Agente 007 - Vivi e lascia morire

Agente 007 – Vivi e lascia morire / Live and Let Die (1973) [James Bond Non Muore Mai – 8]

Le morti improvvise di tre agenti in America costringono l’MI6 a prendere provvedimenti: James Bond viene mandato ad investigare a New York, dove si troverà presto coinvolto nelle attività di una gang di Harlem e affascinato dalla chiromante Solitaire. Le indagini lo porteranno sull’isola caraibica di San Monique, governata dall’ombroso Dr. Kananga, e sulla quale Baron Samedi celebra impressionanti riti voodoo. In un ambiente totalmente ostile, 007 deve scegliere con cautela i suoi aiutanti.

Il Londinese Roger Moore era stato considerato per il ruolo di James Bond fin dal principio, o almeno così vuole la leggenda (Moore nega di essere stato interpellato in quel periodo). Era stato poi la prima scelta per il post-You Only Live Twice: all’epoca la produzione stava mettendo in cantiere The Man with the Golden Gun, e Moore era pronto ad indossare lo smoking; il film avrebbe dovuto essere girato in Cambogia, ma il Paese iniziava ad essere agitato da tensioni politiche e sociali, che avrebbero portato alla guerra civile; il progetto venne messo da parte, e quando infine si iniziò la produzione di On Her Majesty’s Secret Service, l’attore aveva già firmato per continuare ad interpretare Simon Templar nella sesta stagione della serie The Saint.
Dopo il secondo abbandono di Sean Connery, memori della débâcle Lazenby, Harry Saltzman ed Albert R. Broccoli volevano per 007 un attore britannico e conosciuto. Diventato durante queste vicissitudini amico dei produttori, e svincolato da altri impegni ‘grazie’ ai cattivi risultati della nuova serie The Persuaders, nella quale era co-protagonista con Tony Curtis, Moore si aggiudicò facilmente la parte, nonostante la vociferata concorrenza di nomi americani come Burt Reynolds, Paul Newman e Clint Eastwood.
Moore aveva inoltre partecipato alla prima di Diamonds Are Forever, invitato da Connery stesso: un vero e proprio passaggio di testimone con benedizione inclusa.

Il poster di Live and Let Die - Vivi e lascia morire
Il poster di Live and Let Die – Vivi e lascia morire

Il nuovo James Bond era tre anni più vecchio del suo predecessore, ma l’età non era un problema per il personaggio. Il Bond movie, invece, dal suo stato di influencer del decennio precedente, aveva perso un po’ di smalto e cominciava ad inseguire le mode più recenti.
Nei primi anni ‘70 il cinema americano era in piena Blaxploitation e proponeva film con protagonisti afroamericani, ambientati nel mondo della criminalità del quartiere newyorchese di Harlem e farciti di slang, sesso e violenza: i più famosi, Shaft e Superfly, sono del 1971 e del 1972 rispettivamente.
Il secondo romanzo di 007 scritto da Ian Fleming, Live and Let Die, era adattissimo per unirsi al trend: parte della storia era ambientata proprio ad Harlem, quartier generale di una gang intenzionata a recuperare, nelle Bahamas, il tesoro del pirata Morgan.

Dopo Diamonds are Forever, Guy Hamilton non era troppo entusiasta di dirigere un altro Bond, ma accettò la sfida di girarne uno senza Connery. Fu il regista ad insistere perché lo script venisse di nuovo affidato all’ancor giovane Tom Mankiewicz, questa volta senza la collaborazione di Richard Maibaum, allo scopo di svecchiare un po’ la serie.
Il compito dello sceneggiatore questa volta era parecchio delicato dal punto di vista sociale: nonostante i principali antagonisti nella storia fossero di colore, Mankiewicz doveva scrivere un film che attirasse entrambi i pubblici americani: quello di discendenza anglosassone e quello di origine afroamericana, che al cinema di solito optavano per vedere film diversi.

Jane Seymour interpreta Solitaire in Agente 007 - Vivi e lascia morire
Jane Seymour interpreta Solitaire in Agente 007 – Vivi e lascia morire

Per evitare di adottare la divisione troppo netta tra bianchi/buoni e neri/cattivi presente nel romanzo, lo sceneggiatore adattò il ruolo della sedicente agente CIA Rosie Carver per un’attrice caucasica, e quello della chiaroveggente Solitaire per un’attrice afroamericana (Eon Production sperava di convincere Diana Ross).
Purtroppo la United Artists, non altrettanto illuminata, impose un cambio di rotta: lo script prevedeva una scena in cui Bond e Solitaire dividono lo stesso letto e, a quanto pare, nel 1973 nel Sud degli Stati Uniti nessuno avrebbe ancora accettato di vedere persone di etnia diversa sotto lo stesso lenzuolo.
Eon dovette cedere, scritturando la pallidissima Jane Seymour. L’etnia di Rosie Carver venne ribaltata di conseguenza, ed il ruolo venne affidato a Gloria Hendry, che si era da poco fatta notare in Black Caesar, un altro caposaldo della Blaxploitation. Rosie pure condivide il talamo con James Bond, ma il fatto che non avvenga sullo schermo evidentemente era sufficiente per non aizzare i razzisti degli Stati del Sud.

Gloria Hendry è Rosie Carver in Live and Let Die
Gloria Hendry è Rosie Carver in Live and Let Die

Lo scambio non migliora la davvero delicata situazione etnica, ma inaspettatamente diventa un punto a favore del film: quando Rosie presenta una scusa poco plausibile per essere entrata in una stanza d’albergo a pistola spianata, le crediamo, pensando che gli autori non saranno così esteticamente manichei da affidare agli attori afroamericani solo ruoli da cattivi.
In ogni caso, sono cattivi cool, eleganti, intelligenti e affascinanti: il Primo Ministro dell’immaginaria isola caraibica di Saint Monique Kananga (Yaphet Kotto, coprotagonista, l’anno prima, di Across 110th Street, oggi ricordato per la title track adottata da Jackie Brown), il proprietario della catena di ristoranti Fillet of Soul Mr. Big, e i due scagnozzi, il semi-afono Whisper (Earl Jolly Brown) e Tee Hee (Julius W. Harris, che era apparso in Superfly e Black Caesar), novello Capitan Uncino, sono una gang da fumetto (o da film di spie) che funziona perfettamente. E lo spettrale Baron Samedi (il coreografo Geoffrey Holder), personaggio rubato alla reale cultura voodoo, è un’intrigante via di mezzo tra un abile prestigiatore ed una potenza sovrannaturale.

Buona parte del cast di Live and Let Die
Buona parte del cast di Live and Let Die: in primo piano Jane Seymour (Solitarie), Roger Moore (James Bond) e Yaphet Kotto (Dr. Kananga), in seconda fila, da sinistra Julius Harris (Tee Hee), Geoffrey Holder (Baron Samedi) ed Earl Jolly Brown (Whisper)

Questa miscela di avventura, cultura anni ‘70 e temi legati al mondo dell’occulto (prima e unica volta in un film di 007), avvolta dalla sensazione paranoica di non potersi fidare di nessuno, rende la prima metà del film tesa e veloce, ricca di sorprese e movimento. Fin dall’inizio, con la scena del funerale jazz e quella del rito voodoo, Live and Let Die cerca di costruire qualcosa di diverso dall’usuale formula Bond.
Anche l’immancabile briefing con M e Miss Moneypenny avviene fuori dagli schemi: a casa di 007, dove l’agente, colto in flagrante in approfondita conoscenza della collega italiana Miss Caruso (Madeline Smith, che Italiana chiaramente non è), cerca di distrarre il suo capo preparando un cappuccino con un’avveniristica macchina espresso (piuttosto maldestramente… Roger Moore, all’epoca sposato con Luisa Mattioli, avrebbe dovuto essere un po’ più pratico nella preparazione del caffé), mentre Moneypenny galantemente copre le tracce della presenza della donna.

Roger moore nella vestaglia di James Bond in Vivi e lascia morire
Roger moore nella vestaglia di James Bond in Vivi e lascia morire

A differenza di On Her Majesty’s Secret Service, nel quale si era cercato il più possibile di rimarcare la continuità nonostante il cambio di attore, per Vivi e lascia morire si mise una netta distanza con l’epoca precedente, dando al Bond di Moore modi e gusti diversi da quelli di Connery: sigari anziché sigarette, Bourbon al posto dell’usuale Vodka Martini, nella speranza di sollevare Moore dal pesante paragone con il suo predecessore.
È un tentativo premiato con la nascita di un Bond più rilassato, meno controllato e distaccato, che riesce a far sembrare (talvolta) naturali anche le pessime battute a doppio senso, che con Connery sembravano sempre irrimediabilmente forzate e fuori luogo.

C’è comunque continuità con i precedenti per quanto riguarda il trattamento muliebre, come nel caso della frizzante Rosie, alla quale è riservato un trattamento del tutto simile a quello subìto dalla sua omologa Miss Taro in Dr. No.
La Bond Girl titolare, Solitaire, è invece il personaggio più passivo dell’intera saga (fino a questo punto): puro strumento strategico nelle mani di Kananga, dopo aver ‘sofferto’ (consensualmente) la perdita della chiaroveggenza diventa la quintessenza della ‘damigella in difficoltà’.

Clifton James è lo Sceriffo Pepper in Live and Let Die
Clifton James è lo Sceriffo Pepper in Live and Let Die

Alla prima parte del film, che si può annoverare tra le migliori della serie, segue purtroppo una seconda parte lunga, noiosa e sciocca: Arthur ‘Fonzie’ Fonzarelli nel 1973 non ha ancora ‘saltato lo squalo’, ma Live and Let Die va a rotoli più o meno a partire dal ‘salto sul coccodrillo’ con il quale James Bond si libera da una acuminata situazione (cosa dicevamo delle pessime battute?).
Il noioso e interminabile inseguimento in motoscafo che segue è reso ancora più insopportabile dall’irritante presenza del corpulento Sceriffo Pepper (Clifton James), spalla comica e parodia degli uomini di legge degli Stati del Sud.
Il conflitto finale con il villain viene poi risolto esclusivamente grazie ai gadget, che peraltro acquistano misteriose virtù solo all’ultimo momento (paradossalmente, nel primo film nel quale Q/Boothroyd non compare), e Kananga soffre la fine più indegna e cartoonesca mai vista finora.

Live and Let Die, in sostanza, tiene fede al suo nome: vive, azzeccando il nuovo volto di James Bond e ponendo le basi per un ottimo film, e si lascia morire, tradendo criminalmente il suo enorme potenziale drammatico per scivolare, ancora più del suo predecessore, nell’auto-parodia.

Curiosità:

  • la passeggiata sui coccodrilli impiegò animali veri, in un periodo nel quale evidentemente l’impiego di creature viventi senza contratto non era particolarmente regolamentato. Ad eseguire lo zompettamento, in abiti da Bond e scarpe di coccodrillo, il proprietario degli animali e della location (il cartello ‘Trespassers will be eaten’ esisteva indipendentemente dal film): il signor Ross Kananga, che venne ricompensato prestando il suo nome al villain
  • il production designer per questo film è Syd Cain, perché Ken Adam era impegnato a preparare Sleuth (con il papà dello sceneggiatore di Live and Let Die, Joseph Mankiewicz)
  • per la prima volta, John Barry non è l’autore della colonna sonora di un Bond film, perché all’epoca era impegnato con la realizzazione del musical Billy: complice il suo contributo orchestrale alla title track realizzata da Paul McCartney, il ruolo di compositore venne assegnato a George Martin, leggendario produttore dei Beatles, la cui esperienza in campo cinematografico si limitava ai brani orchestrali del lungometraggio animato Yellow Submarine. Martin sfruttò al meglio le due anime della canzone portante, la ballad romantica e la rock song, per punteggiare adeguatamente varie situazioni nel film. I suoi brani originali segnano inoltre un netto distacco dallo stile di Barry, contribuendo a portare lo spettatore in un mondo più moderno con atmosfere seventies
  • nel romanzo, James Bond è assistito dall’amico Quarrell, che ritornerà come aiutante in Dr. No. Avendo cambiato l’ordine dei film, ed essendo Quarrell finito flambé nel film Dr. No, in Live and Let Die un ruolo analogo è ricoperto da ‘Quarrell Jr.’, lasciando allo spettatore di buona memoria il compito di unire i puntini
  • il futuro vincitore di 7 Premi Oscar per gli effetti speciali, un esordiente Rick Baker, contribuì al film, anche se il suo nome non è ufficialmente accreditato
  • Felix Leiter ha ora il volto di David Hedison, che tornerà nel ruolo molti anni dopo, sopravvivendo alla ‘maledizione dei Leiter’, che fino a questo momento erano stati ogni volta interpretati da un attore diverso
  • la locandina italiana fa una vera e propria operazione di whitewashing sostituendo Rosie Carver, nella carta della fortuna, con una donna caucasica

La locandina italiana di Vivi e lascia morire
La locandina italiana di Vivi e lascia morire

Debriefing:

  • vittime di Bond: 6 (più Baron Samedi, ucciso due volte ma non definitivamente)
  • altre vittime: 6
  • amoreggiamenti: 3 (Miss Caruso, Rosie Carver, Solitaire)
  • gadget: la pistola che spara proiettili ad aria compressa, l’orologio-magnete-sega elettrica, l’auto con accendisigari-trasmettitore e l’auto sparadardi dei cattivi, la spazzola-trasmettitore ed il flauto-trasmettitore, un rilevatore di microspie, e per estensione i poteri di Solitaire ed il suo mazzo di carte, il cui dorso con grande chiaroveggenza riporta il simbolo ‘007’
  • tempo trascorso in Inghilterra: circa 5 minuti (durata totale: 2 ore e 1 minuto)
  • 🇬🇧 Brit Factor 🇬🇧: 40%
  • Paesi visitati: Regno Unito, Stati Uniti, l’isola caraibica (immaginaria) di Saint Monique
  • the Love Boat: un mezzo di trasporto sì, ma non acquatico; Agente 007 – Vivi e lascia morire si conclude su un treno. Risultato parziale: Imbarcazioni: 5, Resto del mondo: 3
  • Bond Track: Live and Let Die, scritta da Paul e Linda McCartney ed interpretata dalla loro band degli anni ’70, gli Wings. McCartney, senza essere stato contattato dalla produzione, preparò la canzone di sua iniziativa, e la mandò alla Eon. Harry Saltzman non era entusiasta del brano, e avrebbe voluto che venisse reinterpretato da Thelma Houston o Shirley Bassey, ma venne convinto del fatto che, se un ex-Beatle ti manda un brano completo, orchestrato a sue spese, sarebbe sciocco non accettarlo. McCartney si prese così una rivincita dai tempi di Goldfinger, quando Bond aveva sostenuto di non poter ascoltare la musica dei Beatles senza indossare cuffie antirumore. Live and Let Die fu comunque reinterpretata, in una scena del film, dall’artista B.J. Arnau, e poi riportata in auge dai Guns n’ Roses negli anni ’90, per essere più recentemente re-incisa in modo dimenticabile dalla Ginger Spice Geri Halliwell
  • riconoscimenti: candidatura all’Oscar per il Miglior Brano Originale Live and Let Die per Paul McCartney e Linda McCartney. Il premio andò invece, per il brano The Way We Were, dal film Come eravamo, a Marvin Hamlisch, che incrocerà il cammino di 007 qualche anno dopo

Classifica parziale:

  1. Agente 007 – Al Servizio Segreto di Sua Maestà / On Her Majesty’s Secret Service (1969)
  2. Agente 007 – Si vive solo due volte / You Only Live Twice (1967)
  3. A 007, dalla Russia con amore / From Russia With Love (1963)
  4. Agente 007 – Missione Goldfinger / Goldfinger (1964)
  5. Agente 007 – Vivi e lascia morire / Live and Let Die (1973)
  6. Agente 007 – Licenza di uccidere / Dr. No (1962)
  7. Agente 007 – Thunderball (Operazione Tuono) – Thunderball (1965)
  8. Agente 007 – Una cascata di diamanti / Diamonds Are Forever (1971)

James Bond Non Muore Mai ritornerà ne L’uomo dalla pistola d’oro.

Fonti: Wikipedia, lo spoiler special podcast di Empire, il libro Some Kind Of Hero* di Matthew Field e Ajay Chowdhury, IMDB, James Bond Wiki, MI-6 HQ. Il conteggio delle vittime è stato realizzato durante la visione del film e verificato con quello di All Outta Bubblegum. Il Brit Factor è un indice calcolato sulla base delle nazionalità delle persone coinvolte e sulle location del film, nella realtà e nella storia.

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Sintesi

Vivi e lascia morire, prima sortita di Roger Moore nei panni di 007, tiene fede al suo nome: vive, azzeccando il nuovo volto di James Bond, pone le basi per un ottimo film, ma si lascia morire, tradendo criminalmente il suo potenziale drammatico per scivolare nell’auto-parodia.

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