Lo zombie e la rimozione. Intervista ad Andrea Mastrovito regista di I Am Not Legend [degenere]

Lo zombie e la rimozione. Intervista ad Andrea Mastrovito, regista di I Am Not Legend, rielaborazione del cult La notte dei morti viventi di George A. Romero

Andrea Mastrovito (Bergamo, 1978) è un artista e regista sperimentale italiano che vive e lavora a New York. Le sue opere sono esposte nei maggiori musei nazionali e internazionali, e nel 2011 Mastrovito è stato il primo artista a cui è stata dedicata una personale al Museo del Novecento di Milano. Nel 2017 ha esordito come regista cinematografico con il lungometraggio animato NYsferatu: Symphony of a Century, basato sullo storico Nosferatu di Murnau, proiettato in diverse realtà museali, fondazioni e festival in tutto il mondo. La seconda esperienza come regista l’ha visto coinvolto nella realizzazione di I Am Not Legend, con cui ha vinto l’Italian Council nel 2019, interessante rielaborazione del cult La notte dei morti viventi di George A. Romero che si interroga sul tema della rimozione visiva e storica.

I Am Not Legend recensione film di Andrea Mastrovito
I Am Not Legend di Andrea Mastrovito basato su La notte dei morti viventi di George A. Romero (Credits: Andrea Mastrovito)

Intervista ad Andrea Mastrovito, regista di I Am Not Legend

Qual è stato il tuo percorso dall’arte al cinema?

Andrea Mastrovito: Curiosamente… cominciai ad esporre nel mondo dell’arte a vent’anni proprio grazie al cinema! Assieme al mio amico regista Marco Marcassoli avevo appena realizzato un piccolo cortometraggio animato con dei pupazzetti di plastica, basato su Bram Stoker’s Dracula di Francis Ford Coppola, quando uno dei miei ex professori d’accademia mi portò in studio (che poi era un garage…). Una gallerista svizzera che vide sia i miei quadri che il cortometraggio se ne innamorò e mi chiese di esporli entrambi in una mostra, di lì a pochi mesi, sulla giovane arte italiana a Ginevra. E pensa che il cortometraggio fu la prima opera che vendetti, vent’anni fa esatti! Da lì al mio primo film NYsferatu: Symphony of a Century il passo è stato lunghissimo, quasi quindici anni.

In cosa consisteva il progetto di NYsferatu?

Andrea Mastrovito: In breve, in NYsferatu ho ridisegnato con oltre 35.000 tavole il celebre Nosferatu di Murnau, riambientandolo tra la New York e la Siria dei nostri giorni, e cambiandone lo script originale di modo che il conte Orlok diventi sia metafora dell’immigrato che scappa dall’orrore sia, al contempo, il simbolo dell’uomo contemporaneo in cerca di una libertà più intima, interiore, camusiana. In tutto ciò, i nuovi sfondi raccontano la storia del Ventunesimo secolo, coi personaggi che passano attraverso gli eventi principali del nostro tempo. Nato inizialmente come un progetto di arte pubblica a New York grazie alla produzione della no-profit More Art ed alla collaborazione di diverse associazioni di immigrati, negli anni NYsferatu è diventato un vero e proprio film capace di girare il mondo tra musei, festival e cinema

NYsferatu: Symphony of a Century
NYsferatu: Symphony of a Century (Credits: Andrea Mastrovito)
NYsferatu: Symphony of a Century
NYsferatu: Symphony of a Century (Credits: Andrea Mastrovito)
Come è nato invece il percorso che ha portato ad I Am Not Legend?

Andrea Mastrovito: Il percorso è opposto, per vari motivi. Innanzitutto I Am Not Legend  è il “sequel” di NYsferatu nel racconto distopico di una società condannata all’autodistruzione, ma lo è in maniera atipica poiché ne ribalta completamente il modus operandi: ai 35.000 disegni del primo film, si oppongono le 100.000 cancellazioni del secondo. Nacque tutto con una battuta ad un giornalista, quando mi venne chiesto: “Sei pronto a realizzare un secondo film animato?” risposi “Beh, NYsferatu è stata una fatica tale che…quasi non ne posso più di disegnare… al massimo il prossimo lo cancello!”.
E così fu.

Come spettatore, quanto eri legato alla tetralogia degli zombie di Romero?

Andrea Mastrovito: Anche per zombie e vampiri il discorso è simile: non ho mai apprezzato particolarmente la figura degli zombie, così poveri di sfaccettature e fascinazione, mentre il vampirismo è fonte di enorme interesse e passione sin da fanciullo, sin da quando lessi il Dracula di Stoker a quattordici anni.
Ma senz’altro uno dei film che più mi ha colpito negli anni fu Dawn of the Dead, una perfetta metafora della società dell’epoca e quanto mai attuale ancora oggi: in qualche maniera perfino guardando il recentissimo ed ottimo Don’t Look Up di Adam McKay ho ritrovato ancora le stesse dinamiche romeriane, soltanto allargate, dal centro commerciale all’intero globo terracqueo

Il secondo film di Andrea Mastrovito dopo NYsferatu - Symphony of a Century
Il secondo film di Andrea Mastrovito dopo NYsferatu – Symphony of a Century (Credits: Andrea Mastrovito)
Il riadattamento de La notte dei morti viventi di George A. Romero
Il riadattamento de La notte dei morti viventi di George A. Romero (Credits: Andrea Mastrovito)
Con quale tecnica hai lavorato ai fotogrammi del primo La notte dei morti viventi? Come hai lavorato invece all’aspetto sonoro della tua versione del film?

Andrea Mastrovito: Ho inizialmente rieditato il film, accorciandolo di circa mezz’ora, sia per questioni di budget che, soprattutto, per dargli una fisionomia ed un ritmo più moderni, inserendo tra l’altro un piccolo prologo di pochi minuti che collegasse I Am Not Legend a NYsferatu. A quel punto sono stati estrapolati tutti i frame (nove al secondo) e stampati in formato A4, ottenendo oltre 40.000 fogli. Tra ripensamenti, errori e rifacimenti, i frame stampati sono stati oltre 100.000. A quel punto su ogni foglio in cui era presente uno zombie io ed i miei ragazzi siamo intervenuti con della pittura acrilica bianca, letteralmente cancellando ogni morto vivente dal film di Romero. Anzi, nel finale, di cui mi sono occupato interamente io stesso, tutto il mondo, pian piano, viene coperto di pittura bianca e cancellato… Quindi si è passati alla scansione di tutti i frame ed alle fasi di montaggio/doppiaggio e alla colonna sonora.

Come hai lavorato in questa successiva fase di sonorizzazione?

Andrea Mastrovito: Doppiaggio e colonna sonora sono state le fasi più affascinanti dell’intera lavorazione: avendo sostituito tutta l’intera sceneggiatura di Romero e Russo con una serie di centinaia di citazioni da film, canzoni, romanzi famosi, ho passato settimane intere – grazie a Sample di Milano – a confrontarmi coi doppiatori per capire come ogni battuta potesse passare dalla sua fonte originale alle labbra dei personaggi di Romero. Uno spasso.

I Am Not Legend recensione film di Andrea Mastrovito
I Am Not Legend di Andrea Mastrovito basato su La notte dei morti viventi di George A. Romero (Credits: Andrea Mastrovito)
I Am Not Legend recensione film di Andrea Mastrovito
I Am Not Legend di Andrea Mastrovito basato su La notte dei morti viventi di George A. Romero (Credits: Andrea Mastrovito)
Come si è svolta la collaborazione con il compositore irlandese Matthew Nolan per le musiche del film?

Andrea Mastrovito: A dir la verità decisi di lavorare su La notte dei morti viventi dopo un pranzo nel Village a New York, in cui conobbi Matthew Nolan. Matthew, grande tifoso di calcio come me, mi raccontò di aver ri-musicato il capolavoro di Romero per delle live performance a Dublino, e la cosa mi interessò subito moltissimo. Quando ascoltai il suo lavoro mi dissi: “Sarebbe bello poter metter mano al film di Romero…c’è già questa musica bellissima…se solo il film fosse libero di pubblico dominio… ma è troppo recente…”. E, detto fatto, aperta la pagina Wikipedia di Night of the Living Dead scoprii che la casa di distribuzione aveva omesso l’avviso di copyright dalla pellicola: bingo!

Nella colonna sonora di I Am Not Legend sono presenti anche brani di Maurizio Guerini, uno dei componenti della formazione storica dei Goblin. Come è nata la collaborazione con lui?

Andrea Mastrovito: Al fantastico lavoro di Matthew Nolan che, assieme a Stephen Shannon, ha poi rimaneggiato nuovamente la sua musica affinché si adattasse perfettamente ad I Am Not Legend, si è aggiunta poi la chicca, straordinaria, della collaborazione con Maurizio Guerini – già nei Goblin – che ha realizzato i brani di apertura e chiusura del film: anche quella con Maurizio è una conoscenza nata in seguito a sonorizzazioni live di NYsferatu, in questo caso a Toronto nel 2018 all’Innis Town Hall Theatre quando, tra l’altro, durante il talk finale, mio figlio di un anno scappò e riuscì a far scattare l’allarme antincendio non solo del teatro ma di tutto il campus universitario limitrofo, rovesciando in strada migliaia di persone.

NYsferatu: Symphony of a Century
NYsferatu: Symphony of a Century (Credits: Andrea Mastrovito)
NYsferatu: Symphony of a Century
NYsferatu: Symphony of a Century (Credits: Andrea Mastrovito)
L’interdetto greco di non rappresentare il sangue sulla scena delle loro tragedie, e il concetto lacaniano di Cosa, sono due delle suggestioni più immediate che mi sono venute in mente guardando I Am Not Legend. Rendere gli zombie di Romero un buco nero dell’immagine, un vistoso punto di fuga, cancellarli attivamente dal fotogramma lasciando però una traccia di questa rimozione – come ti è nata questa idea, e di quali suggestioni visive e teoriche si è nutrita?

Andrea Mastrovito: Fondamentalmente i rimandi principali nascono dal mondo dell’arte e dalle intuizioni di artisti che, dal primo Novecento ad oggi, hanno lavorato sul concetto di cancellazione e negazione.
Cominciamo col Poema ottico (1924) di Man Ray e con l’Erased De Kooning Drawing (1953) di R. Rauschenberg: da un lato il primo esempio artistico di cancellazione-distruzione di un testo e dall’altro il gesto dissacrante di presentare come opera un foglio semi-bianco che, in realtà, è la cancellazione dell’opera di un altro artista – tra l’altro celeberrimo. Entrambi questi lavori rappresentano perfettamente il mio intervento sul film di Romero, sia a livello di sceneggiatura che a livello visivo.
E ancora, sempre a livello visivo, di grande importanza sono stati i lavori di Adrian Piper, con la serie Everything will be taken away e le sue lavagne ed i suoi visi scartavetrati e la serie Marilyn dei primi Anni Novanta del mio caro amico Stefano Arienti, dove la celebre icona del cinema cambia continuamente volto semplicemente grazie all’intervento di una gomma elettrica. Non posso poi non citare due artisti che hanno fatto della cancellazione la propria cifra stilistica: da un lato il grandissimo William Kentridge ed i suoi “disegni animati” dove la cancellazione è simbolo del passaggio del tempo e quindi della memoria (e della sua manipolazione); dall’altro forse l’ispirazione originaria, ovvero il primo film interamente cancellato, La jena più ne ha più ne vuole di Emilio Isgrò, iniziato nel 1969 e mai terminato, vedeva lo stesso Emilio Isgrò intervenire non sulla pellicola ma, prima ancora, sulle riprese stesse del cameraman, ostruendo l’obiettivo della telecamera con la sua mano di modo che, nel nero totale, solo pochi cenni d’immagine fossero visibili, di quando in quando, attraverso gli spiragli tra le dita.
Fuori dall’arte, senz’altro è stata la Storia, con la S maiuscola, ad influire sull’opera: il film nasce e si chiude con una serie di rimandi alla più terribile operazione di cancellazione (ed in seguito di Negazione) dell’umanità, ovvero l’Olocausto e la sua Memoria ma al contempo lascia che sia proprio la Storia contemporanea a riscriverlo, a ri-significarlo e ad insinuarsi sottilmente e sottotraccia dal prologo sino ai titoli di coda, trasformandolo in una metafora di una pandemia silenziosa ed invisibile, nata proprio durante la lavorazione del film e che ne ha cambiato profondamente la natura.

Anche Stephen King, nella prefazione del suo romanzo Cell, riconosceva che la figura dello zombie ha la sua origine archetipica nella Peste Nera del Trecento, ma che ha ritrovato una nuova attualità nell’epoca contemporanea, così ossessionata dai corpi e dalla loro bellezza da ricorrere alla chirurgia estetica per rimuovere i segni del tempo. Quali valori e significati ha assunto secondo te lo zombie nell’immaginario collettivo contemporaneo? E quanto dal tuo punto di vista gli zombie possono rappresentare uno spauracchio o una parodia della tendenza della società contemporanea a rimuovere ogni riferimento alla morte?

Andrea Mastrovito: Gli zombie sono le nostre cancellazioni patricide e matricide, sono gli indici incarnati della nostra dimenticanza, la dimenticanza più grave che è quella del tempo che viviamo, la mancanza di comprensione al reale, insomma, la diseducazione alla realtà, persino la sua negazione: noi NON siamo leggenda. È un argomento di cui sono intrise le mie opere, soprattutto degli ultimi anni, dalle grandi installazioni ambientali sino, naturalmente, ai miei due lungometraggi, passando per disegni, collage e via dicendo… Lo zombie è essenzialmente quell’”andrà tutto bene” che non andrà bene per un caxxo e che, nonostante ciò, continua a risorgere, ogni momento, ad ogni click, dalla sua tomba – sempre più digitale e virtuale che reale – e a convincerci di ciò che non può essere vero, giusto perché, semplicemente, più accettabile.

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