La morte può attendere

La morte può attendere / Die Another Day (2002) [James Bond Non Muore Mai – 20]

James Bond segue le tracce di blood diamond sudafricani dalla Corea del Nord all'Islanda, trovando sulla sua strada la recitazione di Madonna.

In Corea del Nord, James Bond sventa un traffico d’armi e blood diamond africani organizzato dal militare Tan-Sun Moon; l’uomo finisce in un precipizio, ma Bond viene catturato. Dopo quattordici mesi di prigionia e tortura, viene affrancato in cambio della liberazione di Zao, terrorista coreano. Sospeso dal servizio per il timore che le sevizie ne abbiano indebolito la psiche e la resistenza, 007 inizia un’indagine privata, convinto che la sua missione sia stata compromessa da un collega doppiogiochista.
A Cuba, si imbatte nell’agente della National Security Agency americana Giacinta ‘Jinx’ Johnson e scopre una clinica genetica illegale, nella quale Zao sta riprogrammando il suo DNA. Il criminale è in possesso di diamanti straordinariamente simili a quelli provenienti dalle zone di guerra africane, che però risultano ufficialmente estratti in Islanda dal rampante industriale e filantropo inglese Gustav Graves. Di ritorno a Londra, Bond cerca di conoscere meglio Graves e la sua assistente Miranda Frost.

Il poster de La morte può attendere
Il poster de La morte può attendere

Il nuovo millennio si apriva con due tappe simboliche per la serie di 007: l’uscita del film numero venti avrebbe coinciso con il quarantesimo anniversario di Dr. No, e la MGM era pronta a concedere un budget molto generoso per garantire una spettacolare celebrazione.
A questo scopo, lo Studio esigeva che venisse assunto un regista rinomato per l’action: Michael G. Wilson e Barbara Broccoli avevano già richiamato in servizio Michael Apted, che aveva diretto con ottimi risultati The World is Not Enough, ma dovettero rimangiarsi la parola e trovare un nuovo collaboratore.
MGM propose Brett Ratner, all’epoca noto per le due commedie d’azione Rush Hour, oppure Tony Scott, che avrebbe voluto un copione scritto da Quentin Tarantino; Pierce Brosnan cercò di portare a bordo nientemeno che Martin Scorsese; Wilson e Broccoli, che forse temevano di perdere il controllo se avessero assunto un regista con troppa personalità, scritturarono Lee Tamahori, il regista neozelandese di Once Were Warriors e Nella morsa del ragno.

Per la sceneggiatura vennero ri-convocati Neal Purvis e Robert Wade, principali responsabili del film precedente, che anelavano a scrivere una storia di spionaggio classico, ispirata a quelle incentrate sulla Guerra Fredda; passata da moda la minaccia sovietica, il nuovo antagonista sarebbe stata la Corea del Nord.
La loro proposta, una sorta di You Only Live Twice in versione più realistica, concludeva il film, in classico stile Bond, nella base segreta del villain, un impianto turistico giapponese con spiaggia artificiale e generatore di onde.

La morte può attendere recensione
Pierce Brosnan è lo 007 più villoso di sempre in Die Another Day

L’arrivo di Tamahori cambiò l’approccio: più interessato allo spettacolo che al realismo, il regista accentuò l’importanza della Computer Graphics nel film, trasformandolo via via in un prodotto al limite della fantascienza (emblematici sono il ri-generatore di DNA e la famigerata auto invisibile); il finale in Giappone diventò dapprima una sequenza di ampia distruzione ambientata a Manhattan, che, dopo gli eventi dell’11 settembre 2001, dovette essere riconvertita in una sequenza di moderata distruzione nella campagna coreana.

Un altro effetto dell’incombente anniversario di Bond XX, come venne a lungo chiamato il film, furono i richiami ai precedenti episodi della serie. C’è chi si spinge a sostenere, con qualche balzo di immaginazione, che Die Another Day contenga citazioni da ognuno degli altri film, ma per alcuni elementi non ci sono dubbi: il satellite tempestato di diamanti, ripreso pari pari da Diamonds are forever, la scena ambientata nel laboratorio di Q (ormai diventato a tempo pieno John Cleese), durante la quale si possono scorgere cimeli quali la scarpa con lama di Rosa Klebb da From Russia with Love, il jetpack da Thunderball e il finto coccodrillo da Octopussy, il ritorno del respiratore subacqueo ancora da Thunderball. E l’uscita dall’acqua di Ursula Andress/Honey Ryder da Dr. No è replicata, con tanto di dotazione di coltello, da Jinx, interpretata da Halle Berry.

Halle Berry è Giacinta 'Jinx' Johnson in Die Another Day
Halle Berry è Giacinta ‘Jinx’ Johnson in Die Another Day

Berry era stata scelta sull’onda delle sue performance in X-Men e Codice: Swordfish, ma il colpo da maestro del casting fu evidente solo alcuni mesi più tardi, quando la vittoria dell’Oscar per Monster’s Ball (di Marc Forster) fece dell’attrice la prima Bond Woman a fregiarsi di un Academy Award, e di La morte può attendere il primo film della serie a poter vantare, al momento della sua uscita, due premi Oscar, entrambi donne (anche M/Judi Dench, infatti, si era aggiudicata, nel frattempo, la statuetta come Miglior Attrice Non Protagonista per Shakespeare in Love).

L'inevitabile foto di Halle Berry appena uscita dalle acque ne La morte può attendere
L’inevitabile foto di Halle Berry ‘à la Ursula Andress’, appena uscita dalle acque ne La morte può attendere

Non meno azzeccata fu la selezione per l’altro personaggio femminile, Miranda Frost: il non semplice ruolo andò a Rosamund Pike, all’epoca priva di esperienza cinematografica, ma futura candidata all’Oscar (nel 2014, per Gone Girl di David Fincher).

A teatro, a Londra, Judi Dench era in scena nella commedia The Royal Family; assieme a lei recitava Toby Stephens, il figlio di Maggie Smith (nella stessa produzione era anche co-protagonista una diciottenne e non ancora cinematografica Emily Blunt, ma questa è un’altra storia). Stephens fu invitato a un’audizione per la parte di Gustav Graves: convinse, e venne scritturato; a guardare il film è difficile capire perché, vista la sua interpretazione del villain come un personaggio costantemente su di giri e sopra le righe (anche più di Christopher Walken in A View to a Kill, e abbiamo detto tutto!); a quanto pare, ancora una volta la responsabilità è di Lee Tamahori, che scelse questo approccio al personaggio tra i tanti che l’attore propose.

Un'esordiente Rosamund Pike nel ruolo di Miranda Frost ne La morte può attendere
Un’esordiente Rosamund Pike nel ruolo di Miranda Frost ne La morte può attendere

Pierce Brosnan, c’è da dire, si trovava a disagio con qualche decisione e con qualche indecisione del regista, e con la deriva fumettistica che il film stava prendendo.
E allo stesso modo la produzione non era del tutto convinta della tendenza di Tamahori a spingere per l’uso di effetti speciali digitali: un modo di lavorare moderno, ma al quale Eon Production non era abituata, avendo sempre fatto affidamento su stunt realizzate alla vecchia maniera. Li si può accusare di essere ‘all’antica’, ma le sequenze acquatiche del film danno ragione a Wilson e Broccoli: forse troppo ambiziose per l’epoca, non riescono a superare un fastidioso effetto videogioco.

Rick Yune interpreta il terrorista Zao, con il volto tutto tempestato di diamanti
Rick Yune interpreta il terrorista Zao, con il volto tutto tempestato di diamanti

Non sappiamo quali siano le reali responsabilità di Lee Tamahori per quanto riguarda la trama, che incespica frequentemente: dopo le sequenze iniziali, genuinamente sorprendenti, il film si perde nel tentativo di essere imprevedibile, con il risultato di vagare da un’idea all’altra senza offrire un progetto coerente. Forse per i continui cambi di sceneggiatura, La morte può attendere attende e attende, ma stenta a decollare. L’attenzione dello spettatore viene continuamente allontanata dalla storia verso qualche distrazione, che si tratti della cattiva Computer Graphics, o dei richiami agli altri film, o del cammeo di Madonna nel ruolo dell’insegnante di scherma.

Non così disastroso come lo si dipinge (anche la malignata invisibilità della Aston Martin Vanquish di fatto è irrilevante ai fini del film – sarebbe stato peraltro poco efficace filmare un inseguimento spettacolare quando una delle due auto non si vede), La morte può attendere è però un prodotto che sarebbe stato più apprezzato vent’anni prima, al termine dell’era Moore.
Die Another Day uscì invece nel novembre del 2002; pochi mesi prima si era affacciata sulla scena una nuova spia internazionale, che aveva rubato a James Bond le iniziali ed il favore della critica: con The Bourne Identity, era nato il film di spionaggio del ventunesimo secolo, e 007 non avrebbe potuto ignorare a lungo la sua sfida.

La morte può attendere recensione
Michael Madsen (al centro) e Colin Salmon (a sinistra) in La morte può attendere

La prima vittima dei nuovi gusti del pubblico fu Pierce Brosnan, che con La morte può attendere dovette dare, non per scelta, l’addio a James Bond.
A differenza dei suoi predecessori, ci sembra che il suo 007 manchi di una caratteristica distintiva: da un lato, complice l’avvicendarsi alla guida dei quattro film di diversi registi e team tecnici, la sua incarnazione non ha potuto trovare continuità, in perpetuo mutamento tra registi e stili differenti; dall’altro, il profilo sempre più alto delle attrici coinvolte nella saga (non ci si può aspettare che un’interprete della caratura di Judi Dench si limiti ad una comparsata come i precedenti M) ha talvolta messo Brosnan in secondo piano, relegandolo quasi a co-protagonista nel suo stesso film.

Curiosità e chiamate alla ribalta:

  • a proposito di co-protagoniste, ci fu la seria intenzione di realizzare uno spin-off della saga, con Jinx/Halle Berry come protagonista: uno script venne completato da Purvis e Wade, e Stephen Frears venne assunto per la regia, ma il progetto si arenò per gli insuccessi degli altri film d’azione al femminile dell’epoca (il secondo Charlie’s Angels del trio Liu-Barrymore-Diaz, il secondo Tomb Rider di Angelina Jolie)
  • Michael Madsen, compare nel ruolo di Damian Falco, superiore di Jinx nell’NSA (o era nella CIA?)
  • come già menzionato, tra i vari elementi che frenano l’ideale fluire del film c’è il cammeo di Madonna, nel ruolo dell’istruttrice di scherma Verity. Si dice che l’artista rifiutò di pronunciare i dialoghi scritti da Purvis e Wade, imponendo invece un proprio autore per le sue battute
  • il Direttore della Fotografia per questo episodio fu David Tattersall, che negli stessi anni aveva e avrebbe lavorato sui prequel di Star Wars
  • il Montaggio è dell’Americano Christian Wagner, già collaboratore di John Woo (Face/Off, Mission: Impossible: 2) e di Tony Scott (True Romance, Man on Fire, Spy Game), nonché direttore dell’editing dei Fast and Furious dal quarto episodio in poi, e primo non-Britannico a ricoprire questo ruolo nella saga di 007
  • assieme a Pierce Brosnan ci lascia anche il suo entourage nell’MI6: Colin Salmon, che aveva ricoperto il ruolo del vice di M, Charles Robinson, negli ultimi tre film, è tuttora attivo in serie tv e occasionalmente al cinema (Macchine mortali, Attacco al potere 2); John Cleese abbandona la divisione Q, per iniziare, lo stesso anno, la sua altrettanto breve partecipazione alla saga di Harry Potter; e Samantha Bond, al quarto e ultimo film, ha la consolazione di essere stata la prima Miss Moneypenny a baciare James Bond… anche se con il trucco. L’unica superstite, che farà da tramite con la prossima generazione di 007, sarà Judi Dench
  • Pierce Brosnan ebbe almeno la possibilità di guidare un’Aston Martin, dopo essersi limitato, negli ultimi film, alle BMW
  • si cercò, inutilmente, di organizzare una comparsata di Michelle Yeoh nel ruolo di Wai Lin (da Tomorrow Never Dies)
  • dietro le quinte, si preparava una nuova generazione di Wilson/Broccoli: Gregg Wilson, figlio di Michael G., iniziò con questo film a farsi le ossa nell’azienda di famiglia, e qui è accreditato come ‘development executive’
  • l’hostess a bordo del volo British Airways è Deborah Moore, figlia di Roger
  • a Cuba, James Bond prende brevemente in mano un libro di ornitologia: si tratta di “A Field Guide to Birds of the West Indies”, scritto da… James Bond. Quando Ian Fleming era alla ricerca di un nome ‘ordinario’ per il suo personaggio, vide il libro e prese a prestito il nome del suo autore
  • nessuno ci convincerà mai del fatto che Miranda Tate in The Dark Knight Rises non abbia un debito nei confronti di Miranda Frost

Debriefing:

  • vittime di Bond: una carneficina nella scena iniziale, una decina poi
  • altre vittime: un’altra decina, la maggior parte delle quale a carico di Jinx
  • amoreggiamenti: 2 (Jinx e Miranda) più uno virtuale
  • gadget: una tavola da surf che nasconde pugnale con GPS, pistola con silenziatore ed esplosivo plastico; un orologio con detonatore ed uno con laser; occhiali per una perfetta esperienza di realtà virtuale; un anello che emette un suono in grado di rompere i vetri; gli switchblade, alianti personali che si cavalcano come una motocicletta; il respiratore di Thunderball; la Aston Martin Vanquish dotata di dispositivo di invisibilità, telecomando, rilevatore termico, ruote chiodate e mitragliatori. Jinx, inoltre, possiede un cellulare con esplosivo
  • tempo trascorso nel Regno Unito: 21 minuti circa (durata totale: 2 ore e 13 minuti)
  • 🇬🇧 Brit Factor 🇬🇧: 59%
  • Paesi visitati: Corea del Nord, Cina (Hong Kong), Cuba, Regno Unito, Islanda, Corea del Sud
  • the Love Boat: il film si conclude in un tempio coreano – un sacrilegio per gli spettatori asiatici. Risultato parziale: Imbarcazioni: 11, Resto del Mondo: 9
  • Bond Track: la Bond Track meno tradizionale di sempre, un brano techno interpretato da Madonna e Mirwais Amazdaï, intitolato Die Another Day. I titoli di testa di Daniel Kleinman per la prima volta scorrono ‘in contemporanea’ con scene del film, commentando e nascondendo le parti più efferate delle torture inflitte a James Bond. David Arnold, ancora una volta compositore per il film, aveva preparato un altro brano, intitolato I Will Return, che non venne utilizzato
  • riconoscimenti: candidatura ai Golden Globes per il brano originale Die Another Day di Madonna e Mirwais Amazdaï. Vinsero invece gli U2 per il brano Gangs of New York, per il film di Martin Scorsese

Classifica parziale:

  1. La spia che mi amava / The Spy Who Loved Me (1977)
  2. Agente 007 – Al Servizio Segreto di Sua Maestà / On Her Majesty’s Secret Service (1969)
  3. Il mondo non basta / The World is not Enough (1999)
  4. Agente 007 – Si vive solo due volte / You Only Live Twice (1967)
  5. A 007, dalla Russia con amore / From Russia With Love (1963)
  6. 007 – Vendetta privata / Licence to Kill (1989)
  7. Agente 007 – Missione Goldfinger / Goldfinger (1964)
  8. GoldenEye (1995)
  9. Agente 007 – Vivi e lascia morire / Live and Let Die (1973)
  10. Solo per i tuoi occhi / For Your Eyes Only (1981)
  11. Agente 007 – Licenza di uccidere / Dr. No (1962)
  12. Il domani non muore mai / Tomorrow Never Dies (1997)
  13. Moonraker – Operazione Spazio / Moonraker (1979)
  14. La morte può attendere / Die Another Day (2002)
  15. Agente 007 – L’uomo dalla pistola d’oro / The Man with the Golden Gun (1974)
  16. Agente 007 – Thunderball (Operazione Tuono) / Thunderball (1965)
  17. 007 – Zona Pericolo / The Living Daylights (1987)
  18. 007 – Bersaglio mobile / A View to a Kill (1985)
  19. Agente 007 – Una cascata di diamanti / Diamonds Are Forever (1971)
  20. Octopussy – Operazione Piovra / Octopussy (1983)

James Bond Non Muore Mai ritornerà in Casino Royale.

Fonti: Wikipedia, lo spoiler special podcast di Empire, il libro Some Kind Of Hero* di Matthew Field e Ajay Chowdhury, IMDB, James Bond Wiki, MI-6 HQ. Il conteggio delle vittime è stato realizzato durante la visione del film e verificato con quello di All Outta Bubblegum. Il Brit Factor è un indice calcolato sulla base delle nazionalità delle persone coinvolte e sulle location del film, nella realtà e nella storia.

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Sintesi

Ai confini della credibilità: quasi una versione 2.0 dei film della seconda fase dell'era Moore, 'La morte può attendere' soffre di deficit dell'attenzione, gadget al limite della fantascienza e cattiva computer graphics, che lo rendono un blockbuster come tanti, godibile ma dimenticabile.

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