Bob & Carol & Ted & Alice

Bob & Carol & Ted & Alice recensione [Flashback Friday]

Bob & Carol & Ted & Alice recensione del film di Paul Mazursky con Natalie Wood, Elliott Gould, Dyan Cannon e Robert Culp

Nel pieno degli anni Sessanta americani, epoca di grande cambiamento socio-culturale, ribellione, emancipazione e libertà, emerge Bob & Carol & Ted & Alice (1969) di Paul Mazursky. Con Easy Rider (1969), una delle testimonianza filmiche più limpide della sua epoca di riferimento con cui raccontare della crisi dell’uomo, dei suoi valori di riferimento e nella riscoperta di sé in un viaggio.

Quello dell’opera di Mazursky però – ritenuto dallo stesso regista di Stop a Greenwich Village (1976) il suo film più riuscito – non è un viaggio “on the road” a bordo di una Harley, ma nell’apertura d’animo e nelle sperimentazioni che la vita ha da offrire, specie quelle legate al sesso. La crisi di due coppie borghesi e benestanti, diventa per Mazursky l’opportunità per parlare a tutti gli uomini del valore dell’amore e dell’amicizia, e della mutazione degli stessi in un’epoca di profonda rivoluzione culturale.

Natalie Wood
Natalie Wood in una scena di Bob & Carol & Ted & Alice

Candidata a 4 Premi Oscar (attore non protagonista, attrice non protagonista, sceneggiatura originale e fotografia) Bob & Carol & Ted & Alice è un’opera brillante, vivace, autentica, d’enorme peso specifico nella storia del cinema (e non solo). Riadattata come (scadente) sit-com nel 1973 con una giovanissima Jodie Foster – con tutte le limitazioni del caso di un passaggio televisivo – ma abbastanza da certificare (ulteriormente) la portata rivoluzionaria dello script.

Nel cast di Bob & Carol & Ted & Alice figurano Natalie Wood (Sentieri selvaggi, Gioventù bruciata, West Side Story), Elliott Gould (MASH, Il lungo addio, Friends), Dyan Cannon e Robert Culp.

Bob & Carol & Ted & Alice: sinossi 

Un regista di documentari e sua moglie – Bob (Robert Culp) e Carol (Natalie Wood) – decidono di passare il weekend in un’istituto psichiatrico per terapie gruppo – e in particolare per coppie. Bob ritiene possa essere un soggetto interessante per il suo prossimo lavoro, e decide di filmarli. Durante il weekend entrambi esternano le loro preoccupazioni, lasciandosi andare e raggiungendo un livello “altro” di consapevolezza di sé e della natura umana.

Una scena di Bob & Carol & Ted & Alice
Una scena di Bob & Carol & Ted & Alice

In questo stato di rinascita, Bob e Carol invitano gli amici di sempre – Ted (Elliott Gould) e Alice (Dyan Cannon) a pranzo fuori per comunicar loro il cambiamento. Svelando una fitta rete di bugie capace di mettere in crisi i rispettivi matrimoni, Bob, Carol, Ted e Alice si ritroveranno a prendere decisioni scomode, arrivando perfino ad accettare una vita di tradimenti e sincerità se significa mantenere la serenità matrimoniale.
L’orgia, a questo punto, sembrerebbe essere il naturale passo successivo, eppure…

La natura umana secondo Mazursky

Già a partire dalla sequenza d’apertura, risultano chiari i forti intenti innovativi del linguaggio filmico di Mazursky, anche solo per il semplice uso del canto religioso alleluja, contaminato da sonorità disco/hip-hop. La perfetta traccia musicale con cui presentarci una coppia felice, viva e spensierata, la cui vita sarà presto movimentata. E in effetti Bob & Carol & Ted & Alice ha davvero uno degli incipit più interessanti del cinema americano dell’epoca.

L’espediente scenico-narrativo dell’Istituto, permette a Mazursky di giocare con il linguaggio del corpo attraverso una regia di profondi primi e primissimi piani, con cui trattare d’onestà, lealtà reciproca, rabbia repressa e provare a cogliere l’essenza dell’altro. Quasi un film nel film visto il peso specifico nell’economia del racconto, con cui proiettare il Bob di Culp e la Carol della Wood verso il “mondo straordinario”, in una repentina evoluzione scenica della propria dimensione individuale, e di coppia, con cui riaffacciarsi nel contesto scenico della normalità.

Robert Gulp e Natalie Wood
Robert Gulp e Natalie Wood in una scena di Bob & Carol & Ted & Alice

I “nuovi” Bob di Gulp e Carol della Wood riescono ad affrontare i conflitti in maniera differente, mettendo sul piatto i sentimenti in piena sincerità, ma pur gestendo il tutto con una sorprendente maturità, Bob e Carol sono sempre un uomo e una donna. Nello svelare le reciproche scappatelle in due momenti distinti dello sviluppo scenico, se Carol risulta matura e pacata – ponendo una sostanziale differenza tra “sesso” e “amore” – Bob a parti invertite tira fuori rabbia, gelosia e risentimento.

Un ribaltamento di fronte nelle dinamiche relazioni di Bob e Carol, con cui sottolineare dell’incomunicabilità – tanto cara ad Antonioni – tra uomo e donna. Espediente con cui arricchire le magistrali caratterizzazioni dei personaggi in scena compiuta da Mazursky dando loro colore.

Bob & Carol & Ted & Alice: crisi di coppia e opposizioni caratteriali 

L’incontro con il Ted di Gould e la Alice della Cannon, permette a Mazursky di ampliare i rapporti scenici. Nel dispiego dell’intreccio, Mazursky delinea una sempre maggiore opposizione tra le caratterizzazioni dei protagonisti e nella dinamicità della loro relazione. Se Carol – per via di una nuova dimensione caratteriale frutto della trasformazione scenica dell’Istituto – si pone come saggia e serafica, Alice è antitetica. Caotica, schizofrenica e orgogliosa. Nei riguardi di Bob e Ted invece, l’opposizione caratteriale delineata da Mazursky, è meno pronunciata perché in fondo fatti della stessa pasta, ma dotati di una differente consapevolezza di sé e del mondo.

È una regia dal taglio intimo quella di Mazursky, che ci mostra l’evolvere delle dinamiche relazionali/intime tra le coppie e delle loro caratterizzazioni, in un incedere di baci, carezze, e tenersi per mano, mostratici attraverso piani medi e particolari, con cui porre le basi del consolidamento dell’intreccio scenico.

Una scena di Bob & Carol & Ted & Alice
Una scena di Bob & Carol & Ted & Alice

Mazursky ci fa entrare nelle vite dei suoi protagonisti, dispiegando una struttura narrativa ad archi paralleli con cui mostrarci l’intimità delle dinamiche familiari. Ciò che fa Mazursky con gli agenti scenici viene riportato dal suo alter-ego scenico Bob. Attraverso un’evidente metafora meta-cinematografica, Mazursky filma le vite degli altri, le rende in tanti piccoli pezzettini per poi rimontarle e renderle disponibili al pubblico.
In questo processo di bricolage filmico, Mazursky fa evolvere i propri personaggi, li dota di una consapevolezza con cui provare ad integrarsi nel mondo, per poi essere respinti – andandola così a sfumare con lo sviluppo del racconto, fino a scomparire del tutto.

“Dopo l’orgia, facciamo un salto al diner?”

La risoluzione del conflitto scenico risulta funzionale per contestualizzare e giustificare narrativamente la scelta dell’orgia, che da mero (e potenziale) espediente frivolo, diventa invece una preziosa risorsa con cui risolvere le tante dinamiche relazionali tra i personaggi – partendo proprio dalla rottura dei delicati equilibri tra Ted e Alice. Rappresentando, di fatto, il nodo gordiano del racconto.

L’orgia permette a Mazursky di giocare con le dinamiche umane, e sul valore dell’amicizia e dell’amore tra uomo e donna. Il preludio al manifesto del poliamore arriva gradualmente. Mazursky lavora su una regia impostata su primi piani e piani medi, creando tensione sessuale prima, e imbarazzo poi.

L'orgia di Bob & Carol & Ted & Alice
L’orgia di Bob & Carol & Ted & Alice

L’attesa sequenza orgiastica diventa in realtà un mero pretesto narrativo. Mazursky provoca a livello intenzionale ma non visivo, giocando con le aspettative del pubblico e raccontando il preludio a qualcosa che non si concretizzerà mai.
La climax di Bob & Carol & Ted & Alice è il piano sequenza di due coppie “scoppiate” e miste, ognuno con il partner dell’altro. Tra mani sul viso, sorrisi tirati, chiacchiere di circostanza tra una languida Carol, un imbarazzato Ted, e dei preoccupati Bob e Alice. Bastano due baci accennati, due sguardi in camera (quello tra Gould e Wood è negli annali della storia del cinema), e l’impressione di aver fatto un errore gigantesco.

Mediante la risoluzione del conflitto scenico, Mazursky destruttura il rapporto di coppia; sostenendo la tesi per cui l’amore è mera e semplice meccanica fisica, pura attrazione, per poi uscirne sconfitto; ridando così valore all’amore vero e autentico, quello sentimentale che ti fa battere il cuore. Espediente con cui riportare le caratterizzazioni di Bob, Carol, Ted e Alice, al principio della narrazione.

What the world needs now, is love, sweet love

Laddove il racconto di Bob & Carol & Ted & Alice ha sempre mantenuto una solidità d’intenti, è in chiusura di narrazione che emerge un certo didascalismo. Qualcosa che di per sé andrebbe considerato un autentico buco nell’acqua, ma nel racconto di Mazursky è declinato in modo efficace e delizioso.

Sulle note de What the world needs now is Love di Jackie DeShannon, autentico manifesto musicale della cultura pop degli anni Sessanta, Mazursky imposta un’autentica “sfilata” di coppie multietniche, omosessuali ed eterosessuali, per poi ripetere il rituale dell’Istituto del guardarsi negli occhi per capire l’essenza dell’altro. La sequenza in sé, con cui Mazursky ridà forza all’amore, non è da considerarsi l’effettiva conclusione del racconto; piuttosto una scena da estrapolare dall’intreccio narrativo.

Il racconto di Bob & Carol & Ted & Alice si chiude in ascensore, nella crisi dell’uomo che viene cauterizzata tra mezzi sorrisi e la consapevolezza che se l’amore tra le coppie è rinsaldato, l’amicizia tra quelle quattro persone è gravemente compromessa.

Sintesi

Mazursky gioca con il valore dell'amore e dell'amicizia, filma le vite degli altri, le rende in tanti piccoli pezzettini per poi rimontarle e renderle disponibili al pubblico, realizzando così uno dei più incisivi e arguti manifesti socio-culturali di quell'epoca a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Al pari del contemporaneo Easy Rider, Bob & Carol & Ted & Alice (1969) delinea la crisi dell'uomo moderno, e dei suoi valori, nell'impatto di un nuovo paradigma culturale con cui acquisire nuova consapevolezza di sé.

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