Il mondo non basta

Il mondo non basta / The World is not Enough (1999) [James Bond Non Muore Mai – 19]

007 affronta un pericoloso criminale con un conto in sospeso nei confronti di M e dell'MI6, tra ordigni nucleari e oleodotti azeri.

L’assassinio dell’agente 009 ed un’esplosione all’interno dell’MI6, che uccide l’imprenditore Sir Robert King, mettono James Bond sulle tracce del criminale Victor Zokas, soprannominato Renard, che anni prima aveva rapito la figlia di King, Elektra. Quando all’epoca l’imprenditore, su consiglio di M e di 009, si era rifiutato di pagare il riscatto, Elektra aveva finito per affrancarsi da sé, seducendo i suoi carcerieri, guadagnando la libertà ma perdendo l’innocenza; Renard se l’era cavata con una pallottola conficcatagli nel cervello da 009, un colpo non fatale che l’aveva però privato della capacità di provare piacere o dolore, rendendolo un’inarrestabile macchina omicida.
James Bond teme che Elektra sia il prossimo bersaglio di Renard, e la raggiunge in Azerbaigian, dove la donna sta completando l’impresa di famiglia: la costruzione di un oleodotto che, attraversando la Turchia invece del Mar Nero, toglierà potere agli oligarchi russi.
007 si infiltra nel team di Renard, che a sua volta si è unito ad un’equipe diretta dalla dottoressa Christmas Jones, giovane fisico incaricata di rimuovere una testata atomica in Kazakistan. Dopo essersi lasciato sfuggire il criminale ed un carico di plutonio, James Bond, assieme a Jones, deve tornare in fretta da Elektra ed evitare che l’oleodotto venga distrutto da un’esplosione nucleare.

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Il poster de Il mondo non basta
Il poster de Il mondo non basta

Al termine del millennio impazzava la guerra totale fra MGM/United Artists e Sony/Columbia Pictures per il controllo di James Bond: Sony, che deteneva i diritti per Casino Royale e aveva in cantiere una serie di 007 parallela a quella di Eon Productions, aveva citato in giudizio MGM, spalleggiando Kevin McClory; l’Irlandese, che, a parte Thunderball, negli ultimi quattro decenni aveva scritto la bellezza di zero sceneggiature e prodotto l’esagerazione di un singolo film (il remake di Thunderball, Never Say Never Again), tornava ad accanirsi sulle sue vittime preferite, la famiglia Broccoli, sostenendo ora di essere stato il co-autore, grazie al suo copione originale di Thunderball, dell’intero Bond Cinematic Universe ed esigendo di essere rimborsato per quarant’anni di diritti non riconosciuti.
Ci vollero alcuni anni e diversi processi perché McClory si arrendesse ed accettasse le deliberazioni dei giudici, che decretarono che, ammesso e non concesso che le sue affermazioni fossero state vere, aveva atteso troppo tempo per avanzare le sue richieste. Tutti ciò non gli impedì di continuare a pubblicizzare l’imminente produzione di Warhead 2000 AD (altro remake di Thunderball), come aveva fatto fin dal 1996, lasciando intendere che, come Sean Connery prima di lui, anche Timothy Dalton avrebbe accettato di tornare ad interpretare James Bond.
L’intera vicenda si concluse con il passaggio dei diritti di Casino Royale all’MGM…

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…ma questa è un’altra storia. Dal punto di vista creativo, al termine del millennio Michael G. Wilson e Barbara Broccoli avevano adocchiato un promettente duo di sceneggiatori: Neal Purvis e Robert Wade avevano all’attivo il film Let Him Have It, con Christopher Ecclestone, e stavano facendo circolare lo script di Plunkett & Macleane, che sarebbe diventato il film d’esordio di Jake Scott, con Robert Carlyle, Jonny Lee Miller e Liv Tyler.
I due cominciarono a proporre alcune idee, tra le quali una basata, ancora una volta, sul crollo dell’Unione Sovietica ed in particolare sull’estrazione di petrolio in Azerbaigian. Su questo nucleo venne poi innestato un personaggio ispirato al sequestro dell’ereditiera Patty Hearst, al suo trauma e alle sue esperienze dopo la liberazione.

Maria Grazia Cucinotta a.k.a. 'Cigar girl' ne Il mondo non basta
Maria Grazia Cucinotta a.k.a. ‘Cigar girl’ ne Il mondo non basta

La ricerca di un nuovo regista partì di nuovo da Martin Campbell, ma il responsabile di GoldenEye di nuovo declinò. Venne contattato allora Alfonso Cuarón, che era reduce da Great Expectations, il quale preferì non approfittare dell’offerta, andando invece a dirigere il più personale Y tu Mamà Tambien.
Con una mossa a sorpresa, la produzione si rivolse quindi a Michael Apted, che raramente viene annoverato tra i registi più versati nel cinema d’azione. Apted all’epoca aveva realizzato Gorilla nella nebbia e completato Extreme Measures (con Gene Hackman e Hugh Grant), ma era più noto come documentarista e per la serie di film Up, che dal 1964 segue le vite di un gruppo di Inglesi (presentandoli per la prima volta bambini di 7 anni e reincontrandoli ogni sette anni: l’episodio più recente, 63 Up, è appena uscito).
Apted venne scritturato per la sua esperienza con personaggi sfaccettati, ed in particolare per l’abilità con i ruoli femminili.

Da questo punto di vista, il regista aveva una marcia in più: per dare più complessità e verosimiglianza alle donne del film, coinvolse nella preparazione della sceneggiatura la moglie, Dana Stevens, sua collaboratrice abituale. Stevens fu la prima donna dai tempi di Johanna Harwood e From Russia with Love a dare un contributo sostanziale ad un film di 007 – senza peraltro venire ufficialmente accreditata per il suo lavoro.
Il risultato fu un netto rafforzamento dei personaggi di M ed Elektra e della relazione tra le due donne, tanto che Pierce Brosnan temeva che il suo ruolo scivolasse in secondo piano: su sua richiesta, un’ulteriore stesura venne affidata al responsabile dello script di Tomorrow Never Dies, Bruce Feirstein, incaricato di riportare al centro della vicenda il protagonista ufficiale, James Bond.

James Bond (Pierce Brosnan) con i suoi occhiali speciali ne Il mondo non basta
James Bond (Pierce Brosnan) si gode i suoi occhiali a raggi X ne Il mondo non basta

Il titolo del film, The World Is Not Enough, era anche il motto di famiglia di 007, menzionato per la prima (e unica) volta in On Her Majesty’s Secret Service: un richiamo esplicito al fatto che, ancora una volta, si faceva leva sulle atmosfere della pellicola del 1969, quella che aveva toccato l’unica corda emotiva di James Bond, nella speranza che il personaggio ed il pubblico, memori di quell’esperienza, reagissero di conseguenza a riferimenti più subliminali, come la discesa sugli sci di James ed Elektra.

La scelta di un’attrice alla quale affidare un ruolo così importante non fu facile: si dice sia stata contattata la già diva Sharon Stone, si dice sia stata presa in considerazione l’allora sconosciuta Vera Farmiga, che aveva appena debuttato al cinema ne Il tempo di decidere (con Vince Vaughn, Anne Eche e Joaquin Phoenix). Alla fine venne scritturata Sophie Marceau: l’attrice che aveva fatto breccia nell’immaginario degli adolescenti degli anni ’80 con Il tempo delle mele era cresciuta, si era fatta ri-notare qualche anno in Braveheart, ed era perfetta per interpretare l’ex ragazza innocente, formata e trasformata dalla terribile esperienza del rapimento.

Sophie Marceau è Elektra King ne Il mondo non basta
Sophie Marceau è Elektra King ne Il mondo non basta

Per il ruolo del villain Renard, Robert Carlyle, sull’onda del suo ruolo da semi-psicopatico in Trainspotting ed in quello più normale da Full Monty, ebbe la meglio su altri contendenti come Javier Bardem (il suo turno verrà più tardi) e Jean Reno.

Il mondo non basta vedeva inoltre la partecipazione di Maria Grazia Cucinotta nella parte della femme fatale (senza nome) della lunghissima sequenza pre-titoli, dell’ex-Monty Python John Cleese nel ruolo del ‘futuro Q’, di Serena Scott Thomas (la sorella minore della più nota Kirsten) nel camice della dottoressa Molly Warmflash, del protagonista di Festen Ulrich Thomsen nella parte di Davidov – braccio destro di Elektra – ed il gradito ritorno di Robbie Coltrane nella parte di Valentin Zukovsky, l’amico/nemico di 007 apparso precedentemente in GoldenEye; completavano il cast, naturalmente, Judi Dench, Samantha Bond e Desmond Llewelyn nei ruoli consueti.

The World is not Enough aggiunge finalmente qualcosa di nuovo ai film di 007: un personaggio sulle cui intenzioni, per qualche tempo, non siamo esattamente sicuri (un tentativo poco convincente era stato fatto a tal proposito in For Your Eyes Only), Ciò dà alla storia una nuova tensione, rendendo James Bond meno infallibile e quindi più vulnerabile.
Abbiamo anche occasione di vedere M, per la prima volta in 19 film, alle prese con un problema da risolvere: un agente sul campo anziché un’eminenza grigia compassata nel suo ruolo.

Non sono i soli lati positivi: l’inseguimento tra motoscafi sul Tamigi, con Bond per una volta inseguitore e non inseguito è una sequenza davvero mozzafiato, e la presenza di caratteristi brillanti come Cleese e Coltrane sostiene l’interesse nel film.

Anche Pierce Brosnan, che fino ad ora abbiamo criticato come un attore non esattamente convinto del suo ruolo di 007, finalmente fa dimenticare di essere un volto in affitto e diventa James Bond.

Per tutti questi motivi The World is not Enough aspirava a diventare il migliore film della serie… finché Lei rovinò tutto.

Denise Richards è Lara Croft... no, è Christmas Jones ne Il mondo non basta
Denise Richards è Lara Croft… no, è il Dottor Christmas Jones ne Il mondo non basta

La MGM aveva accettato un’attrice francese per il ruolo di Elektra King, ma per quello di Christmas Jones, impose un’Americana: nello script, Jones era nata come investigatore assicurativo, ma nell’altro film di Brosnan del 1999, Gioco a due, il personaggio femminile svolgeva la stessa professione. Christmas divenne quindi una cacciatrice di taglie prima, ed un fisico nucleare poi.
Nulla vieta ad un’illustre scienziata di essere anche avvenente, ma per qualche motivo la ventottenne Denise Richards, fresca di Starship Troopers e Wild Things, avvolta in top attillati e scollati non risultò troppo convincente. Il Dr. Jones è un personaggio che evidentemente la penna di Dana Stevens non poté toccare: un esperto smantellatore di ‘migliaia’ di bombe atomiche alla quale Bond ordina di non smontare l’unico ordigno del film, e che si riduce da lì a poco nell’ennesima fanciulla in difficoltà, che alterna frasi finto-tecniche senza troppo senso ad una vagonata di ‘oh James’, seguendo lo stesso destino di Stacey Sutton in A View to a Kill.

Pur con questa nota stonata (non necessariamente per demerito di Richards), The World is not Enough resta uno degli episodi più godibili della serie, confermando – come per La spia che mi amava e, se vogliamo, per Goldfinger – che spesso ci vogliono tre film per consentire ad un attore di trovare il ‘suo’ Bond: un lusso che al tanto vituperato Timothy Dalton non venne concesso.

Curiosità e chiamate alla ribalta:

  • Il Q di Desmond Llewelyn si congeda nel modo più azzeccato possibile, svanendo lentamente in una botola nel pavimento del suo laboratorio dopo aver passato il testimone a John Cleese. L’ottantacinquenne attore gallese, volto del Maggiore Boothroyd, Capo della divisione Q per diciassette film, e ultimo esponente della vecchia guardia di 007, aveva partecipato a tutti i film a partire da From Russia with Love, (con la sola eccezione di Live and Let Die), unico attore a collaborare con cinque diversi James Bond. Llewelyn morì in un incidente stradale tre settimane dopo la premiére del film.
  • Nella sequenza dell’inseguimento sul Tamigi si intravedono per un momento due ausiliari impegnati a mettere le ganasce ad un’auto parcheggiata in divieto di sosta, venendo travolti dall’onda sollevata dal motoscafo di James Bond: uno di essi era Ray Brown, protagonista di Clampers, una famosa docu-soap della BBC dell’epoca, che seguiva la vita quotidiana degli impiegati del Council del sobborgo londinese di Southwark
  • il Direttore della Fotografia per questo film fu Adrian Biddle, i cui lavori precedenti spaziano da Aliens a The Princess Bride, da Willow a Thelma e Louise
  • il Responsabile del Montaggio fu invece Jim Clark, che aveva lavorato a film quali Il maratoneta e Mission
  • Peter Lamont tornò nel ruolo di Production Designer, dopo che aveva saltato Tomorrow Never Dies con la scusa di guadagnarsi un Oscar per Titanic

Debriefing:

  • vittime di Bond: tra 20 e 26
  • altre vittime: una quarantina
  • amoreggiamenti: 3 (la dottoressa Warmflash, Elektra King, Christmas Jones)
  • gadget: occhiali esplosivi; il motoscafo Q-boat con razzi propulsori e siluri; una nuova BMW con armatura in titanio, head-on display e missili e la possibilità di essere telecomandata; il giubbotto-airbag a protezione totale; l’orologio che tanto per cambiare spara rampini; occhiali a raggi X; una carta di credito con grimaldello
  • tempo trascorso nel Regno Unito: 23 minuti circa (durata totale: 2 ore e 8 minuti)
  • 🇬🇧 Brit Factor 🇬🇧: 65%
  • Paesi visitati: Spagna, Regno Unito, Azerbaigian, Kazakistan, Turchia
  • the Love Boat: per un pelo… dopo un finale a bordo di un sottomarino, per pochi secondi vediamo James Bond e la sua bella all’asciutto, su una terrazza di Istanbul, con una delle battute più imbarazzanti dell’intera serie. Risultato parziale: Imbarcazioni: 11, Resto del Mondo: 8
  • Bond Track: The World is not Enough, scritta dal compositore David Arnold con testo dell’abituale Don Black, ed eseguita dai Garbage della Scozzese Shirley Manson, accompagna i titoli di testa a tema petrolifero di Daniel Kleinman. Per i titoli di coda era stata preparata una seconda canzone, l’intimista Only Myself to Blame interpretata da Scott Walker: troppo intimista, si giudicò, tanto che alla fine venne scartata dal film, sostituita per la prima volta da un riarrangiamento del James Bond Theme
  • riconoscimenti: nessuno degno di nota. E ricordate, i Razzies non sono un premio degno di nota

Classifica parziale:

  1. La spia che mi amava / The Spy Who Loved Me (1977)
  2. Agente 007 – Al Servizio Segreto di Sua Maestà / On Her Majesty’s Secret Service (1969)
  3. Il mondo non basta / The World is not Enough (1999)
  4. Agente 007 – Si vive solo due volte / You Only Live Twice (1967)
  5. A 007, dalla Russia con amore / From Russia With Love (1963)
  6. 007 – Vendetta privata / Licence to Kill (1989)
  7. Agente 007 – Missione Goldfinger / Goldfinger (1964)
  8. GoldenEye (1995)
  9. Agente 007 – Vivi e lascia morire / Live and Let Die (1973)
  10. Solo per i tuoi occhi / For Your Eyes Only (1981)
  11. Agente 007 – Licenza di uccidere / Dr. No (1962)
  12. Il domani non muore mai / Tomorrow Never Dies (1997)
  13. Moonraker – Operazione Spazio / Moonraker (1979)
  14. Agente 007 – L’uomo dalla pistola d’oro / The Man with the Golden Gun (1974)
  15. Agente 007 – Thunderball (Operazione Tuono) – Thunderball (1965)
  16. 007 – Zona Pericolo / The Living Daylights (1987)
  17. 007 – Bersaglio mobile / A View to a Kill (1985)
  18. Agente 007 – Una cascata di diamanti / Diamonds Are Forever (1971)
  19. Octopussy – Operazione Piovra / Octopussy (1983)

James Bond Non Muore Mai ritonerà in La morte può attendere.

Fonti: Wikipedia, lo spoiler special podcast di Empire, il libro Some Kind Of Hero* di Matthew Field e Ajay Chowdhury, IMDB, James Bond Wiki, MI-6 HQ. Il conteggio delle vittime è stato realizzato durante la visione del film e verificato con quello di All Outta Bubblegum. Il Brit Factor è un indice calcolato sulla base delle nazionalità delle persone coinvolte e sulle location del film, nella realtà e nella storia.

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Sintesi

Uno degli episodi più godibili della serie, nel quale Pierce Brosnan finalmente fa suo il ruolo di James Bond, ma rischia di essere eclissato dai notevoli personaggi femminili del film.

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