The Activist

The Activist Aktyvistas recensione film di Romas Zabarauskas [TSFF37 Anteprima]

The ActivistAktyvistas recensione film di Romas Zabarauskas con Robertas Petraitis, Vaslov Goom, Teklė Baroti, Simas Kuliešius e Elvinas Juodkazis

Presentato all’ultima edizione del Tallin Black Nights e adesso incluso nella sezione Visioni Queer del 37° Trieste Film Festival, The Activist è il terzo film del regista lituano Romas Zabarauskas, già noto per il suo cortometraggio del 2011 Porno melodrama, selezionato alla Berlinale, e per i suoi tre precedenti lungometraggi We Will Riot del 2013, You Can’t Escape Lithuania del 2016 e Advokatas (The Lawyer) del 2020. The Activist rappresenta un’applicazione concreta e cinematografica dell’impegno di Zabarauskas a favore dei diritti LGBT nel suo paese.

A voler definire un genere, The Activist è un thriller drammatico dai forti risvolti politici e sociologici. Protagonista del film è Andrius, un ventenne lituano che lavora in una tipografia, guardando con diffidenza l’impegno politico del compagno Deividas. Quest’ultimo è alla guida di Rainbow Kaunas, il collettivo che sta preparando il primo Pride a Kaunas, la seconda più grande città della Lituania, nonostante le intimidazioni dei gruppi conservatori. Una sera, tornando a casa dopo un acceso confronto, Andrius rientra a casa e trova il corpo di Deividas brutalmente assassinato. Davanti al silenzio e al disinteresse delle istituzioni e delle forze dell’ordine, Andrius sceglie di non restare a guardare e intraprende da solo la ricerca della verità sulla morte di Deividas, infiltrandosi nei gruppi tradizionalisti, maschilisti o del tutto neonazisti che stavano contestando l’organizzazione del Prize a Kaunas già da prima dell’omicidio dell’attivista; ma gradualmente scoprirà che la verità è ancora più complessa e scioccante.

The Activist Aktyvistas recensione film di Romas Zabarauskas [TSFF37 Anteprima]
The Activist Aktyvistas recensione film di Romas Zabarauskas (Credits: Salna Lukas/Naratyvas)
Questa sorta di BlacKkKlansman ambientato nel mondo LGBT lituano ha una buona regia e una sceneggiatura con un’idea folgorante di partenza, una convincente caratterizzazione dei personaggi e una discreta struttura, al netto di qualche sottotrama di troppo e delle scene in cui Andrius dialoga interiormente con il fantasma di Deividas, che risultano un po’ troppo “telefonate”. La fotografia ha delle intuizioni notevoli che però si disperdono un po’ nell’aspetto visivo del film in cui si avverte a tratti una production value non elevata; probabilmente anche un po’ più di mordente in più sulla. dimensione thriller avrebbe giovato, senza intaccare d’altro canto la sua componente sociologica e politica.

Sul piano dei temi The Activist ha una sua attualità e un’indubbia capacità di parlare a platee ben al di là della Lituania in cui la storia è ambientata; e uno dei suoi maggiori punti di forza è la capacità di problematizzare e mettere in discussione lo stesso universo dell’associazionismo LGBT che organizza i Pride in giro per Il mondo. “Il mondo di oggi è complesso: le società sono divise e il nazionalismo in crescita trova alleati sempre più insospettabili, sia in Europa che nel resto del mondo, anche all’interno della comunità LGBT+”, ha dichiarato il regista Romas Zabarauskas. “È necessario parlarne. Solo comprendendo le dinamiche dell’estrema destra moderna possiamo combatterla. Solo riconoscendo le lacune dei nostri leader liberali possiamo costruire una visione efficace per il futuro”. Buon esempio di cinema politico contemporaneo, The Activist riesce a portare avanti una narrazione mai retorica e a tratteggiare un interessante affresco sociale sulla Lituania contemporanea nelle sue spinte più antitetiche, tra attivismo LGBT e sciovinismo tradizionalista.

Sintesi

Buon esempio di cinema politico contemporaneo, The Activist riesce a portare avanti una narrazione mai retorica e a tratteggiare un interessante affresco sociale sulla odierna Lituania nelle sue spinte più antitetiche, tra attivismo LGBT e sciovinismo tradizionalista.

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