Quentin Tarantino Il graphic novel recensione di Christina Dumalasova Katerina Horakova e Michael Purmensky [Degenere]

Quentin Tarantino: la recensione della graphic novel di Christina Dumalasova, Katerina Horakova e Michael Purmensky pubblicata da Gremese nel nuovo articolo della rubrica Degenere

La pubblicazione italiana di Quentin Tarantino. The Graphic Novel da parte di Gremese si inscrive in quell’area dell’editoria contemporanea sempre più praticata in cui il fumetto assume la funzione di dispositivo critico e narrativo per il racconto del cinema. Non più semplice corredo illustrativo o supporto para-testuale, la graphic novel si configura qui come forma espressiva autonoma, capace di interpretare l’opera cinematografica attraverso un linguaggio che ne rielabora temi, immaginari e mitologie. Il volume di Christina Dumalasova e Katerina Horakova, illustrato da Michael Purmensky e originariamente pubblicato in lingua inglese da Gemini Books di Londra, propone una ricostruzione della vicenda umana e artistica di Quentin Tarantino con un taglio divulgativo ma non ingenuo, intrecciando formazione personale, traiettoria professionale e progressiva edificazione di un universo autoriale riconoscibile, senza la pretesa di esaurirne la complessità.

In Quentin Tarantino: The Graphic Novel, il fumetto si rivela un mezzo particolarmente congruo per raccontare Tarantino, condividendo con il suo cinema una relazione ludica e stratificata con la citazione, il riuso e la ricombinazione delle immagini. Non è casuale che uno dei passaggi più esplicitamente teorici della sua filmografia sia il celebre dialogo su Superman in Kill Bill Vol. 2, in cui il lessico dei comics diventa chiave interpretativa per riflettere su identità, maschera e costruzione del personaggio. La graphic novel si inserisce dunque in una continuità linguistica con l’oggetto del proprio racconto, adottandone implicitamente le stesse logiche intertestuali.

La narrazione procede in maniera ordinata, alternando episodi biografici, momenti legati alla lavorazione dei film e cenni alla ricezione critica, mantenendo un equilibrio misurato tra informazione e racconto. Non manca un certo sperimentalismo strutturale, con la situazione ricorrente di una “riunione” nella psiche di Tarantino dei personaggi immaginati da Tarantino che si accresce di film in film. L’operazione non ambisce a decostruire il mito dell’autore né a problematizzarne in modo radicale la figura, ma piuttosto a restituirne un profilo coerente con l’immagine pubblica che Tarantino ha sapientemente costruito nel tempo. Tale scelta favorisce l’accessibilità del volume a un pubblico non specialistico, lasciando tuttavia sullo sfondo alcune questioni più complesse legate all’autorialità contemporanea e al rapporto tra cinema, cultura pop e industria culturale.

Quentin Tarantino
Quentin Tarantino (Credits: Gage Skidmore)
I migliori personaggi femminili di Quentin Tarantino
I migliori personaggi femminili di Quentin Tarantino

Probabilmente un appassionato del cinema tarantiniano non trova in Quentin Tarantino: The Graphic Novel particolari rivelazioni in materia artistica o biografica, ma non mancano gli aneddoti interessanti per lo spettatore medio, a partire dalla scelta del nome del futuro regista, nato nel 1962. Quentin Tarantino deve infatti il suo nome al personaggio televisivo di Quint Asper, interpretato da Burt Reynolds nella popolare serie western Gunsmoke, andata avanti per ben venti stagioni dal 1955 al 1975: “guardare Gunsmoke alla tv era il modo preferito di Connie di sfuggire alla realtà non proprio allegra di una gravidanza da ragazza madre”. Il rapporto con la giovane madre single Connie è in effetti una delle tematiche centrali nella prima parte della graphic novel: un rapporto ambivalente, come testimoniato tanto dallo shock che provò il Quentin bambino alla scena della morte della madre del title character del cartone animato Bambi, sia dal curioso regalo di una sceneggiatura infantile in cui la madre moriva per la festa della mamma del 1972. L’adolescenza di Tarantino non mutò molto i rapporti tra i due, ma estremizzò la passione del ragazzo per il cinema: “Connie stava lentamente facendo carriera. Quentin va al cinema. Connie passa il tempo libero girando per il mondo. Quentin va al cinema. Connie esce con il fidanzato di turno. Quentin va al cinema con il fidanzato di turno di Connie”. Il prosieguo della graphic novel è canonico e ripercorre dai primi anni novanta la leggenda di Tarantino: la gavetta come maschera in un cinema porto, assistente di produzione per Dolph Lundgren e commesso in un videonoleggio; la breve esperienza in carcere per eccesso di multe non pagate – “quegli otto giorni gli insegnano più cose sulla vita di qualsiasi cosa avesse mai provato. I tizi lì dentro? Terrificanti da avere attorno. Ma come fonte di ispirazione? Impagabili”, commentano le didascalie del fumetto, aggiungendo anche che “è interessante notare che il dipartimento di polizia di Los Angeles non ha alcuna traccia dell’arresto di Quentin”; l’avventurosa produzione de Le Iene (Reservoir Dogs), il coinvolgimento di Harvey Keitel e l’inaspettato successo della pellicola; l’exploit di Pulp Fiction, Palma d’Oro a Cannes, Oscar per la miglior sceneggiatura originale a Quentin Tarantino e Roger Avary, campione di incassi e di polemiche; la realizzazione dei successivi Jackie Brown e Kill Bill, quest’ultimo in due volumi; il relativo flop di Grindhouse, e il ritorno in grande spolvero con Bastardi senza gloria e Django Unchained, quest’ultimo nuovamente premiato con l’Oscar alla sceneggiatura; le due più recenti fatiche The Hateful Eight – “ho deciso di fare un film pieno di cattivi, solo di cattivi, di metterli insieme in una stanza accogliente mentre fuori infuria una bufera, di dargli delle pistole e vedere cosa succede” – e C’era una volta a Hollywood, con Leonardo DiCaprio, Margot Robbie e Brad Pitt premiato con l’Oscar per la sua interpretazione; e, in attesa del suo decimo e forse ultimo film, il matrimonio con la cantante e modella israeliana Daniella Pick e la nascita dei suoi due figli.

C’era una volta a… Hollywood
C’era una volta a… Hollywood di Quentin Tarantino con Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Al Pacino e Kurt Russell

Inserito in un quadro più ampio, Quentin Tarantino. The Graphic Novel dialoga con una tradizione ormai consolidata di biografie di cineasti raccontate attraverso il fumetto. Il riferimento più immediato resta Le guerre di Lucas, capace di trasformare la genesi di Star Wars in una riflessione narrativa sulle tensioni tra visione creativa e sistema produttivo; ma si possono ricordare anche Hitchcock di Noël Simsolo e Dominique Delouche, Pasolini di Davide Toffolo, The Giant: Orson Welles, The Artist and the Shadow di Youssef Daoudi, così come le numerose collaborazioni tra Federico Fellini e Milo Manara, esempi emblematici di un dialogo fecondo tra cinema e fumetto.

Il caso di Tarantino assume inoltre una valenza ulteriore se si considera il suo rapporto diretto con il medium, testimoniato dall’esperienza di Django/Zorro (2015), crossover a fumetti pubblicato da DC Entertainment e Dynamite Entertainment, in cui il regista ha partecipato come autore della storia, estendendo il proprio universo narrativo oltre i confini del cinema. Questo precedente rafforza l’idea che la biografia a fumetti non funzioni come semplice omaggio, ma come forma coerente con la logica transmediale che attraversa l’intera opera tarantiniana.

Nel complesso, Quentin Tarantino. The Graphic Novel si presenta come un ritratto equilibrato e leggibile, che utilizza il linguaggio del fumetto per raccontare un autore la cui poetica nasce da un dialogo incessante tra immagini, generi e media differenti. Privo di ambizioni teoriche marcate, il volume è comunque efficace nel suggerire che comprendere Tarantino significa osservare il reticolo di riferimenti – dal cinema ai fumetti – che ha contribuito a modellarne lo sguardo e le modalità di racconto, e racconta in maniera scorrevole e avvincente il percorso biografico e registico di uno dei più importanti cineasti del nostro tempo.

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