No Time to Die

No Time to Die (2021) [James Bond Non Muore Mai – 25]

Premessa n.1: il post che segue contiene spoiler importanti su No Time to Die; se preferite evitare gli spoiler, potete fare riferimento alla recensione di Sergio.

Premessa n.2: siamo a conoscenza delle teorie secondo le quali la trama del film potrebbe aver subito qualche rimaneggiamento dell’ultimo momento, riadattato in post-produzione e forse con riprese aggiuntive per togliere riferimenti che, a pandemia in corso, sarebbero potuti sembrare di cattivo gusto. Cary Joji Fukunaga ha tuttavia negato che anche una sola virgola sia stata cambiata nell’anno e mezzo tra la data d’uscita originale e quella effettiva. In ogni caso, le nostre osservazioni non possono che basarsi sul film pubblicato, indipendentemente dal tortuoso percorso che l’ha portato in sala.


Il viaggio di piacere di James Bond e Madeleine Swann in Basilicata è interrotto bruscamente da un’esplosione e molti sospetti, che distruggono la loro relazione. Cinque anni più tardi, la tranquilla e solitaria vita in Giamaica dell’ex 007 viene turbata dalla richiesta di aiuto dell’amico Felix Leiter: lo scienziato russo Valdo Obruchev che lavorava in un laboratorio segreto dell’MI6 è stato rapito da SPECTRE, e deve essere liberato prima che la sua tecnologia venga usata per scopi nefasti. Questa proposta è solo una delle tante sorprese che attendono l’agente al suo ritorno in attività.

La locandina di No Time to Die
La locandina di No Time to Die

L’antipatia di Daniel Craig per il suo personaggio più famoso era scemata in fretta, passando dalla minaccia di farla finita personalmente piuttosto che re-interpretare James Bond una quinta volta, al confermare a Stephen Colbert nell’agosto 2017 che, sì, 007 avrebbe avuto il suo volto ancora per un film.

Siano state le tiepide critiche ricevute da Spectre, sia stata la possibilità di svagarsi con ruoli più divertenti come Benoit Blanc in Knives Out o Joe Bang in Logan Lucky, Craig aveva deciso di dare un’altra possibilità al suo Bond. E, forse ispirato dal Logan di James Mangold, aveva pensato ad un modo più soddisfacente di uscire di scena.

Gli sceneggiatori Neal Purvis e Robert Wade, al servizio dell’ ‘agente segreto al servizio di Sua Maestà’ fin da The World is Not Enough, si misero all’opera per la settima volta. Con Sam Mendes non interessato a tornare per una terza avventura, Barbara Broccoli e Michael G. Wilson dovettero mettersi alla ricerca di un regista; Christopher Nolan, da tempo l’indiziato Numero Uno per dirigere un James Bond, dichiarò categoricamente alla BBC di non essere coinvolto in quello che all’epoca veniva chiamato semplicemente Bond 25, seppur ammettendo che, un giorno, il suo momento potrebbe venire (e, incidentalmente, scegliendo la colonna sonora di On Her Majesty’s Secret Service di John Barry tra i suoi dischi da portare su un’isola deserta).
I rumour, poi confermati, individuarono il Premio Oscar Danny Boyle come regista designato; l’autore di Trainspotting pose come condizione l’ingaggio dello sceneggiatore dei suoi primi film, John Hodge, il quale cestinò il lavoro di Purvis e Wade per dedicarsi ad una visione di 007 che venne definita ‘innovativa’. L’uscita del film era prevista per l’ottobre 2019.
EON Productions passò al problema successivo: assicurarsi un distributore per il film, dato che il contratto di MGM con Sony, stipulato all’epoca di Casino Royale, prevedeva solo quattro film. Ad aggiudicarsi l’ambito compito fu Universal Pictures.

Daniel Craig (James Bond) e Ana de Armas (Paloma) in No Time to Die
Daniel Craig (James Bond) e Ana de Armas (Paloma) in No Time to Die (Credits: DANJAQ LLC/EON Productions/Metro-Goldwyn-Mayer)

La ‘visione innovativa’ di Hodge si rivelò forse troppo poco ortodossa per i gusti di EON: le voci di corridoio citavano l’incredibile pretesa di Boyle e Hodge di concludere il film con la morte del suo protagonista; altri rumour dell’epoca imputavano le frizioni tra la produzione ed il reparto creativo al desiderio di Danny Boyle di scritturare come villain un attore non troppo conosciuto (Tomasz Kot, il co-protagonista di Cold War).
In un modo o nell’altro, il 21 agosto 2018 le temibili divergenze creative portarono ad un divorzio ufficiale tra le parti.

Incassato un altro rifiuto da Denis Villeneuve, ormai impegnato su Dune, Broccoli e Wilson si aggiudicarono in settembre la collaborazione di Cary Joji Fukunaga, noto per la prima stagione di True Detective ed il film Beasts of No Nation, e a sua volta di recente estromesso per divergenze creative dall’It che poi sarebbe stato realizzato da Andy Muschietti.
Fukunaga, primo regista statunitense nella storia di 007, è stato anche il primo realizzatore a contribuire ufficialmente alla sceneggiatura di un film della serie, affiancando i redivivi Purvis e Wade per la scrittura di un nuovo copione, con l’obiettivo di portare Bond 25 in sala il giorno di San Valentino 2020.
Più tardi, Fukunaga ha raccontato alla collega Miranda July che la sua prima idea per la sceneggiatura era stata ambientare i primi due atti del film nella mente di Bond, durante la trapanatura operata da Blofeld in Spectre. Sicuramente John Hodge non si era spinto fin là.

Léa Seydoux è Madeleine Swann
Léa Seydoux è Madeleine Swann (Credits: Nicola Dove/DANJAQ LLC/MGM)

Entro la fine del 2018, la storia era già sufficientemente delineata da poter annunciare ufficialmente il ritorno sulla scena dei co-protagonisti di Bond: Ralph Fiennes, Ben Whishaw, Naomie Harris e Rory Kinnear sarebbero tornati a riempire gli uffici dell’MI6, e perfino Jeffrey Wright avrebbe ricoperto di nuovo il ruolo di Felix Leiter (assente da Skyfall e solo menzionato in Spectre), diventando il primo attore ad interpretare l’agente CIA in tre film. Un primato messo in ombra dall’annunciato ritorno di Léa Seydoux nella parte di Madeleine Swann, prima co-protagonista della serie a ritornare per un secondo film (se non consideriamo Eunice Gayson, apparsa brevemente nel ruolo di Sylvia Trench in Dr. No e From Russia With Love).
A questo punto, Christoph Waltz ancora negava ogni coinvolgimento nel film, rifacendosi alla tradizione che aveva visto finora il volto di Blofeld cambiare in ogni pellicola (Anthony Dawson lo aveva interpretato sia in From Russia with Love che in Thunderball, ma il suo viso era stato sempre celato).
Quanto alla presenza di Ernst Stavro Blofeld nella storia, era quasi data per scontata, soprattutto a causa del titolo provvisorio del film divulgato dalla stampa specializzata: Shatterhand, il nome che il supercattivo adottava nel romanzo You Only Live Twice per gestire un ‘giardino della morte’ su un’isola al largo delle coste giapponesi. Elementi, questi, che risulteranno familiari dopo la visione del film.

Tutti questi indizi, anche senza alcuna informazione ufficiale sullo script né un titolo, lasciavano presagire che Bond 25 sarebbe stata un’avventura profondamente legata al passato di James Bond.

Lashana Lynch è Nomi
Lashana Lynch è Nomi (Credits: Nicola Dove/DANJAQ LLC/MGM)

Il reparto sceneggiatura si arricchì della collaborazione di Phoebe Waller-Bridge, apprezzatissima autrice delle serie Fleabag e Killing Eve (e, più tardi, arruolata come co-star del prossimo Indiana Jones), chiamata a dare una spolverata allo script per vivacizzarlo e dare più spessore ai personaggi. Waller-Bridge fu così la seconda autrice riconosciuta come co-sceneggiatrice per un film su 007, quasi sessant’anni dopo Johanna Harwood, che aveva lavorato a Dr. No e From Russia With Love.

Ad oggi, l’entità del contributo di Waller-Bridge non è chiara, ma le possiamo attribuire il merito di aver ampliato, rispetto allo script iniziale, il ruolo di Paloma (Ana De Armas), da semplice contatto di Bond ad agente apparentemente naif ma letale pur con tacchi ed abito da sera.
La partecipazione di De Armas fu annunciata all’inizio delle riprese, nell’aprile 2019, assieme a quella di Lashana Lynch (nota al grande pubblico per aver interpretato Maria Rambeau in Captain Marvel) e Rami Malek: l’attore Premio Oscar per Bohemian Rhapsody, indicato come villain principale della storia, sottolineò di aver accettato il ruolo a patto che le sue origini egiziane non fornissero un pretesto per dare al suo personaggio motivazioni religiose o comunque legate alla sua etnia.

David Dencik interpreta Valdo Obruchev (Credits: Nicola Dove/DANJAQ LLC/MGM)
David Dencik interpreta Valdo Obruchev (Credits: Nicola Dove/DANJAQ LLC/MGM)

Nell’agosto 2019, il titolo venne finalmente svelato: No Time to Die.
Un nome molto generico, sulla stessa lunghezza d’onda di Tomorrow Never Dies e Die Another Day, ma a sua volta un richiamo alle origini del Bond cinematografico: era infatti già stato il titolo di un film del 1958 prodotto da Albert R. Broccoli e firmato dal regista e dallo sceneggiatore di Dr. No, Terence Young e Richard Maubaum.

Temendo di non avere abbastanza tempo per completare il film, Fukunaga aveva ottenuto un ulteriore slittamento dell’uscita ad aprile 2020, ovviamente ignaro degli eventi che si sarebbero succeduti: dando adito a mille giochi di parole sul titolo, fu chiaro a marzo di quell’anno che non sarebbe stato il momento giusto per far uscire il film (o alcun film) in sala, a causa dell’emergenza sanitaria legata al virus Covid–19.
No Time to Die fu la prima pellicola a prendere atto della realtà e rinviare la sua comparsa in sala, prima ad ottobre 2020, poi ad aprile 2021, infine al settembre 2021. Durante tutto questo periodo, EON resistette a molteplici avances degli operatori dello streaming desiderose di portare la pellicola direttamente nelle case degli spettatori, diventando così un simbolo (come Tenet aveva tentato un anno prima) dell’importanza di vivere l’esperienza cinematografica, collettivamente, nei cinema.

Jeffrey Wright
Jeffrey Wright ritorna nel ruolo di Felix Leiter (Credits: Nicola Dove/DANJAQ LLC/MGM)

Come Quantum of Solace era stato, per la prima volta nella saga, un esplicito sequel del precedente Casino Royale, così No Time to Die riprende la narrazione di Spectre, aspirando a completarlo e, se possibile, correggere gli errori che avevano reso inefficace il primo ‘ultimo’ Bond di Daniel Craig.

La trama stessa prende le mosse dall’aneddoto raccontato da Madeleine a James in Spectre durante il loro viaggio in treno:
‘Un uomo venne una volta da noi per uccidere mio padre. Non sapeva che io fossi di sopra nella mia camera a giocare. O che papà tenesse una Beretta 9 millimetri sotto il lavandino, assieme alla candeggina’
Incentrando i primi minuti del film sulla rappresentazione di quell’episodio, nel quale l’“uomo” si rivelerà essere l’antagonista della storia Lyutsifer Safin, Swann viene messa così fin dall’inizio al centro della vicenda, al duplice scopo di ‘promuoverla’ da semplice Bond Woman (quale era nel film precedente) a vera co-protagonista, e dare compiutezza alla vicenda dei due personaggi  avvolgendo No Time to Die in un’ulteriore strato di editing del passato: se Spectre aveva goffamente re-inquadrato le peripezie di Bond-Craig inventandosi che Blofeld e la sua organizzazione erano la causa di tutte le sue sventure (‘It was all me. It has always been me. The author of all your pain’), il nuovo film ri-scrive la storia di Swann (in Spectre, si lascia fortemente intendere che l’ospite indesiderato nella sua infanzia fosse Blofeld).

Rami Malek è Lyutsifer Safin
‘Un uomo venne da noi per uccidere mio padre’ – Rami Malek è Lyutsifer Safin (Credis: Christopher Raphael @2021 Danjaq LLC/MGM)

Questa auspicata ‘chiusura del cerchio’ in Spectre era stata affrontata come un’operazione quasi puramente formale, attraverso il coinvolgimento di personaggi e vicende dei film precedenti, ma senza coinvolgere lo spettatore dal punto di vista emotivo.
Intelligentemente, No Time to Die adotta un’altra strategia, puntando sul percorso personale di James Bond, che si trova ora dal lato opposto dello spettro delle reazioni umane rispetto all’inizio di Casino Royale: da corpo contundente (blunt instrument, come lo definì M/Dench) senziente e senza scrupoli, a persona animata da affetti e sentimenti. Dopo aver dedicato i due film precedenti alla protezione di una figura materna ed ai conti in sospeso con una figura paterna (ed un ‘fratello’), è il momento per 007 di diventare adulto e costruirsi una famiglia propria, cercando di mettersi alle spalle il trauma del tradimento e della perdita di Vesper Lynd prima di poter dare tutto se stesso ad una nuova relazione.

Un Bond monogamo, per essere credibile, ci deve convincere che il suo rapporto con Swann sia sorretto da un amore profondo, e destinato a durare, ma non è facile: nel breve tempo dedicato alla coppia, la complicità sullo schermo tra Craig e Seydoux non ha fatto in tempo a decollare. Ma gli sceneggiatori hanno un asso da calare, rimasto incastrato nella manica da cinquantacinque anni.
L’iconoclastia di Casino Royale aveva lasciato il passo, fin da Skyfall, ad una graduale reintroduzione degli elementi del Bond ‘classico’, culminando appunto nel ritorno di Blofeld e SPECTRE; No Time to Die continua questa tendenza, affrontandola, di nuovo, in maniera più organica, al servizio dei temi del film più che della nostalgia dei fan, recuperando l’unica altra occasione (oltre a Vesper Lynd) nella storia in cui Bond si era legato sentimentalmente e non solo fisicamente ad una donna: il vituperato e poi rivalutato On Her Majesty’s Secret Service. È così, quando James appare nel film (dopo un brevissimo intermezzo balneare di raccordo), come lo avevamo lasciato al termine di Spectre, ossia nella sua Aston Martin DB5 affiancato da Madeleine Swann, e le promette all the time in the world, la strada panoramica della Basilicata si sovrappone nella nostra memoria ad un altro, tortuoso, e drammatico percorso; Teresa ‘Tracy’ di Vicenzo non è mai esistita nella vita di questo 007, ma le note del brano di Louis Armstrong sono sufficienti a stringerci il cuore e darci un funesto presagio.

James Bond e Madeleine Swann in un raro momento di felicità
James Bond e Madeleine Swann in un raro momento di serenità (Credit: Nicola Dove © 2021 DANJAQ LLC/MGM)

Fortunatamente, il piano di Blofeld per distruggere la felicità dell’agente questa volta è più sottile, e Madeleine sopravvive; la relazione di Bond muore, ma – proprio grazie a Blofeld – ha l’opportunità di vivere una seconda volta, arricchita da una nuova presenza. L’evento straordinario non è tanto l’esistenza della piccola Mathilde (i suoi comportamenti disinvolti avranno certamente prodotto una progenie numerosa, a partire – nei libri – dalla gravidanza di Kissy Suzuki in You Only Live Twice), ma la consapevolezza di James di essere padre: nessun’altra donna è rimasta nella sua vita tanto a lungo da fargli conoscere (e riconoscere) un figlio o una figlia, e la stessa sorte sarebbe toccata a Madeleine e Mathilde se non fosse stato per le azioni di Lyutsifer Safin.

Perché ovviamente, per essere un film di 007, il percorso personale di James Bond deve intrecciarsi con quello del criminale megalomane di turno. Anche in questo senso la trama di No Time to Die vuole completare e superare il film che l’ha preceduto, tematicamente e narrativamente: tematicamente, i villain di Spectre sostenevano che il programma ‘doppio zero’ degli agenti segreti con licenza di uccidere fosse un retaggio del passato, reso obsoleto dalle nuove tecnologie di sorveglianza elettronica; No Time To Die estende lo stesso concetto al passo successivo: dopo aver individuato i ‘rami marci’, anche per la ‘potatura’ dell’umanità non è più necessario affidarsi ad esperti assassini, ‘buoni’ o ‘cattivi’ che siano, ma ci sono metodi più efficaci: un virus, o nanotecnologie, programmabili, che colpiscano persone specifiche. Narrativamente, la temibilissima organizzazione criminale SPECTRE, che aveva aleggiato a vario titolo su sei pellicole (e un prologo) degli anni ’60 e ‘70, viene sbrigativamente sgominata meno di un film dopo la sua apparizione nel nuovo corso; perfino il suo Numero Uno viene eliminato, letteralmente, per mano di Bond.

Daniel Craig e Christoph Waltz
Daniel Craig e Christoph Waltz (Credits: Nicola Dove/DANJAQ LLC/MGM)

Fare piazza pulita, per rendere temibile Lyutsifer Safin, criminale senza età che all’inizio del film si era lasciato sopraffare da una ragazzina preadolescente. È un luogo comune, ma è anche la maledizione del format: la riuscita di una storia di James Bond dipende dalla qualità del suo villain, e la ri-apparizione di Safin toglie tutta la forza propulsiva che aveva animato la prima metà del film; sulla carta, non c’è niente che faccia rabbrividire di più che uno scaltro avversario dai toni pacati e dall’atteggiamento educato; ma il personaggio interpretato da Rami Malek non è Hannibal Lecter, e non arriva mai a trasmettere nient’altro che pretenziosità, non aiutato da un progetto malefico fumoso e mai chiarito.
La trama di No Time To Die è più complessa rispetto allo standard di 007, vedendo, nella prima parte, ben quattro fazioni contrapposte (CIA, MI6, SPECTRE e Safin) a contendersi un McGuffin umano, l’irritante Obruchev. Una seconda visione aiuta a chiarire meglio queste le dinamiche, ma lascia grande confusione sulle intenzioni del cattivo principale: un esperto delle proprietà benefiche e malefiche delle piante, il cui piano criminale però non ha niente a che fare con il regno vegetale, basandosi invece su una tecnologia di nano-bot sviluppata nel corso degli ultimi dieci anni, in segreto, dall’MI6.

Il ‘faccia a faccia’ tra Bond e Safin avrebbe lasciato ampio spazio per chiarire le motivazioni del cattivo, ma viene invece utilizzato per un poco pertinente greatest hits delle frasi da villain (‘È come se stessi parlando al mio riflesso’; ‘la sua abilità finirà alla sua morte; le mie sopravviveranno a lungo dopo che me ne sarò andato’, ‘la gente vuole la strada già pronta’, ‘eccomi, il loro Dio invisibile’, ‘‘entrambi eliminiamo persone per rendere il mondo un posto migliore; io voglio solo che sia più ordinato’, ’Io voglio che il mondo evolva, Lei che rimanga lo stesso’). Cosa vuol dire ‘rendere il mondo un posto migliore’, quando il metodo per farlo è vendere una tecnologia letale ai migliori offerenti? Non lo sapremo mai, e rimpiangiamo i tanto parodiati spiegoni di altri supercattivi. L’unica frase importante: ‘l’ho resa ormai ridondante’.

Rory Kinnear (Tanner), Naomie Harris (Moneypenny), Ralph Fiennes (M) in No Time To Die (Credit: Nicola Dove © 2021 DANJAQ LLC / MGM)
Rory Kinnear (Tanner), Naomie Harris (Moneypenny), Ralph Fiennes (M) in No Time To Die (Credit: Nicola Dove © 2021 DANJAQ LLC / MGM)

Il fatto è che Safin, molto più che gli altri villain che l’hanno preceduto in sessant’anni, è chiaramente solo un mezzo per raggiungere un fine. Anzi, una fine: la Sua fine (in Francese: Sa fin). Un’idea di Daniel Craig, a partire dalla quale è stata sviluppata, a ritroso, l’intera trama del film: una scelta sorprendente per il pubblico, non strettamente necessaria – se vogliamo – dal punto narrativo, ma comprensibile e rispettabile per un attore che, più dei suoi predecessori, è stato una forza creativa per i suoi cinque film, e che ha voluto dare compiutezza alla sua esperienza nel ruolo, completando un intero ciclo di James Bond, dalla conquista del titolo di 007 all’inizio di Casino Royale, alla sua uscita di scena definitiva e senza appello.

E così, reso ridondante, spogliato (temporaneamente) del suo titolo di 007, rimasto orfano di madre (M), fratello putativo (Felix Leiter) e fratellastro/nemesi (Blofeld), James Bond resta in piedi e combatte fino a quando non ci sono più nemici da sconfiggere. Ma quando anche l’ultima ragione di vivere, la sua ritrovata famiglia, si trova in pericolo mortale, ‘eternamente’ minacciata da un suo spontaneo gesto d’affetto, Bond decide di averne avuto abbastanza. Sacrificandosi per garantire la possibilità di godere di ‘tutto il tempo del mondo’ alle sue amate, Daniel Craig si congeda, quasi guardandoci a sua volta, mentre James Bond, guardando attraverso i suoi stessi occhi, sembra pensare: ‘This never happened to the other fellas’.

Ben Whishaw nel ruolo di Q (Credit: Nicola Dove © 2021 DANJAQ LLC / MGM)
Ben Whishaw nel ruolo di Q (Credit: Nicola Dove
© 2021 DANJAQ LLC / MGM)

Osservazioni sparse e Curiosità

  • Molto rumore per nulla (o quasi): la decisione di fare di Nomi il nuovo 007, fonte di innumerevoli ‘brontolamenti’ da parte delle frange più, diciamo così, tradizionaliste del web, tolta la ‘sorpresa’ iniziale si rivela di scarso impatto. Dopo aver contribuito a far sentire Bond superato e dopo qualche battibecco, il titolo di 007 ritorna al suo tradizionale assegnatario. Capiamo la scelta dal punto di vista narrativo, ma Lashana Lynch avrebbe meritato più spazio e più incisività; speriamo che future avventure possano far sviluppare il personaggio, qui non ancora abbastanza maturo da sopportare le provocazioni di un cattivo di seconda categoria;
  • la vera sorpresa del film è Paloma (Ana De Armas), che ha conquistato pubblico e critica con la sua breve apparizione; non è inusuale che un personaggio femminile appaia nel bel mezzo di un’avventura di 007 per scomparire poco dopo, ma a differenza, per esempio, di Strawberry Fields in Quantum of Solace, è raro che quel personaggio non condivida un letto con Bond e, soprattutto, che resti in vita al termine del loro incontro. A testimonianza della bravura di De Armas (supportata anche dal suo affiatamento con Daniel Craig, già messo in risalto da Knives Out), non ci dispiacerebbe rivedere Paloma in qualche prossima avventura, magari in un ruolo simile a quello tradizionalmente ricoperto da Felix Leiter;
Ana de Armas è la Bond girl Paloma in No Time to Die
Ana de Armas è Paloma in No Time to Die (Credits: Nicola Dove/DANJAQ LLC/MGM)
  • a proposito di Leiter, un momento di raccoglimento per il fridging dell’agente CIA interpretato da Jeffrey Wright, un’altra delle vittime della ‘chiusura del cerchio’ di Daniel Craig. L’amico fraterno di James Bond già se l’era vista molto brutta in Licence to Kill, scatenando la Vendetta privata di Timothy Dalton. Per la sua epigrafe suggeriamo: ‘Si fidava troppo dei colleghi’ (vedi anche Quantum of Solace);
  • per quanto riguarda la sorte di Ernst Stavro Blofeld, un po’ spiace ammetterlo, ma abbiamo sentimenti contrastanti: da un lato, si tratta di una morte ingegnosa (sicuramente meno ingloriosa che essere gettato in una ciminiera); dall’altro, questa versione del personaggio è talmente insopportabile che la sua dipartita ci risparmia dal dover più sentire Christoph Waltz ripetere, ancora, le stesse trite battute che in Spectre (‘È opera mia’, ‘Cu-cù’); la scelta dell’attore austriaco sulla carta era perfetta, ma le sue interpretazioni hanno bisogno di un copione e di un contesto all’altezza; le parole di Bond mentre lo uccide (Die, Blofeld, die!), per quanto sfiorino il ridicolo e ci ricordino I Simpson, sono le parole effettivamente pronunciate da 007 nell’analoga situazione nel romanzo You Only Live Twice;
  • ci stavamo sbagliando, chi abbiamo visto non è, non è Dr. No. Come quell’altro ha manie di grandezza divine, però, non è Dr. No; è nella sua base segreta (su un’isola, equipaggiata con piscine letali ed abbellita da opere d’arte) che aspetta Bond, ma, non è Dr. No. Se portava una maschera Noh, no, non può essere lui. I titoli cominciano con gli stessi puntini colorati della prima avventura di James Bond, e durante le visite dei giornalisti sul set Jeffrey Wright cantava Underneath the Mango Tree, ma, no, No Time To Die non è Dr. No;
I puntini dei titoli di Dr. No (sopra) e No Time to Die (sotto) (Credits: Danjaq LLC/MGM)
I puntini dei titoli di Dr. No (sopra) e No Time to Die (sotto) (Credits: Danjaq LLC/MGM)
  • forse dovuta all’intervento di Phoebe Waller-Bridge è la scena, all’inizio, in cui due colleghi scienziati si prendono gioco di Obruchev: uno dei due è interpretato da Hugh Dennis, co-protagonista della sitcom britannica Not Going Out, presenza fissa nei panel show satirici della BBC e già apparso in Fleabag;
  • la firma di Cary Joji Fukunaga è messa in evidenza dal combattimento sulle scale della base di Safin, una long take che ci ricorda i sei minuti del suo piano sequenza per True Detective (e richiama l’ambientazione di un’analoga lotta di Casino Royale);
  • la Fotografia è dello Svedese Linus Sandgren, Premio Oscar per La La Land;
  • dalla ‘gestione Boyle’ è sopravvissuto il suo abituale Production Designer Mark Tildesley, anche responsabile del design de Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson;
  • Dan Romer, che per Fukunaga aveva composto le musiche di Beasts of No Nation, era stato incaricato di scrivere la colonna sonora, solo per essere estromesso nel gennaio 2020, a pochi mesi dalla prevista uscita del film, dalle maledette Differenze Creative; il compito passò così alla factory di Hans Zimmer, che cita On Her Majesty’s Secret Service due volte: oltre a far risuonare la melodia di We Have All the Time in the World, riutilizza anche (nell’incontro all’aperto tra Bond e M) il tema che John Barry aveva scritto per i titoli di testa di quel film;
  • all’uscita del film, non era infrequente leggere che in No Time to Die, per la prima volta, 007 non appare nel prologo del film. Ciò non è corretto, dal momento che non solo James Bond è effettivamente presente prima dei titoli di testa (anche perché la sequenza dei titoli arriva dopo la bellezza di 24 minuti dall’inizio del film, al termine di tutta la sezione ambientata a Matera), ma ci sono state altre occasioni simili: in Live and Let Die, 007 arriva in scena solo dopo i titoli (il prologo è dedicato ai tre omicidi che introducono la trama); in The Man with the Golden Gun, l’inizio è tutto dedicato ai passatempi di Scaramanga, e Roger Moore compare solo all’ultimissimo momento, come ‘statua di cera’ con le fattezze di Bond; in From Russia with Love, Sean Connery è già nella prima scena, ma si tratta solo di un sosia di 007 usato per l’addestramento dei sicari di SPECTRE. Dr. No, invece, un prologo proprio non l’ha;
  • il nome del progetto Heracles è sicuramente un riferimento alla tunica imbevuta del sangue avvelenato del centauro Nesso, che, una volta indossata, uccise il semidio della mitologia greca: un corrispettivo classico dei nanobot di Safin;
  • Vesper Lynd è stata sepolta a Matera nella tomba di famiglia, dalla quale apprendiamo che sua madre si chiamava Elena Saviani (vedova Lynd) ed è morta quando Vesper aveva appena due anni;
  • l’ultima cosa che mi sarei aspettato in un film di James Bond è una citazione dei famigerati party ‘bunga bunga’ della politica nostrana, e invece ‘SPECTRE Bunga Bunga’ è la definizione che JB dà della festa a Cuba;
  • durante quella scena, Bond si accorge della presenza di una vecchia conoscenza: la dottoressa Vogel (Brigitte Millar), che in Spectre, al tavolo dei supercattivi, venne interrotta durante il suo intervento dall’arrivo di Blofeld;
James Bond si accorge di avere di fianco il Dr. Vogel (Brigitte Millar)
James Bond si accorge di avere di fianco il Dr. Vogel (Brigitte Millar) (Credits: Danjaq LLC/MGM)
  • a proposito, le scene cubane del film sono state girate sul set dei Pinewood Studios vicino Londra; purtroppo, si vede: il muro dietro l’impalcatura che Paloma fa crollare è poco naturale e sembra fatto apposta per celare l’orizzonte, ed interrompe la ‘sospensione dell’incredulità’; tra parentesi, l’auto che Paloma guida in quella scena è una Chevrolet Bel Air del 1957, lo stesso modello che accoglie Bond in Giamaica in Dr. No;
I Pinewood Studios interpretano Cuba in No Time to Die
I Pinewood Studios interpretano Cuba in No Time to Die (Credits: Danjaq LLC/MGM)
  • oltre ai già citati legami con gli altri film di Daniel Craig ed a On Her Majesty’s Secret Service, You Only Live Twice e Dr. No, vediamo i ritratti degli M dei quarant’anni precedenti: Robert Brown (che, in servizio da Octopussy a Licence to Kill, copre gli ultimi due film di Roger Moore e l’era Timothy Dalton), e Judi Dench (la M non solo di Craig ma anche di Pierce Brosnan, da Goldeneye a Skyfall);
  • l’auto guidata da Bond a Londra è un’Aston Martin V8 Vantage con lo stesso numero di targa del modello simile, guidato da Dalton in The Living Daylights;
  • l’uccisione dell’irritante Logan Ash (Billy Magnussen), sul quale Bond spinge una Land Rover per vendicare Felix, ricorda la ‘spintarella’ data da Roger Moore in For Your Eyes Only all’auto di Emile Locque, in quel caso responsabile della morte di un altro amico, Luigi Ferrara;
  • il passaggio che M/Fiennes legge alla fine del film per commemorare 007 (“The proper function of man is to live, not to exist. I shall not waste my days in trying to prolong them. I shall use my time”) è di Jack London (l’autore de Il richiamo della foresta, Zanna bianca e Martin Eden), ed è la stessa citazione usata per il necrologio di James Bond nel romanzo You Only Live Twice;
  • James Bond è morto, viva James Bond! Immancabilmente, dopo i titoli di coda appare la consueta promessa: James Bond will return. Sì, ma in che modo? La modalità seguita dalla serie nelle ‘rigenerazioni’ precedenti, ossia presentare un nuovo 007 senza tante spiegazioni e cerimonie, stonerebbe troppo con questo finale. E, speriamo, siamo d’accordo sul fatto che ‘James Bond’ è una persona e non un titolo onorifico da passare al prossimo agente segreto. A nostro avviso restano quindi due possibilità: la prima, la più semplice, un reboot a tutti gli effetti, con un nuovo Bond, nuovi colleghi dell’MI6, eccetera. Una seconda opzione consentirebbe di mantenere la continuità e dare un po’ di freschezza prima di gettarsi, inevitabilmente, in un’altra operazione di riciclo; questa versione potrebbe coinvolgere i personaggi e gli interpreti che già conosciamo: Nomi, Paloma, Moneypenny potrebbero venire a conoscenza dell’esistenza di un figlio di Bond/Craig che avrebbe ereditato le abilità spionistiche del padre, mettersi sulle sue tracce e di fatto arruolare ed addestrare James Bond Jr. perché segua le orme professionali del babbo. Come già ricordato, nel romanzo You Only Live Twice troviamo menzione di una gravidanza di Kissy Suzuki, che potrebbe peraltro ampliare gli orizzonti etnici del personaggio pur restando in qualche modo nel canone, aprendo la strada, per esempio, ad uno degli attori più rumoreggiati per ereditare il ruolo: il Britannico-Malese protagonista di Crazy & Rich e Snake Eyes, Henry Golding.
Daniel Craig va a pesca dopo essersi ritirato da agente 007
Daniel Craig va a pesca dopo essersi ritirato da agente 007 (Credits: Nicola Dove/DANJAQ LLC/MGM)

Debriefing

  • vittime di Bond: 66
  • altre vittime: 89
  • amoreggiamenti: 1
  • gadget: l’Aston Martin DB5 che deposita mine, e, come in Goldfinger, è blindata, scarica una fitta cortina fumogena ed è armata di comode mitragliatrici che sbucano dai fanali; ancora un orologio, questa volta in grado di emettere un impulso elettromagnetico; il Q-dar con il quale Q è in grado di mappare a distanza la base di Safin; il ritorno dello smart blood di Spectre; Paloma ha un rossetto che nasconde una coppia di auricolari/ricetrasmittenti; Blofeld e Primo dal canto loro hanno l’onnivedente occhio bionico
  • tempo trascorso nel Regno Unito: 41 minuti (durata totale: 2 ore e 43 minuti, il Bond più lungo di sempre)
  • 🇬🇧 Brit Factor 🇬🇧: 51%
  • Paesi visitati: Italia (Matera e la costa tirrenica della Basilicata, il ponte di Gravina di Puglia), Regno Unito, Giamaica, Cuba, Norvegia, più un’isola di fantasia tra Giappone e Russia
  • the Love Boat: pur se Bond si avventura su due mezzi natanti prima di finire su una scialuppa di salvataggio che ricorda assai quella in chiusura di You Only Live Twice, No Time To Die ci costringe ad aggiungere una terza categoria al nostro computo: Imbarcazioni: 11, Resto del Mondo: 13, Altro Mondo: 1
  • Bond Track 1: No Time To Die, interpretata dall’artista americana Billie Eilish, anche autrice assieme al fratello Finneas O’Connell. Pubblicato il 13 febbraio 2020 per un mondo ancora ignaro del futuro prossimo (dando ad un’ancora diciottenne Eilish il titolo di interprete più giovane di sempre di una title track di 007), il brano a nostro avviso richiede diversi ascolti per entrare in testa, piazzandosi musicalmente tra le due precedenti Writing’s on the Wall e Skyfall prima di trovare un’identità propria; in attesa degli Oscar, il brano ha per ora vinto il Golden Globe; i titoli di testa sono ancora una volta di Daniel Kleinman, alla sua ottava collaborazione con EON (dopo aver esordito su GoldenEye e saltato solo Quantum of Solace): anche questa sequenza è all’insegna della nostalgia, riprendendo come già ricordato i puntini colorati di Dr. No, che qui forse rappresentano i nanobot, e riutilizzando la clessidra e l’effigie di Britannia già presenti nei titoli di On Her Majesty’s Secret Service; Britannia cade in rovina (così come già i simboli dell’Unione Sovietica in GoldenEye); le lancette che scandiscono il tempo ci ricordano i proiettili della sequenza di Casino Royale; completano l’opera eliche di DNA e indizi di una morte floreale che non combacia completamente con il film arrivato in sala
  • Bond Track 2: a rubare la scena, al termine del film, è il brano principale di On Her Majesty’s Secret Service, la We Have All the Time in the World di Louis Armstrong
  • riconoscimenti: oltre al Golden Globe e all’Academy Award conquistati da Eilish, No Time To Die ha vinto un BAFTA per il Miglior Montaggio; era candidato ad altri due Oscar (Migliori Effetti Visuali, Miglior Sound) e quattro BAFTA (Miglior Film Britannico, Miglior Fotografia, Migliori Effetti Speciali Visuali, Miglior Sound)

Classifica finale:

  1. Casino Royale (2006)
  2. La spia che mi amava / The Spy Who Loved Me (1977)
  3. Agente 007 – Al Servizio Segreto di Sua Maestà / On Her Majesty’s Secret Service (1969)
  4. Skyfall (2012)
  5. Il mondo non basta / The World is not Enough (1999)
  6. Agente 007 – Si vive solo due volte / You Only Live Twice (1967)
  7. A 007, dalla Russia con amore / From Russia With Love (1963)
  8. 007 – Vendetta privata / Licence to Kill (1989)
  9. No Time to Die (2021)
  10. Agente 007 – Missione Goldfinger / Goldfinger (1964)
  11. GoldenEye (1995)
  12. Agente 007 – Vivi e lascia morire / Live and Let Die (1973)
  13. Solo per i tuoi occhi / For Your Eyes Only (1981)
  14. Agente 007 – Licenza di uccidere / Dr. No (1962)
  15. Il domani non muore mai / Tomorrow Never Dies (1997)
  16. Spectre (2015)
  17. Moonraker – Operazione Spazio / Moonraker (1979)
  18. La morte può attendere / Die Another Day (2002)
  19. Agente 007 – L’uomo dalla pistola d’oro / The Man with the Golden Gun (1974)
  20. Agente 007 – Thunderball (Operazione Tuono) / Thunderball (1965)
  21. Quantum of Solace (2008)
  22. 007 – Zona Pericolo / The Living Daylights (1987)
  23. 007 – Bersaglio mobile / A View to a Kill (1985)
  24. Agente 007 – Una cascata di diamanti / Diamonds Are Forever (1971)
  25. Octopussy – Operazione Piovra / Octopussy (1983)

Fonti: Wikipedia, il libro Some Kind Of Hero* di Matthew Field e Ajay Chowdhury, IMDB, James Bond Wiki. Per il conteggio delle vittime questa volta mi sono affidato direttamente ad All Outta Bubblegum. Il Brit Factor è un indice calcolato sulla base delle nazionalità delle persone coinvolte e sulle location del film, nella realtà e nella storia.

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Sintesi

No Time to Die completa e corregge la rotta del precedente Spectre, dando a Daniel Craig un'uscita di scena soddisfacente, pur se la forza emotiva del film è smorzata da un cattivo che si rivela solo un mezzo per raggiungere il finale desiderato

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