Zootropolis 2

Zootropolis 2 recensione film di Byron Howard e Jared Bush [ANTEPRIMA]

Zootropolis 2 recensione film di Byron Howard e Jared Bush con le voci italiane di Michela Giraud, Max Angioni e Alessandro Del Piero

Zootropolis 2 (Credits Walt Disney Animation Studios)
Zootropolis 2 (Credits Walt Disney Animation Studios)

Se ci chiedessero di trovare alcuni denominatori comuni tra i film d’animazione più riusciti dell’animazione contemporanea potremmo senza dubbio affrontare il tema relativo alla gestione dei “villain”. In tal senso potrebbe apparire logico pensare che ad una storia efficace e coinvolgente occorra un cattivo con la “c” maiuscola, che incanali l’avversione del pubblico per attivare il più classico dei meccanismo di immedesimazione nei panni del protagonista.

Spesso, tuttavia, le migliori opere delle ultime tre decadi hanno dimostrato come, in netta contrapposizione con la sopracitata teoria, sia possibile, se non addirittura auspicabile, costruire psicologie complesse anche per quanto concerne i cosiddetti “cattivi”, indirizzando quella tanto agognata dinamica di immedesimazione nei loro confronti. In alcuni casi si è persino optato per una sostanziale assenza di un vero e proprio antagonista.

Ciononostante queste soluzioni necessitano di una scrittura certosina, che, rinunciando ad aderire agli schemi narrativi più collaudati e apparentemente redditizi, dovrà fare leva su intuizioni brillanti.
Il cattivo che è cattivo “perché sì” è infatti un approccio piuttosto bidimensionale, che poco si addice a prodotti che vogliano divenire qualcosa in più rispetto ad un “semplice” prodotto per i più piccoli.

Zootropolis 2 (Credits Walt Disney Animation Studios)
Zootropolis 2 (Credits Walt Disney Animation Studios)

Basti pensare a Sindrome de Gli Incredibili, la cui delirante missione parte da un più che comprensibile sentimento di ingiustizia covato nei confronti di quell’élite di eroi a cui il caso ha donato l’iniqua virtù dei superpoteri. A Sid Phillips di Toy Story, ovvero un bambino solitario ignaro del fatto che i giocattoli siano effettivamente coscienti delle torture subite; o a Lotso di Toy Story 3, reso cinico e spietato dalla propria sostituzione in seguito ad uno smarrimento.

Ad Anton Ego di Rataoutille, protagonista di una geniale redenzione professionale ed esistenziale; o a Tai Lung di Kung Fu Panda, convinto dal proprio maestro fin dalla più tenera età di essere il guerriero dragone, per poi ritrovarsi rifiutato e temuto. Fino ad arrivare ai “villain inesistenti”, come quello presente in Wall-E, dove l’antagonista è rappresentato da un’intelligenza artificiale che segue semplicemente alla lettera le indicazioni della direttiva segreta A113 (“Non tornare sulla terra”) o in Inside Out, dove non vi è letteralmente nessun cattivo.

Più che un sequel… una copia riuscita male

Dopo questa generosa premessa arriviamo dunque al tema del giorno, ovvero il secondo capitolo di Zootropolis. Se il lungometraggio uscito oramai quasi un decennio fa tentava piuttosto efficacemente di seguire la tendenza della lista appena fatta – ricordiamo che il villain era rappresentato da una pecora stanca di pagare il dazio sociale di essere una preda- ci rincresce evidenziare come Zootropolis 2 sia più vicino a quel desolante bidimensionalismo narrativo tipico delle storie per giovanissimi.

È vero… qualcuno potrebbe obiettare con convinzione che, al contrario di quanto appena detto, anche questo capitolo affronti con una certa orizzontalità alcune delicate questioni socio-politiche, ma vi è anche da evidenziare come le soluzioni adottate siano spesso riciclate dal primo capitolo e, in ogni caso, gli antagonisti dell’intreccio risultino ben meno stratificati rispetto al passato.

A impoverire ulteriormente il risultato finale ecco una messa in scena alle volte fastidiosamente posticcia, aggravata da un’inflazione di gag fisiche (anche queste segno di un mal riposta attenzione rivolta al pubblico meno avanti con l’età) e degli sviluppi delle dinamiche narrative a dir poco frettolosi (basti pensare, per chi ha visto o vedrà il film, all’improbabile parabola del sindaco della città).

Zootropolis 2 (Credits Walt Disney Animation Studios)
Zootropolis 2 (Credits Walt Disney Animation Studios)

Insomma, l’ultima fatica della casa di Topolino si candida con particolare credibilità a divenire una certosina guida su come non concepire e confezionare il sequel di un prodotto particolarmente apprezzato, ricalcandone stancamente le dinamiche e inquinandole con una sequela di banalità e stucchevoli occhiolini ai più squallidi espedienti riservati ai giovanissimi.

In tal senso appare quasi paradossale osservare come proprio la Disney, un’azienda capace nel corso delle decadi di partorire e produrre alcuni dei titoli più trasversali della storia del cinema, faccia ancora fatica a comprendere come i film che più di tutti rimangono impressi nella memoria emotiva di un bambino siano quelli che offrono molteplici chiavi di lettura per molteplici età e non quelli da guardare come mera distrazione in compagnia di un padre o una madre che lottano con scarsi risultati di tenere alte le palpebre dentro una sala buia e, ahinoi, sempre più vuota.

Sintesi

L’ultima fatica della casa di Topolino si candida con particolare credibilità a divenire una certosina guida su come non concepire e confezionare il sequel di un prodotto particolarmente apprezzato, ricalcandone stancamente le dinamiche e inquinandole con una sequela di banalità e stucchevoli occhiolini ai più squallidi espedienti riservati ai giovanissimi.

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