Il domani non muore mai / Tomorrow Never Dies (1997) [James Bond Non Muore Mai – 18]

Jonathan Pryce è Elliot Carver, un po' Rupert Murdoch, un po' Steve Jobs, ne Il domani non muore mai
Jonathan Pryce è Elliot Carver, un po' Rupert Murdoch, un po' Steve Jobs, ne Il domani non muore mai

Un segnale GPS contraffatto attira la nave da guerra britannica HMS Devonshire nelle acque territoriali della Repubblica Popolare Cinese, innescando tensioni che culminano con l’abbattimento della nave e di un aereo militare cinese. Responsabile della distruzione dei due mezzi militari e architetto dell’intero incidente è, in realtà, il magnate dell’editoria Elliot Carver: l’obiettivo è realizzare uno scoop per il suo quotidiano Tomorrow, che spinga le quotazioni del suo gruppo editoriale, in procinto di lanciare un nuovo network tv a diffusione mondiale.
L’MI6 ha sospetti sulla ricostruzione ufficiale dei fatti, ed invia James Bond all’inaugurazione del network ad Amburgo, sperando che possa far leva su Paris Carver, moglie di Elliot e vecchia fiamma dell’agente segreto. Dopo alcune schermaglie con i servizi di sicurezza di Carver e con la spia cinese Wai Lin, 007 trova la sorgente del segnale GPS, e identifica la posizione del relitto della HMS Devonshire, nelle profondità dei mari del sud-est asiatico.

La ritrovata fiducia nella saga di James Bond, grazie anche all’entusiasmo suscitato anche solo dal trailer di GoldenEye, fece sì che Metro-Goldwyn-Mayer spingesse per la realizzazione del film successivo ancora prima che l’esordio di Pierce Brosnan arrivasse nelle sale. Sotto sotto, c’era un motivo molto più pratico: nei primi anni ’90 lo Studio, sempre in precarietà finanziaria, era passato sotto il controllo dell’imprenditore italiano Giancarlo Parretti con il supporto della banca francese Crédit Lyonnais, e poi, dopo una serie di cause legali che misero Parretti fuori dal gioco, direttamente in possesso dell’istituto bancario. Le leggi americane impedivano che tale situazione si potesse protrarre a lungo, perciò MGM avrebbe dovuto essere ceduta ad un nuovo proprietario entro il 1997; un film di 007 in uscita appena prima dell’apertura delle offerte d’acquisto avrebbe fatto alzare il valore dello Studio: era quindi di primaria importanza sfornare in tempo una nuova pellicola.

Il poster de Il domani non muore mai
Il poster de Il domani non muore mai

Per ideare una storia interessante venne contattato il popolare autore di romanzi crime Donald E. Westlake, il quale preparò ambientò un soggetto ambientato ad Hong Kong: la regione asiatica era al centro dell’attenzione mondiale a causa dell’imminente cambio di amministrazione, da protettorato britannico a parte integrante dello stato cinese, previsto per il primo gennaio 1997.
La proposta di Westlake venne accantonata, e la sceneggiatura venne affidata a Bruce Feirstein, uno degli autori di GoldenEye, che pure era affascinato dalla situazione ad Hong Kong, e allo stesso tempo voleva portare l’attenzione sul tema del giornalismo televisivo, capace di raccontare un evento in modi completamente diversi a seconda dell’ideologia dell’emittente.
Feirstein preparò quindi uno script nel quale l’antagonista era un magnate dei mass media nazionalista che, piuttosto che lasciar passare Hong Kong sotto il dominio cinese, progettava di distruggere la città e di trarne profitto con una copertura giornalistica esclusiva del disastro. La produzione interpellò la Kissinger Associates, società di consulenza politica dell’ex Segretario di Stato Americano Henry Kissinger, perché desse indicazioni su come gestire un tema così delicato: la società consigliò caldamente di lasciar perdere: non era scontato che il passaggio di consegne ad Hong Kong sarebbe stato pacifico, ed Eon Production non poteva rischiare di ritrovarsi con un film che trattava quegli eventi in modo troppo leggero, se nella realtà si fossero verificati disordini o sanguinosa repressione come accaduto in Piazza Tienanmen.

Con buona parte del soggetto da riscrivere daccapo, si decise di organizzare un brainstorming di sceneggiatori, che coinvolse Robert Collector (autore nel 1992 di Avventure di un uomo invisibile, di John Carpenter con Chevy Chase e Daryl Hannah), David C. Wilson (che aveva sceneggiato nel 1991 il film di arti marziali Arma perfetta, e che molti anni più tardi scriverà il soggetto del The Man from U.N.C.L.E. di Guy Ritchie), Tom Ropelewski (responsabile della commedia del 1993 Senti chi parla adesso!, l’episodio canino della trilogia con John Travolta e Kirstie Alley), Kurt Wimmer (che all’epoca aveva all’attivo il thriller Sotto controllo, ma che più tardi si specializzerà in remake, inclusi Il caso Thomas Crown ossia Gioco a due, con Pierce Brosnan, il Total Recall con Colin Farrell ed il Point Break del 2015), Leslie Dixon (co-autrice di Senti chi parla adesso! e futura collaboratrice su Gioco a due, nonché co-autrice di Mrs. Doubtfire) e Nicholas Meyer (al quale si devono tre film di Star Trek: L’ira di Khan, Rotta verso la Terra e Rotta verso l’ignoto).

Dalla settimana di lavoro del gruppo emersero ben due idee: la scena di un elicottero che si fa strada all’interno di un mercato vietnamita (che sopravvisse), ed una guerra tra India e Cina (che non vide la luce).

Teri Hatcher è Paris Carver in Tomorrow Never Dies
Teri Hatcher è Paris Carver in Tomorrow Never Dies

Venne allora arruolato Daniel Petrie Jr., autore di Beverly Hills Cop e Turner e il casinaro, sponsorizzato dal regista di quest’ultimo film: Roger Spottiswoode, considerato tra i papabili per GoldenEye, era stato nel frattempo ricontattato e aveva accettato di dirigere il nuovo Bond (dopo che Martin Campbell aveva declinato l’offerta di tornare, preferendo andare a dirigere La maschera di Zorro).
Ma neanche questo sceneggiatore ebbe successo: Pierce Brosnan non amava lo script prodotto da questo laborioso processo, e convinse Barbara Broccoli e Michael G. Wilson ad assegnare il compito nuovamente a Bruce Feirstein, che si mise d’impegno per recuperare il tempo perduto.

Almeno, era stato individuato il titolo del film: Tomorrow Never Lies, Tomorrow (il nome del giornale di proprietà del villain Elliot Carver) non mente mai.
Al momento di trasmettere quest’informazione ai media, un errore di stampa trasformò il titolo in Tomorrow Never Dies (Il domani non muore mai), che venne considerato migliore dell’originale, anche se fondamentalmente privo di senso compiuto.

Lo script ancora non era stato ultimato, ma l’inizio dello shooting non poteva asepttare: nuove versioni di scene e dialoghi venivano consegnate agli attori poche ore prima delle riprese; Pierce Brosnan non era contento, Judi Dench non era contenta.
La situazione era esacerbata dal caldo della Thailandia (location che interpretava il Vietnam) e da conflitti tra il protagonista e la Bond woman principale: Teri Hatcher, all’epoca ex Lois Lane della serie Lois & Clark e non ancora Casalinga disperata, dotata di energia sufficiente per il piccolo schermo, ma deludente al cinema. Hatcher stenta a convincere nel ruolo di Paris Carver, raro caso di donna del cattivo, che Bond ha conquistato prima delle vicende del film: una donna potenzialmente doppiogiochista, sulla carta misteriosa e dalle intenzioni inscrutabili, nella pratica affida la maggior parte del suo charme al vestito che indossa (e che non regge a lungo).

James Bond (Pierce Brosnan) e Wai Lin (Michelle Yeoh) sfrecciano per le strade di Saigon (Bangkok) ne Il domani non muore mai
James Bond (Pierce Brosnan) e Wai Lin (Michelle Yeoh) sfrecciano per le strade di Saigon (Bangkok) ne Il domani non muore mai

Molto più a suo agio era l’altra co-protagonista, Michelle Yeoh, la cui popolarità non era ancora esplosa in occidente (La tigre e il dragone arriverà qualche anno più tardi): abituata a lavorare in produzioni di Hong Kong, l’attrice malese non aveva problemi con un set caotico ed in continuo mutamento. Il suo personaggio, il colonnello cinese Wai Lin, è una nuova iterazione de ‘la spia che mi amava’, molto più attiva e molto meno scollata di Anya Amasova, Wai segue lo stesso percorso narrativo: da avversario, a collaboratrice indipendente e di pari valore, a ostaggio del nemico fino alla liberazione da parte di OO7.

Nel ruolo di Elliot Carver (dopo che Anthony Hopkins declinò l’offerta per andare a girare, anche lui, La maschera di Zorro) troviamo Jonathan Pryce. Il protagonista di Brazil dà al suo personaggio una chiave di lettura massmediatica, interpretandolo come un uomo amante della teatralità, del quale gli aspetti istrionici sono accentuati al limite della parodia (il confine tra Carver e il Dottor Male di Austin Powers è a momenti assai sottile).

Altri cattivi secondari sono il ‘braccio’ Stamper (il Tedesco Götz Otto), un altro dei tanti armadi biondi della filmografia di 007, e la ‘mente’, l’hacker Henry Gupta. Roger Spottiswoode scritturò per quest’ultimo ruolo l’attore e prestigiatore americano Ricky Jay, pensando che la sua abilità con le carte sarebbe stata un originale elemento offensivo: purtroppo le scene in cui Gupta lancia affilatissime carte da gioco vennero tagliate (pun not intended), rendendo il personaggio piuttosto blando.
A tenere vivo l’interesse c’è la scena, dal tono un po’ anomalo rispetto al resto del film, che ha per protagonista il sempre gradito caratterista Vincent Schiavelli nel ruolo del sadico Dr. Kaufman.

Vincent Schiavelli è il Dr. Kaufman ne Il domani non muore mai
Vincent Schiavelli è il Dr. Kaufman ne Il domani non muore mai

Il fiero femminismo del film precedente è già dimenticato: visto che apparentemente i problemi di Bond con l’autorità femminile sono risolti, M (Judi Dench) arriva a consigliare a 007 di darsi da fare con la sua vecchia fiamma per estorcerle informazioni (‘pump her up for information’) e perfino Moneypenny (Samantha Bond) si dà ai calembour a doppio senso (il famigerato ‘you always were a cunning linguist, James’).

Tra scene memorabili (l’inseguimento tra elicottero e moto nel mercato di Saigon), e meno efficaci (come la prolungata sequenza in cui Bond pilota una BMW comandandola con il suo cellulare Ericsson, in pratica un lungo spot per mettere in risalto la resistenza dei cristalli della vettura: la scena si conclude con 007 che lancia sconsideratamente l’auto da un palazzo su una strada piena di passanti), Tomorrow Never Dies è un ritorno alla classica formula di Bond: tre donne (una per l’inizio, una sacrificale, una per la conclusione), un cattivo con un complicato progetto di dominio (colorato sì con la modernissima minaccia dei mass media bugiardi, ma in fondo la stessa idea di mettere le potenze del mondo le une contro le altre, come Blofeld in You Only Live Twice e come Stromberg in The Spy Who Loved Me), il braccio destro sconfitto proprio al termine del film. Elementi giusti, ma nulla che faccia risaltare Il domani non muore mai rispetto ad altre pellicole della serie, che lo elevi a qualcosa di diverso da ‘un altro film di James Bond’, che allontani il sospetto che 007 sia ormai soltanto un marchio da vendere, veicolo pubblicitario per se stesso e per gli sponsor.

Ricky Jay (Henry Gupta) e Götz Otto (Stamper) ne Il domani non muore mai
Ricky Jay (Henry Gupta) e Götz Otto (Stamper) ne Il domani non muore mai

Pierce Brosnan, alla sua seconda prestazione, sembra molto più a suo agio, meno compunto e meno preoccupato di calcare pedissequamente le orme di Sean Connery, ma a parte un paio di momenti (come la scena in cui attende nella sua stanza d’albergo l’arrivo di un emissario di Carver), dà ancora l’idea di essere un supplente, un attore che interpreta James Bond in un film di James Bond, più che essere James Bond.
Ma c’è ancora tempo per Brosnan: il suo domani non muore certo qui.

Curiosità:

  • Elliot Carver viene oggi assimilato più frequentemente a Rupert Murdoch, ma la sua figura era ispirata ad un altro editore, Robert Maxwell, proprietario del Daily Mirror, ritrovato morto nell’Oceano Atlantico nel 1991
  • Monica Bellucci venne considerata per il ruolo di Paris Carver, ma la produzione si impuntò per scritturare un’attrice americana. Bellucci dovrà aspettare altri diciott’anni prima di diventare una Bond woman
  • Ricompare qui Jack Wade (Joe Don Baker), il chiassoso agente CIA a supporto di James Bond, alla sua seconda e ultima apparizione
  • Appare invece per la prima volta Charles Robinson (Colin Salmon), assistente di M
  • A bordo della HMS Devonshire c’è un giovane Gerard Butler, al suo secondo film
  • A bordo della HMS Bedford, che assiste Bond nello scontro finale, pure al suo secondo film, c’è Hugh Bonneville, oggi noto soprattutto come il Conte Crawley di Downton Abbey
  • peraltro, il creatore di Downton Abbey, Julian Fellowes, appare all’inizio del film nel ruolo del nuovo Ministro della Difesa
  • il regista Roger Spottiswoode odiava così tanto i titoli di testa, creati da Daniel Kleinman, da vietare che il suo nome venisse associato alla sequenza: ‘diretto da Roger Spottiswoode’ appare soltanto alla fine dei credits iniziali, su sfondo nero. A parzialissima giustificazione, concordiamo sul fatto che in effetti questi titoli non sono i migliori della saga
  • la HMS Devonshire venne eclissata da un’altra nave affondata al cinema: Tomorrow Never Dies uscì lo stesso giorno del Titanic di James Cameron, fatto che non favorì il box office di James Bond
  • Titanic aveva già sottratto a 007 il suo production designer: Peter Lamont, occupato sul set con DiCaprio e Winslet, dovette lasciare temporaneamente il posto che occupava dai tempi di For Your Eyes Only; venne sostituito da Allan Cameron, che aveva al suo attivo Highlander e Willow ed era collaboratore abituale di Paul Verhoeven
  • La maschera di Zorro rubò alla serie, oltre al regista e al candidato villain, anche Phil Méheux, direttore della fotografia per GoldenEye. Il compito passò all’Americano Robert Elswit, usuale cinematographer di Paul Thomas Anderson, e che aveva appena terminato Boogie Nights. Elswit fu il primo Statunitense a dare il suo contributo in questo ruolo a 007
  • James Bond trova nel covo di Wai Lin una pistola Walther P99, che d’ora in poi sarà la sua arma prediletta, sostituendo la Walther PPK che gli era stata affidata dal maggiore Boothroyd in Dr. No
  • le musiche del film sarebbero dovute essere scritte da John Barry, ma a causa di disaccordi economici vennero invece affidate a David Arnold, che aveva al suo attivo le colonne sonore di Stargate e Independence Day, e che in tempi più recenti ha scritto il tema della serie TV Sherlock. Per qualche motivo, il sottofondo per le scene d’azione ci ricorda il tema dei Blues Brothers
  • come già ricordato, le scene ambientate in Vietnam vennero invece girate in Thailandia, con il risultato che le sequenze sulle barche vietnamiti hanno come sfondo le stesse isole viste in The Man with the Golden Gun
  • appena prima dell’uscita de Il domani non muore mai, un antico spettro tornò a tormentare la famiglia Broccoli, e le prospettive di vendita di MGM, quando Sony/Columbia Pictures annunciò ‘una nuova serie di film di James Bond, basata sui diritti detenuti da Kevin McClory’. McClory, già produttore della pellicola ‘ribelle’ Never Say Never Again, era indicato come stato il produttore del primo film, atteso per il 1999. Ne seguì un’altra battaglia legale, e sappiamo bene, col senno di poi, che questa minaccia non ebbe seguito. Per rimarcare il fatto che 007 apparteneva ad una sola produzione, MGM finì per acquistare anche i diritti di distribuzione di Mai dire mai

Debriefing:

  • vittime di Bond: una trentina, ma c’è da perdere il conto
  • altre vittime: tra venti e venticinque, difficile a dirsi
  • amoreggiamenti: 3 (la docente danese, Paris Carver, Wai Lin)
  • gadget: una BMW accessoriata con mitragliatrici, missili e cose oggi più banali come GPS ed assistente vocale (con accento tedesco); il cellulare Ericsson con scanner di impronte digitali, che funge anche da taser, grimaldello e telecomando/joypad per l’auto; l’orologio Omega con carica esplosiva e detonatore. Pochi attrezzi ma potenti e tutti di marca
  • tempo trascorso nel Regno Unito: 8 minuti (durata totale: 1 ora e 59 minuti)
  • 🇬🇧 Brit Factor 🇬🇧: 55%
  • Paesi visitati: Russia, Regno Unito, Cina, Germania, Vietnam
  • the Love Boat: in un altro richiamo al Bond classico, come in Dr. No, 007 preferisce restare ad amoreggiare in mare anziché essere tratto in salvo dalle forze alleate. Il relitto della nave di Carver fa da alcova. Risultato parziale: Imbarcazioni: 11, Resto del Mondo: 7
  • Bond Tracks: prima ancora di essere assunto, David Arnold aveva preparato come ‘provino’ per il film il brano Surrender, assieme al paroliere veterano Don Black, ma al momento di mettersi al lavoro la canzone titolare era stata già scelta: Tomorrow Never Dies, interpretata da Sheryl Crow (che l’anno precedente aveva pubblicato il suo secondo album) e da lei scritta con Mitchell Froom, fa da sfondo ai titoli di testa, che hanno un bizzarro tema cibernetico. La decisamente bondiana Surrender, cantata da k.d. lang., sopravvisse per accompagnare i titoli di coda, che partono appena dopo la dedica ad Albert R. Broccoli, morto nel 1996
  • riconoscimenti: la canzone Tomorrow Never Dies ed i suoi autori (Sheryl Crow e Mitchell Froom) furono candidati al Golden Globe per la Miglior Canzone Originale (ma persero contro My Heart Will Go On di Celine Dion, da Titanic ovviamente); Pierce Brosnan fu candidato agli European Film Award per il suo Straordinario Contributo Europeo al Cinema Mondiale, sconfitto da Stellan Skarsgård, che aveva partecipato ad Amistad e Good Will Hunting

Classifica parziale:

  1. La spia che mi amava / The Spy Who Loved Me (1977)
  2. Agente 007 – Al Servizio Segreto di Sua Maestà / On Her Majesty’s Secret Service (1969)
  3. Agente 007 – Si vive solo due volte / You Only Live Twice (1967)
  4. A 007, dalla Russia con amore / From Russia With Love (1963)
  5. 007 – Vendetta privata / Licence to Kill (1989)
  6. Agente 007 – Missione Goldfinger / Goldfinger (1964)
  7. GoldenEye (1995)
  8. Agente 007 – Vivi e lascia morire / Live and Let Die (1973)
  9. Solo per i tuoi occhi / For Your Eyes Only (1981)
  10. Agente 007 – Licenza di uccidere / Dr. No (1962)
  11. Il domani non muore mai / Tomorrow Never Dies (1997)
  12. Moonraker – Operazione Spazio / Moonraker (1979)
  13. Agente 007 – L’uomo dalla pistola d’oro / The Man with the Golden Gun (1974)
  14. Agente 007 – Thunderball (Operazione Tuono) – Thunderball (1965)
  15. 007 – Zona Pericolo / The Living Daylights (1987)
  16. 007 – Bersaglio mobile / A View to a Kill (1985)
  17. Agente 007 – Una cascata di diamanti / Diamonds Are Forever (1971)
  18. Octopussy – Operazione Piovra / Octopussy (1983)

James Bond Non Muore Mai ritornerà ne Il mondo non basta.

Fonti: Wikipedia, lo spoiler special podcast di Empire, il libro Some Kind Of Hero* di Matthew Field e Ajay Chowdhury, IMDB, James Bond Wiki, MI-6 HQ. Il conteggio delle vittime è stato realizzato durante la visione del film e verificato con quello di All Outta Bubblegum. Il Brit Factor è un indice calcolato sulla base delle nazionalità delle persone coinvolte e sulle location del film, nella realtà e nella storia.

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