Duse

Duse recensione film di Pietro Marcello con Valeria Bruni Tedeschi [Venezia 82]

In anteprima dalla Mostra del Cinema di Venezia 82 la recensione di Duse di Pietro Marcello con Valeria Bruni Tedeschi

Duse recensione film di Pietro Marcello con Valeria Bruni Tedeschi, Fanni Wrochna, Noémie Merlant, Fausto Russo Alesi e Noémie Lvovsky

“La cosa bella della Duse non erano retoricamente e genericamente le pause, ma piuttosto quello che faceva sia nelle pause che quando parlava, ovvero terminare la punteggiatura, la grafia di quello che faceva in scena. Tutto ciò ha a che fare con il linguaggio e la parola, perché è nella parola che tu ritrovi e l’espressione, e il suo contrario”, così Vittorio Gassman nel 1984 si esprimeva su Eleonora Duse nel corso di uno storico dibattito con Carmelo Bene.

Difficile, forse impossibile, quantificare l’influenza della ‘divina’ sull’arte della recitazione, dato che le sue performance e il suo approccio anticonformista risultano fondamentali, dapprima per l’affiorare di alcune avanguardie novecentesche, e poi per la definizione di un nuovo metodo divenuto canone. Difatti, anche nel caso in cui non abbiate alcuna dimestichezza con quanto compiuto dalla Duse sul palcoscenico, di certo conoscerete Stanislavskij e il method acting, ovvero quell’approccio interpretativo adottato a partire dagli anni Trenta dalla gran parte degli attori comparsi sulle scene della settima arte (in particolare nell’industria statunitense).

Ecco… sappiate che Stanislavskij assistette ad uno spettacolo della Duse nel 1891, ovvero una manciata di anni prima di teorizzare e mettere a punto il celebre metodo e, come da testimonianza dello stesso teorico russo nelle proprie memorie, la ‘divina’ suggestionò concretamente la sua concezione della recitazione, poiché pioniera di una nuova stagione dell’arte drammatica. L’antiretorica esplicitata dalla Duse sulle scene rappresentava una novità assoluta per il teatro ottocentesco, in cui gli ampi gesti e la declamazione enfatica dominavano i teatri di tutto il mondo.

Sobrietà recitativa, piccoli gesti, silenzi conditi da mimica e respiri tanto espressivi da divenire testo drammatico… tutte caratteristiche di quello che sarebbe poi divenuto un linguaggio ben più utile alla rappresentazione cinematografica, dove dominano i primi piani, utili a carpire senza filtri delle micro-espressioni e dei respiri.

Valeria Bruni Tedeschi e Fanni Wrochna
Valeria Bruni Tedeschi e Fanni Wrochna (Credits: Erika Kuenka)

L’eccellenza di Marcello spedita in orbita dal talento di una stella

Sostanzialmente infinite le modalità con cui un autore come Pietro Marcello avrebbe potuto affrontare la sfida di mettere su schermo la vita della ‘divina’, e, infatti, il regista casertano sceglie di sottrarsi a tale compito. Il direttore di Martin Eden, come dichiarato, non firma un biopic – per definizione un testo audiovisivo in cui si narra la vita di una personalità realmente esistita -, ma piuttosto un breve ma sfaccettato spaccato in cui è possibile assaporare da vicino la materia umana della leggenda lombarda e i legami di questa con il controverso panorama socio-politico dell’Italia di inizio Novecento.

Nulla della carriera o della vita della ‘divina’ è realmente presentato con chiarezza, il che inevitabilmente lascia spazio al nutrimento dell’aspetto più squisitamente spirituale della sceneggiatura. In Duse, infatti, vengono rappresentate le sfumature più dissonanti e profonde della celebre attrice, il che, in aggiunta a quanto detto sinora, carica di incalcolabile complessità la performance di Valeria Bruni Tedeschi.

L’attrice italo-francese si ritrova a maneggiare un soggetto a dir poco delicato e, se la pellicola raggiunge picchi impossibili da ignorare, è anche e soprattutto a causa della perfetta convivenza tra la bontà della scrittura del personaggio principale e la performance fuori dal normale confezionata dalla quattro volte vincitrice del David di Donatello. Proprio come per la Duse, è nelle finezze che germoglia l’inestimabile valore di una performance già storica, che difficilmente passerà inosservata alla giuria della kermesse veneziana.

Sintesi

Una solida impalcatura profilmica viene impreziosita all'inverosimile da una fine scrittura, ma soprattutto da una performance di categoria superiore firmata da Valeria Bruni Tedeschi in questo breve ma sfaccettato spaccato della divina Eleonora Duse.

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