Sfida al Presidente

Sfida al Presidente recensione miniserie TV [Sky Anteprima]

Sfida al Presidente – The Comey Rule recensione della miniserie TV di Billy Ray con Jeff Daniels, Brendan Gleeson, Holly Hunter, Scott McNairyJennifer Ehle

Il cinema americano, negli ultimi vent’anni, ha perso la caratteristica forza propulsiva del periodo della New Hollywood – e in generale nel periodo “moderno”, ovvero la capacità di saper raccontare del proprio tempo con taglio critico e audace. Opere come Bob & Carol & Ted Alice (1969); o MASH (1970); o anche L’esorcista (1973) ad esempio – oltre che autentici gioielli filmici – riuscivano a inquadrare la loro epoca di riferimento. Un qualcosa che negli ultimi anni per esigenze “nostalgiche”, e commerciali, s’è persa; trovandovi, come unici esempi cinematografici contemporanei, opere come The Social Network (2010) e, in minor parte, Boyhood (2014). Questa capacità s’è invece trasferita nella serialità televisiva, da un paio d’anni il vero “centro creativo” dell’audiovisivo. Non deve stupire quindi, che un’opera come Sfida al Presidente – The Comey Rule (2020) di Billy Ray, sia approdata sul “piccolo” anziché sul “grande” schermo.

Jeff Daniels come James Comey in Sfida al Presidente - The Comey Rule
Jeff Daniels come James Comey in Sfida al Presidente – The Comey Rule

Tratta dal romanzo autobiografico A Higher Loyalty: Truth, Lies, and Leadership (2018) dello stesso James Comey, la miniserie di Ray si caratterizza da subito per un taglio fortemente realistico, didascalico e (forse) fin troppo tecnico. Un approccio tuttavia essenziale, per poter scuotere gli animi di una nazione come gli Stati Uniti d’America che tra disclaimer e #BLACKLIVESMATTER, ha dimostrato di aver bisogno di una scossa in più per scuotere la propria coscienza sociale. In tal senso, quindi, Sfida al Presidente nasce come antidoto verso il populismo trumpiano. Uno stile politico che tra un tweet al vetriolo; fake news; e candeggina anti-covid, è il termometro sociale di un paese ignorante e allo sbando.

Nel cast della miniserie in due puntate tra il 12 e il 13 ottobre 2020, figurano Jeff Daniels, Brendan Gleeson, Holly Hunter, Jonathan Banks, Michael Kelly William Sadler; e ancora Jennifer Ehle, Scott McNairy, Kingsley Ben-Adir e Oona Chaplin.

Sfida al Presidente: sinossi

All’alba dell’Emailgate e il Russiagate, James Comey (Jeff Daniels), Direttore dell’FBI (Federal Bureau of Investigation) nominato da Barack Obama (Kingsley Ben-Adir), si trova nell’occhio del ciclone per via delle indagini su Hillary Clinton e delle pesantissime conseguenze nell’imprevisto esito delle Elezioni Presidenziali americane del 2016.

Brendan Gleeson come Donald Trump in Sfida al Presidente - The Comey Rule
Brendan Gleeson come Donald Trump in Sfida al Presidente – The Comey Rule

Salito al potere come 45° Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump (Brendan Gleeson) agisce come un rullo compressore sulla carriera di Comey. Mese dopo mese; giorno dopo giorno; Trump mette Comey con le spalle al muro. Prima provando a carpire la sua fiducia; poi condizionandolo nelle scelte; e infine licenziandolo senza una parola di troppo. Comey sarà costretto a lasciare la poltrona di Direttore dell’FBI, ma il suo lavoro lascerà il segno; ispirando i successori Andrew McCabe (Micheal Kelly) e Rod Rosenstein (Scott McNairy) tutti finiti sotto la scure decisionale di Donald Trump.

James Comey tra Emailgate e Russiagate

James Comey ha dovuto fronteggiare due delle inchieste giudiziarie più rilevanti e incisive del decennio politico americano: l’Emailgate e il Russiagate. Nel 2015 infatti, la Clinton, durante il suo mandato come Segretario di Stato, fece uso del proprio mail server, per comunicazioni di carattere istituzionale. L’inchiesta, da cui emersero perfino una ventina di documenti classificati, fu oggetto di strumentalizzazione da parte degli avversari della Clinton che la ritennero infatti una grave lacuna della sicurezza nazionale. L’inchiesta tuttavia fu solamente di carattere formale, ritenendo l’operato dell’ex-Segretario di Stato come “negligente, ma non passabile di azione penale“.

Un minaccioso profilo trumpiano
Un minaccioso profilo trumpiano

La situazione cambiò drasticamente quando nel pieno delle elezioni presidenziali Comey riaprì le indagini. Emersero infatti nuovi indizi a carico della Clinton senza tuttavia che questo potesse essere tale “da modificare le conclusioni già formulate a luglio“. Ma per un popolo americano suscettibile e molto incline alla manipolazione populista, il Clinton-bis spense le speranze di vedere la prima donna alla Casa Bianca. Da questo momento l’operato di Comey finisce nel mirino, diventando il bersaglio dell’opinione pubblica:

Si si, è solo che girano così tante storie su Comey, sono come un ottovolante emotivo, davvero, non so cosa pensare di James Comey. All’inizio sembrava che fosse lui il buono, poi che fosse il cattivo; poi che stesse sacrificando se stesso per salvare altre persone, e… oh mio dio che James Comey sia Severus Piton?!?
(The Late Show with Stephen Colbert)

Se Comey è Piton, Trump è come minimo Voldemort. Il successivo Russiagate mina ulteriormente il ruolo di Comey. L’inchiesta infatti andò a indagare su ingerenze russe relative a spionaggio e addirittura tradimento, al fine di favorire l’elezione del candidato repubblicano Donald Trump. L’ingerenza avrebbe infatti operato secondo tre fattori: intercettazione, divulgazione di documenti del partito rivale, attività social. L’inchiesta ha portato, inoltre, all’incriminazione di dodici cittadini russi del GRU (Glavnoe razvedyvatel’noe upravlenie), e il capo della campagna elettorale di Trump, Paul Manafort; oltre che alla ritorsione trumpiana verso l’allora Direttore, James Comey.

L’approccio registico di Billy Ray, e la criticità della sua opera

In questo contesto storico-sociale, s’inserisce Sfida al Presidente dove il volto rassicurante di Daniels e quello segnato e machiavellico di Gleeson, si danno battaglia in un racconto di grande valenza narrativa. L’opera di Ray, per mezzo delle parole del Rosenthal di McNairy, gioca, in apertura di racconto, su di un sottile parallelismo tra Hoover/disciplinato e Comey/esibizionista.

Jeff Daniels come James Comey in Sfida al Presidente - The Comey Rule
Jeff Daniels come James Comey in Sfida al Presidente – The Comey Rule

Espediente arguto, audace, e ribaltato poi dalla risoluzione del conflitto scenico e dall’emergere di una caratterizzazione totalizzante di Comey con il dispiegarsi del racconto ma che tuttavia rappresenta, di fatto, l’unico vero guizzo narrativo de Sfida al Presidente. In quella che è a pieno titolo un’elegia a James Comey, il regista procede spedito dispiegando così un racconto lineare e solido, ma senza mai prendere posizione.

Un approcciarsi alla materia registica quindi senza alcuna personalizzazione. Raccontando così della caduta e consacrazione del buon padre di famiglia “James Comey eroe americano anti-trumpiano“, risultando in tal modo tanto empatico negli intenti quanto distaccato in termini di realizzazione. Questo per via del suo concept da cronostoria, in un incedere arricchito da interviste e interventi opportunamente dosati che se da una parte dovrebbe valorizzare la veridicità dell’opera e gli intenti sociali, dall’altra rende la sua narrazione sterile, fredda, scolastica e puramente educativa.

Sfida al Presidente: un attacco al potere trumpiano che pecca di creatività narrativa 

Nonostante le forti lacune e la narrazione stancamente didascalica Sfida al Presidente riesce a centrare il segno degli obiettivi prefissi. L’opera di Ray, non ha la pretesa artistica di porsi come nuovo House of Cards – Gli intrighi del potere (2013-2018); o ancor più West Wing – Tutti gli uomini del Presidente (1999 – 2006) e Vice – L’uomo nell’ombra (2018); non vuole affascinare e sedurre con la rottura di quarta parete, né tenere incollato allo schermo attraverso dialoghi incisivi e ficcanti – per l’appunto sorkiani.

Per quanto questi artifici avrebbero aiutato a rendere il racconto più vivace, non è quella la ratio filmica di Sfida al Presidente. Piuttosto un lungo disclaimer di quasi quattro ore con cui smuovere le coscienze e mostrare ai trumpiani la “vera” natura dell’adorato tycoon. Un’opera che se a livello narrativo e artistico può certamente far discutere, a livello patriottico e “di difesa dei valori della libertà” è quanto di più vicino si possa ritenere un capolavoro. Il cinema, così come la televisione, non può però scindere gli intenti dalla sua forma finita, in tal senso quindi Sfida al Presidente è un più che valido prodotto, che pecca però di quel coraggio e di quella audacia tali da poterlo consegnare all’immortalità cinematografica.

Sintesi

Se a livello narrativo e artistico la scelta di un racconto didascalico e senza guizzi può certamente far discutere, a livello patriottico e "di difesa dei valori della libertà" è quanto di più vicino si possa ritenere un capolavoro. Ma per trattare di qualunque opera audiovisiva, tuttavia, non ci si può permettere di scindere gli intenti dalla sua forma finita; in tal senso quindi Sfida al Presidente di Billy Ray è un più che valido prodotto, che pecca però di quel coraggio creativo e di quella audacia narrativa tali da poterlo consegnare all'immortalità cinematografica. 

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