegandosi alla situazione del suo Paese, conferma di aver votato per l’attuale sindaco di New York, ma non si sbilancia oltre e svia la domanda sulle condizioni degli Stati Uniti citando il titolo di un famoso film: Un anno vissuto pericolosamente. Lee sottolinea inoltre di parlare a titolo personale e non a nome di una comunità.

Più volte durante l’incontro ha ringraziato Dio e ha affermato di sentirsi benedetto perché può fare ciò che ama. Forse non tutti lo sanno, ma è titolare di una cattedra — a tempo indeterminato — presso la più prestigiosa scuola di cinema di New York. Da giovane, quando raccontava ad amici e parenti di sognare questo mestiere, veniva considerato un pazzo, ma alla fine l’ha spuntata.

Ultimo, ma non per importanza, ha raccontato alcuni retroscena del suo recente incontro con il Papa, nato a Chicago. Gli ha regalato la maglia della squadra di basket della città, ma ora — ha scherzato — aspetta l’autografo di Leone XIV!

L’ultimo film di Spike Lee, Highest 2 Lowest, è ora disponibile su Apple Tv+.

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