The Social Network

The Social Network recensione film di David Fincher con Jesse Eisenberg e Andrew Garfield

The Social Network recensione del film di David Fincher scritto da Aaron Sorkin, con Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Armie Hammer, Justin Timberlake, Brenda Song e Rooney Mara

Il Quarto potere dell’era dell’Internet; il film del nuovo millennio. Usò simili proposizioni Esquire all’indomani del rilascio in sala di The Social Network (2010) diretto da David Fincher e scritto da Aaron Sorkin, arrivando a scomodare perfino il capolavoro di Orson Welles del 1941. Qualcosa che, nell’economia di un’analisi critica d’alto livello, è sempre sinonimo di quintessenza di un genere, prospettive irraggiungibili, grandezza spropositata, ambizioni sfrenate.

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Nelle ultime decadi infatti, la critica s’è mossa in questa direzione soltanto per tre casi eclatanti: in positivo per Pulp Fiction (1994), decantando un’ambizione quasi wellesiana per il genio creativo di Quentin Tarantino all’indomani del successo a Cannes 1994; in direzione dicotomicamente opposta per The Room (2003), come a sottolineare la schizofrenia produttiva di Tommy Wiseau; non ultimo proprio per l’opera di Fincher, fotografia temporale di un presente ormai passato.

Il logo Facebook in The Social Network
Il logo Facebook in The Social Network

Al centro del racconto il mito-Facebook. Il SNL (Social Network Site) pionieristico per l’epoca, lanciato in via ufficiale il 4 febbraio 2004, e al centro della quotidianità di ognuno di noi. Percepito inizialmente quasi come fosse una moda passeggera del momento, alla Netlog o Windows Live Messenger per intenderci, Facebook ha permeato la società e i suoi individui.

Questo per via dell’evoluzione del World Wide Web che grazie a Facebook e ai SNL sviluppatisi successivamente, ha aperto le danze del cosiddetto Web 2.0. Una concezione del World Wide Web partecipativa in cui l’utente non era più unicamente fruitore univoco – come agli albori del Web 1.0, dei modem a 56k e – ma biunivoco. Nascono così i prosumers (producers/consumers), utenti partecipativi del Web in grado non solo di attingere alle banche dati delle grandi piattaforme, ma al contempo arricchirle funzionalmente. Parte esattamente da qui The Social Network, testimonianza filmica dell’inizio di una nuova era per l’umanità.

Le critiche di Mark Zuckerberg ed Eduardo Severin, la “portata catastrofica” della penna creativa di Aaron Sorkin

Eppure, all’indomani del rilascio in sala, larga parte di chi prese parte a quegli eventi cercò di ridimensionare la portata di The Social Network. Lo stesso Mark Zuckerberg affermò come l’opera di Fincher e Sorkin non avesse centrato pienamente l’obiettivo. A suo dire, la nascita di Facebook non era riconducibile alle ragazze, bensì al voler costruire cose e cambiare il mondo. Eduardo Saverin, non di meno, sottolineò la natura non-documentaristica della narrazione; critica quest’ultima a cui Sorkin rispose con:

Non voglio che la mia fedeltà sia alla verità; voglio che lo sia per la narrazione.

Tra le critiche più interessanti vi era quella di Leo Laporte, giornalista specializzato nel settore tecnologico che definì il film come anti-geek e misogino. Sorkin rispose per le rime, affermando come:

Beh stavo scrivendo di un gruppo di persone molto arrabbiate e profondamente misogine.

Jesse Eisenberg e Rashida Jones in una scena de The Social Network
Jesse Eisenberg e Rashida Jones in una scena de The Social Network

È abbastanza chiaro come, nonostante il successo unanime di critica e pubblico, The Social Network sia tutt’altro che l’ennesimo biopic canonico e celebrativo. L’opera di Fincher e Sorkin è riuscita ad andare oltre la coltre geek del visionario Mark Zuckerberg, mostrandoci la reale natura del fondatore di Facebook in tutta la sua umanità. Espediente non dissimile a quello che Sorkin adotterà per la ratio filmica della sceneggiatura di Steve Jobs (2015), amplificando gli effetti e la portata catastrofica della sua penna creativa.

Nel cast figurano Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Armie Hammer, Justin Timberlake, Brenda Song, Rooney Mara; Dakota Johnson, Rashida Jones, Caleb Landry Jones, Max Minghella, Joseph Mazzello, John Getz e Josh Pence.

The Social Network: sinossi

Mark Zuckerberg (Jesse Eisenberg) studente dell’università di Harvard, è uno dei giovani più brillanti dell’ateneo. Dotato di un’intelligenza sottile e brillante ma al contempo parecchio introverso, Mark è un programmatore visionario. Una sera, dopo esser stato lasciato dalla sua ragazza, Erica Albright (Rooney Mara), reagisce in modo insolito. Nell’arco di una notte crea FaceMash: un sito dove vengono messe a confronto le ragazze più attraenti delle confraternite di Harvard. 450 foto e 22.000 visitatori dopo, il sito diventa talmente popolare che, nell’arco di poche ore, manda in crash i server dell’ateneo.

L’episodio lo fa balzare agli onori della cronaca di Harvard. I gemelli Cameron e Tyler Winkelvoss (Armie Hammer/Josh Pence) e Divya Narendra (Max Minghella) infatti, contattano Mark per ingaggiarlo come programmatore per una loro invenzione: HarvardConnection; una piattaforma con cui far interagire gli studenti di Harvard. Inizialmente lusingato, Mark rifiuta tacitamente l’offerta scegliendo invece di ampliare il concept di FaceMash.

Jesse Eisenberg ed Andrew Garfield
Jesse Eisenberg ed Andrew Garfield in una scena de The Social Network

Coinvolto l’amico Eduardo Saverin (Andrew Garfield), Mark trarrà ispirazione dall’idea dei gemelli Winkelvoss ampliandola, rendendola globale. Nasce così The Facebook, l’inizio dell’era del Web partecipativo. Il prezzo di un simile successo è macroscopicamente alto però. Mark vedrà infatti la sua vita totalmente scossa da una serie di eventi che la rivolteranno come un calzino; spezzando ogni legame, radendola al suolo per poi, infine, farla rinascere.

La visione di Aaron Sorkin: una storia vecchia quanto la narrazione

Tratto dal romanzo The Accidental Billionaires (2009) di Ben Mezrich, ciò che spinse Aaron Sorkin a salire a bordo de The Social Network non era tanto raccontare delle origini di Facebook, quanto il messaggio tra le righe:

Ciò che mi ha attratto non ha nulla a che fare con Facebook. L’invenzione in sé è tanto moderna quanto sembra, ma la storia è vecchia quanto la narrazione; i temi dell’amicizia, della lealtà; della gelosia; della classe e del potere.

Che poi è anche la ragione del successo di un’opera come The Social Network. Raccontare di Facebook e della sua origine, coltivando un sottotesto con cui trattare della natura umana e delle sue colorite spigolosità: amore, sesso, gelosia, istinto di conservazione, violenza (fisica e verbale), brama di potere e di successo. Una vasta gamma di impulsi primordiali che prendono vita dando colore al racconto. Generante un contrasto con cui ispessire la coltre di una narrazione altrimenti agiografica e celebrativa; banale e canonica.

Jesse Eisenberg in una scena de The Social Network
Jesse Eisenberg in una scena de The Social Network

Espediente di cui ci viene dato il rimando più rilevante, quasi sottilmente, proprio dall’apertura di racconto. Al soldo dei fatti, dà da pensare come la rivoluzione copernicana del World Wide Web sia partita da due fattori elementari: una reazione scomposta a una rottura, e a un’infantile contest online tra le colleghe di Harvard. Un sublimare il dolore di un rapporto chiusosi per inerzia che dà vita a un FaceMash che lega a doppio filo il bisogno di andare avanti, l’alienazione dell’individuo e il desiderio libidinoso.

Mark Zuckerberg: da icona geek a capitalista consumato

Ed è proprio qui che si gioca la partita di Fincher e Sorkin. Un biopic atipico negli intenti che poggia su di un contrasto pulsante tra vicenda trattata e vicenda narrata; scopo e realizzazione. Un’inerzia di eventi dalla forbice valoriale immensa e incalcolabile che prende vita tra l’invenzione Facebook e il peso specifico avuto nella quotidianità di ognuno nell’ultima decade, e uno sviluppo fatto di tradimenti e voltafaccia; d’amicizie demolite (come quella con il Saverin di un ottimo Garfield); letti infuocati; portatili disintegrati contro il muro; cause legali e contratti subdoli; e amori gettati via.

Fincher dà così vita a una narrazione che è si codifica filmica del sogno americano di Mark Zuckerberg e del suo mito, ma al contempo demitizzazione e umanizzazione del suo ideatore. Ne emerge infatti il quadro di un Zuckerberg ben lontano dalla dimensione geek di competenza, piuttosto machiavellico capitalista d’assalto; lucidamente geniale, ma vendicativo e infantile; megalomane ed egocentrico; introverso ma alienato.

Jesse Eisenberg
Jesse Eisenberg in una scena de The Social Network

Una natura insolita e colorita di cui parlò così l’istrionico Jesse Eisenberg poco dopo il rilascio in sala:

Questo personaggio sembra molto più apertamente insensibile in così tanti modi che sembra più reale per me. Non vengo spesso scritturato per personaggi insensibili, così mi sono sentito molto a mio agio; come se non dovessi mai preoccuparmi del pubblico.

L’anti-biopic targato David Fincher ed Aaron Sorkin 

Prende forma quello che possiamo definire, a pieno titolo, l’anti-biopic hollywoodiano per eccellenza. Laddove le opere tipizzate di questo genere vivono di compostezza d’immagine, celebrazione del mito e carica valoriale benevola e ritmo dosato, The Social Network agisce in direzione totalmente dicotomica.

Jesse Eisenberg e Justin Timberlakein una scena de The Social Network
Jesse Eisenberg e Justin Timberlake in una scena de The Social Network

Nel procedere delineando la creazione del “mito demitizzato” di un Zuckerberg dalla carica valoriale da totale anti-eroe americano – più impegnato al diventare una sfrontata geek-star nel solco di Sean Parker che non a rendere il mondo un posto migliore – Fincher e Sorkin avvolgono il racconto in una narrazione dal ritmo incessante e frenetico.

L’unione del cineasta de Fight Club (1999) e del leggendario creatore di The West Wing (1999-2006) dà vita a due ore di montaggio netto, frenesia narrativa tra passato e presente, e dialoghi serrati che è un’autentica lezione di dinamismo filmico capace di superare i confini del tempo per cristallizzarsi nella memoria (recente) comune.

The Social Network: il retaggio di un’opera unica nella sua decade 

Vincitore di 4 Golden Globe 2011 (Miglior film drammatico, Miglior regia, Migliore sceneggiatura, Miglior colonna sonora) e di 3 Oscar 2011 (Miglior sceneggiatura non originale, Miglior montaggio, Miglior colonna sonora) a fronte di 8 nomination; il grande merito della dicitura Il Quarto potere dell’era dell’internet, è riconducibile alla strategica importanza acquisita dall’opera di Fincher lungo la successiva decade. The Social Network infatti, forte del contesto storico-sociale di riferimento in cui vive, agisce e prospera – e al pari della relazione con il genere d’appartenenza – è da intendersi come una preziosa anomalia produttiva hollywoodiana.

Laddove infatti il cinema americano tra passato e presente; nostalgia ed allegorie; universi narrativi e blockbuster kolossali, ha perso quella capacità di lettura critica della contemporaneità, affidandola a una serialità sempre più cinematografica in termini produttivi e creativi, The Social Network agisce in totale controtendenza. Nel raccontare della turbolenta genesi creativa di Facebook agli albori del nuovo millennio, l’opera di Fincher e Sorkin getta uno sguardo ex-post – ma ex ante dal punto di vista dello spettatore – sui primi dieci anni di vita del Web 2.0.

Mostrandoci l’evoluzione di Facebook da utopica forza del bene in grado di spezzare le catene dei sei gradi di separazione restringendo il mondo e le sue distanze, a serio pericolo per la democrazia, alimentando, al contempo, l’immaginario collettivo di una nuova frontiera produttiva in cui i techies sono le nuove rockstar. Un raccontare quindi dei nostri tempi, della quotidianità, e delle sue mutazioni con l’avvento di Facebook attraverso un’opera che è sovversione del genere e sua ricalibratura ritmica in linea con il cinema della seconda decade degli anni duemila.

La locandina di The Social Network
La locandina di The Social Network

Sintesi

Laddove il cinema americano tra nostalgia ed allegorie, universi narrativi e blockbuster kolossali, ha perso quella capacità di lettura critica della contemporaneità, affidandola a una serialità sempre più cinematografica in termini produttivi e creativi, The Social Network agisce in totale controtendenza. Nel raccontare della turbolenta genesi creativa di Facebook agli albori del nuovo millennio, l'opera di David Fincher e Aaron Sorkin getta uno sguardo ex-post sui primi dieci anni di vita del Web 2.0, attraverso l'anti-biopic per eccellenza volto a procedere a doppio filo tra la costruzione del mito Mark Zuckerberg e la susseguente demitizzazione e umanizzazione tra cause legali e pugnalate alle spalle.

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