Agente 007 – L’uomo dalla pistola d’oro / The Man with the Golden Gun (1974) [James Bond Non Muore Mai – 9]

L'uomo dalla pistola d'oro recensione
Christopher Lee è Francisco Scaramanga, l'uomo dalla pistola d'oro

L’MI6 riceve per posta una pallottola d’oro che porta inciso il numero ‘007’. L’esplicita minaccia convince M ad assegnare a James Bond un nuovo compito: rimosso da un’indagine sulla condotta dello scienziato Gibson, esperto nel campo delle energie alternative, l’agente viene invece incaricato di fare chiarezza sull’identità dell’assassino Francisco Scaramanga, famigerato per l’utilizzo di proiettili dorati e pertanto soprannominato ‘L’uomo dalla pistola d’oro’. La pista investigativa per Bond inizia a Beirut, dove un altro agente con licenza di uccidere è stato eliminato proprio con questo tipo di pallottole. Da qui localizza ad Hong Kong il produttore degli ordigni, e infine si mette sulle tracce del ricco industriale thailandese Hai Fat. Nel frattempo, divide le sue attenzioni tra Andrea Anders, l’amante di Scaramanga, e la collega Mary Goodnight.

Dopo quasi dieci anni di vicissitudini legate al casting di 007, la produzione dei Bond Movie si poté finalmente rilassare ed affrontare la lavorazione di un nuovo film quasi come se fosse un’attività di routine: il copromesso tra Harry Saltzman ed Albert R. Broccoli che abbiamo citato parlando di You Only Live Twice, ossia mantenere formalmente la partnership produttiva, ma di fatto alternarsi all’effettiva produzione dei film, ancora reggeva: Live and Let Die era stato un film Saltzman, il prossimo sarebbe stato un film Broccoli; Roger Moore era saldamente al suo posto di protagonista; il regista Guy Hamilton trovava i sostanziosi compensi che riceveva sufficienti a ricaricare le sue energie creative; infine, Tom Mankiewicz era ormai il nuovo sceneggiatore di fiducia per la serie, con licenza di ignorare completamente la trama dei romanzi di Ian Fleming, pur prendendone a prestito il titolo.

La locandina originale de L'uomo dalla pistola d'oro
La locandina originale de L’uomo dalla pistola d’oro

The Man with the Golden Gun, che era già stato adocchiato come seguito di You Only Live Twice, era di nuovo il candidato principale. Il dodicesimo ed ultimo romanzo scritto da Fleming vede James Bond riprendersi da un brutto trauma cranico sofferto ad opera di Blofeld in Giappone, solo per rimanere affetto da amnesia e subire un lavaggio del cervello ad opera del KGB. Mandato ad uccidere M, 007 fortunatamente fallisce la sua missione, viene felicemente de-programmato e può assumere l’incarico di rintracciare Scaramanga, tanto per cambiare, in Giamaica.
Per il film, solo l’idea dell’antagonista principale venne mantenuta, e, sempre con un’occhio rivolto all’attualità, la produzione decise di ispirare la storia alla recente crisi energetica: nel 1973 l’OPEC, l’organizzazione dei produttori di petrolio arabi, aveva imposto un embargo nei confronti delle nazioni che supportavano Israele nella guerra del Kippur contro Siria ed Egitto. Stati Uniti e Gran Bretagna erano fra i Paesi che soffrivano di più per l’enorme crescita del prezzo del petrolio, perciò la necessità di una diversa fonte di energia era – per la prima volta – una preoccupazione quotidiana per il pubblico.

Nel 1967 si era parlato di ambientare il film in Cambogia, ma nel 1974, i produttori accarezzarono l’idea di girare in Iran, ispirati dai paesaggi fatti conoscere al mondo dai film di Albert Lamorisse (inventore del Risiko! e regista vincitore della Palma d’Oro a Cannes e dell’Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale per il corto del 1956 Le Balloon Rouge); la guerra del Kippur aveva però reso pericolose anche quell’area: si ritornò allora a considerare l’Indocina, e si optò infine per l’allora poco frequentata provincia thailandese di Phang-Nga (non senza un collettivo sospiro di sollievo per gli addetti alle riprese, che avevano scoperto che Lamorisse era morto in un incidente in elicottero proprio in quelle zone, durante le riprese del film Le vent des Amoreux).

L’ambientazione asiatica avrebbe consentito anche di rincorrere l’acquisita popolarità dei film di Arti Marziali, che negli Stati Uniti avevano raggiunto l’apice del successo nei primi anni ’70, appena prima della morte di Bruce Lee.
Ad Hong Kong, Tom Mankiewicz venne a contatto con la realtà locale, ed in particolare con la figura di Run Run Shaw, uno dei fondatori dello Shaw Brothers Studio (una delle case di produzione più importanti di Hong Kong, familiare anche ai moderni spettatori, grazie ai film di Quentin Tarantino). Shaw è ricordato solitamente come un grande imprenditore, filantropo nonché uno dei primi uomini asiatici a ricevere dalla Regina Elisabetta II il titolo di sir; Mankiewicz, tuttavia, nelle sue memorie (My Life as a Mankiewicz: An Insider’s Journey through Hollywood, pagina 161), ne dà una descrizione molto meno lusinghiera, sostenendo di aver tratto ispirazione dagli Shaw Brothers per i villain secondari, i fratelli Fat, ricchi industriali e datori di lavoro di Scaramanga (nel film restò solo Hai Fat: il consanguineo Loh Fat venne rimosso dalla sceneggiatura).

Al suo terzo Bond consecutivo, lo sceneggiatore sentiva comunque il suo entusiasmo scemare e si ritrovava un po’ isolato; l’incrinarsi del rapporto, precedentemente ottimo, con Guy Hamilton lo portò alla decisione di abbandonare il progetto, dopo aver completato la prima stesura. Con procedura d’emergenza, venne richiamato in servizio Richard Maibaum.
Non fu comunque l’unica vittima di The Man with the Golden Gun: Ted Moore, Direttore della Fotografia di tutti i Bond precedenti (ad eccezione di On Her Majesty’s Secret Service), e Premio Oscar nel 1967 per A Man for All Seasons, al termine delle riprese on location in Thailandia si dette malato, e non tornò mai più su un set di James Bond. Al suo posto arrivò Oswald Morris, a sua volta Premio Oscar (vinto nel 1971 per Fiddler on the Roof).

Un altro cambio della guardia avvenne per il production design: la prima scelta Ken Adam era impegnato a guadagnarsi un Oscar con Stanley Kubrick su Barry Lyndon, mentre l’usuale alternativa Syd Cain stava preparando in Sud Africa il successivo film di Roger Moore, Gold (per la regia della vecchia conoscenza Peter Hunt). Venne naturale promuovere l’art director che aveva lavorato con Adam sui film precedenti, Peter Murton.
A Murton si deve il look da ‘Dottor Caligari’ della ‘house of fun’ nel quale Scaramanga sfida i suoi nemici, oltre che quello altrettanto sghembo della ‘base segreta’ dell’intelligence inglese, a bordo del relitto della nave RMS Queen Elizabeth (affondata nella baia di Hong Kong nel 1972).

Christopher Lee e Maud Adams in The Man With the Golden Gun
Christopher Lee e Maud Adams in L’uomo dalla pistola d’oro

Il ruolo del cattivo era stato proposto a Jack Palance, che declinò, spianando la strada a un grande Christopher Lee che, come abbiamo già raccontato, dodici anni prima era stato in lizza per interpretare il Dr. No (a nostro parere, guadagnandoci nello scambio); nell’ultimo decennio, Lee era diventato il Dracula per antonomasia, e aveva voglia di scrollarsi di dosso il ruolo del vampiro. L’eleganza ed il portamento dell’attore inglese erano perfetti per un villain che aspirava a confrontarsi con James Bond non solo nell’abilità con la pistola, ma anche nella classe e nella raffinatezza dei gusti, tanto da abbandonarsi apertamente al luogo comune secondo il quale il protagonista e l’antagonista sono di fatto due facce della stessa persona.

Soltanto l’anno prima, Christopher Lee e Britt Ekland avevano condiviso la danza macabra che conclude il bizzarro e sensuale thriller (oggi) di culto The Wicker Man (quello originale; se non l’avete visto, ma vi è piaciuto Midsommår, recuperatelo). La partecipazione dell’attrice svedese a L’uomo dalla pistola d’oro non è legata tuttavia a quella precedente esperienza: venuta a conoscenza del titolo del film, Ekland aveva letto il libro ed apprezzato il ruolo di Mary Goodnight, in origine segretaria di James Bond, e si era proposta direttamente alla produzione.

Roger Moore (James Bond) e Britt Eckland (Mary Goodnight) ne'L'uomo dalla pistola d'oro'
Roger Moore (James Bond) e Britt Eckland (Mary Goodnight) ne L’uomo dalla pistola d’oro

La Goodnight del film ha poco da spartire con la sua controparte letteraria, diventando uno dei personaggi più bistrattati dell’intera serie: inizialmente indispettita perché Bond non si è fatto sentire per due anni, si guadagna brevemente il nostro rispetto rifiutando le avances dell’agente segreto che la fa sentire chiaramente una scelta di ripiego; poi però, nella scena successiva, irrompe in negligée nella camera di 007 perché ‘è debole’, ma quando la ‘donna del cattivo’ si presenta nella camera, Mary viene rinchiusa nell’armadio (!) per due ore (!!) mentre i due si abbandonano ad una ‘double feature’ (!!!): una volta liberata, invece di protestare, si accontenta della promessa che ‘prima o poi verrà il suo turno’. Viene poi tenuta ostaggio da Scaramanga, relegata al ruolo di ‘bionda in bikini’, nel difendersi da violenza finisce per innescare una reazione a catena che distruggerà l’antro segreto del cattivo, ed infine preme involontariamente col sedere un bottone che peggiora ulteriormente la situazione. Magra consolazione, alla fine il suo turno arriverà (mentre il suo capo ascolta via telefono).

Maud Adams è Andrea Anders ne'L'uomo dalla pistola d'oro
Maud Adams è Andrea Anders ne L’uomo dalla pistola d’oro

L’altra donna, Andrea Anders, non viene trattata meglio da James Bond, che prima la spia nella doccia, poi la schiaffeggia per farle rivelare informazioni. Si scoprirà che la donna in realtà è molto più che l’amante del villain, ma ha messo in moto l’intera vicenda, inviando il proiettile perché qualcuno venisse a liberarla da Scaramanga. Andrea è interpretata da un’altra attrice svedese, Maud Adams: pare che le due co-protagoniste passassero comprensibilmente del tempo insieme, chiacchierando liberamente in Svedese, ignare del fatto che, dopo dodici anni di matrimonio con una donna danese, Christopher Lee fosse in grado di capire i loro discorsi.

A completare il cast, il minuto Hervé Villechaize nel ruolo di Nick Nack, braccio destro del cattivo e concepito esplicitamente come richiamo e opposto dell’Oddjob che serviva Goldfinger (il primo vero ‘uomo dalla pistola d’oro’).

Herve Villechaize nel ruolo di NIck Nack in The Man With the Golden Gun
Hervé Villechaize nel ruolo di NIck Nack in L’uomo dalla pistola d’oro

Il Bond di Roger Moore sembra ancora alla ricerca di un’identità coerente: in Live and Let Die 007 era affabile e rilassato, ma in The Man with the Golden Gun il personaggio è molto diverso: violento e minaccioso, ricorda di più il killer a sangue freddo interpretato da Sean Connery, anche se fatichiamo ad immaginare l’attore scozzese in una scena in cui inghiotte un proiettile dorato e si mette in cerca di una farmacia che lo aiuti ad espellerlo.

Nonostante la presenza di personaggi intriganti (Scaramanga e Nick Nack) e trovate interessanti (l’auto che si tramuta in aereo, la pistola componibile), The Man with the Golden Gun risulta essere, più che i suoi predecessori, una serie di sequenze d’azione, legate non tanto da una trama solida ma solo dalla presenza di un debole MacGuffin, il “Solex Agitator”. Le sequenze nella scuola di Arti Marziali, in particolare, sono un inserto inutile e realizzato senza perizia.
Sappiamo ormai quanto Guy Hamilton ami le scene comiche tanto quanto gli inseguimenti in barca e in auto, ma è inspiegabile il fatto che la scena più spettacolare per l’epoca, ossia la sequenza nella quale l’auto di Bond salta oltre un fiume ruotando su se stessa a 360 gradi (uno stunt per il quale la Eon Production dovette aggiudicarsi i diritti di riproduzione e che richiese – nel 1973 – accurate simulazioni al computer), invece di essere esaltata dalla colonna sonora, venga schernita dal fischio di un penny whistle.
Dal film precedente ri-compare poi con un pretesto l’odioso Sceriffo Pepper (Clifton James), qui promosso (?) ufficialmente a ‘spalla comica’.

Si tratta di una serie di scelte che mette in chiaro come il Bond Movie, dopo nove episodi, abbia perso lo smalto e stia cercando una nuova identità: cerca di restare adulto ma tende all’adolescenza, è più risqué ma anche più ridicolo, non disdegna di trasformarsi nella sua stessa caricatura. E non è colpa dell’attore protagonista.

Curiosità:

  • Christopher Lee avrà imparato le lingue scandinave dalla moglie Birgit, ma Roger Moore sembra non essere da meno quando brinda in Italiano, senza un motivo: ‘Per ora e per il momento che verrà’
  • Protagonista della scena di apertura è un gangster interpretato dal caratterista Marc Lawrence, che era apparso in un ruolo simile in Diamonds Are Forever (e in dozzine di altri film, in effetti)
  • Ian Fleming rubò il nome Scaramanga ad una persona reale, sulla cui identità ci sono versioni contrastanti: secondo alcune versioni si trattava di un compagno di scuola che Fleming odiava, secondo altre un uomo che aveva ospitato lo scrittore sull’isola greca di Hydra
  • The Man with the Golden Gun è il quinto ed ultimo Bond film diretto da Guy Hamilton. Tra i film degni di nota della sua futura carriera troviamo, negli anni ’80, gli adattamenti di Agatha Christie Assassinio allo specchio (con Angela Lansbury nel ruolo di Miss Marple) e Delitto sotto il sole (il secondo film di Peter Ustinov nei panni di Hercule Poirot)
  • Come già accennato, si tratta anche dell’ultimo film in cui Tom Mankiewicz è accreditato come screenwriter, dopo tre film da sceneggiatore o co-sceneggiatore. Nel resto della sua carriera, scriverà, tra gli altri, Cassandra Crossing e Ladyhawke, e collaborerà a Superman e Superman II. Ma anche a The Spy Who Loved Me.
  • Il dopo-Bond di Ted Moore non vide più progetti di altissimo livello: tra i film ai quali collaborò troviamo Orca (pellicola del 1977 con Richard Harris e Charlotte Rampling, prodotta da Dino De Laurentiis dopo aver visto Jaws) e Clash of the Titans (versione 1981, con Laurence Olivier, Maggie Smith e Ursula Andress)

Debriefing:

  • vittime di Bond: 1, il solo Scaramanga, se consideriamo che i tre sicari in Libano siano solo contusi
  • altre vittime: 5, di cui quattro ad opera della Pistola d’Oro, una di Mary Goodnight
  • amoreggiamenti: 2 (Andrea Anders, Mary Goodnight)
  • gadget: completamente all’opposto di Live and Let Die, James Bond non ha alcun marchingegno ad aiutarlo nella sua missione; dall’altro lato, abbiamo la pistola dorata componibile e l’auto volante di Scaramanga
  • tempo trascorso nel Regno Unito: circa 6 minuti, più altri 20 minuti circa nel protettorato britannico di Hong Kong (durata totale: 2 ore e 5 minuti)
  • 🇬🇧 Brit Factor 🇬🇧: 49%
  • Paesi visitati: Thailandia, Regno Unito, Libano, Macau (all’epoca governata dal Portogallo), Hong Kong
  • the Love Boat: Bond e Mary si appartano sulla giunca di Scaramanga. Risultato parziale: Imbarcazioni: 6, Resto del mondo: 3
  • Title track: The Man with the Golden Gun, con musica di John Barry e testo di Don Black (come Thunderball e Diamonds are Forever), ed interpretata dalla cantante scozzese Lulu. Il brano cerca di rivaleggiare con l’energia rock di Live and Let Die, ma ha una melodia immediatamente dimenticabile e, causa la convinzione di Harry Saltzman che il titolo della canzone dovesse corrispondere a quello del film, un testo troppo vincolato alla pellicola, per di più costellato di frasi a doppio senso che non si ingraziarono il pubblico britannico. Lo stesso Barry lo considera il suo peggior brano.
  • riconoscimenti: nessuno

Classifica:

  1. Agente 007 – Al Servizio Segreto di Sua Maestà / On Her Majesty’s Secret Service (1969)
  2. Agente 007 – Si vive solo due volte / You Only Live Twice (1967)
  3. A 007, dalla Russia con amore / From Russia With Love (1963)
  4. Agente 007 – Missione Goldfinger / Goldfinger (1964)
  5. Agente 007 – Vivi e lascia morire / Live and Let Die (1973)
  6. Agente 007 – Licenza di uccidere / Dr. No (1962)
  7. Agente 007 – L’uomo dalla pistola d’oro / The Man with the Golden Gun (1974)
  8. Agente 007 – Thunderball (Operazione Tuono) – Thunderball (1965)
  9. Agente 007 – Una cascata di diamanti / Diamonds Are Forever (1971)

James Bond Non Muore Mai ritornerà ne La spia che mi amava.

Fonti: Wikipedia, i commenti audio dell’edizione Blu-Ray del film*, il libro Some Kind Of Hero* di Matthew Field e Ajay Chowdhury, IMDB, James Bond Wiki, MI-6 HQ. Il conteggio delle vittime è stato realizzato durante la visione del film e verificato con quello di All Outta Bubblegum. Il Brit Factor è un indice calcolato sulla base delle nazionalità delle persone coinvolte e sulle location del film, nella realtà e nella storia.

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