Mrs Playmen

Mrs Playmen recensione serie di Riccardo Donna con Carolina Crescentini [Netflix]

La miniserie narra l'ascesa di Adelina Tattilo imprenditrice e direttrice della rivista erotica italiana Playmen, ispirata a Playboy.

Mrs Playmen recensione serie di Riccardo Donna con Carolina Crescentini, Francesco Colella e Filippo Negri [Netflix]

di Giorgio Maria Aloi

Mrs Playmen di Riccardo Donna (Credits: Netflix)
Mrs Playmen di Riccardo Donna (Credits: Netflix)

Ambientata negli anni ’70, una Roma moralista e conservatrice, la serie segue Adelina Tattilo mentre, dopo essere stata lasciata sola dal marito Saro Balsamo (Francesco Colella) con la casa editrice sull’orlo del collasso, prende in mano le redini della pubblicazione. Con coraggio e spirito rivoluzionario, Adelina trasforma la rivista in un simbolo di trasgressione intelligente, affrontando tabù, sfidando l’establishment e promuovendo temi legati all’emancipazione femminile, al divorzio e all’aborto.

Mrs Playmen si colloca in una zona particolare della produzione italiana: non è solo un biopic romanzato, ma un racconto di formazione adulta ambientato in un’Italia attraversata da moralismi, ipocrisie e tensioni sociali.

Il punto di partenza è la figura di Adelina attorno alla quale la serie costruisce una riflessione più ampia sul potere delle immagini, sul controllo dei corpi e sul ruolo delle donne nello spazio pubblico.

La serie punta a bilanciare dramma, sensualità, impegno civile e introspezione psicologica. Questo mix la rende un prodotto insolito per il panorama italiano: elegante ma provocatorio, storico ma sorprendentemente contemporaneo. La miniserie inserisce la protagonista in un contesto in cui parlare di sesso (o semplicemente, mostrarlo) era un atto politico o puramente rivoluzionario.

Mrs Playmen di Riccardo Donna (Credits: Netflix)
Mrs Playmen di Riccardo Donna (Credits: Netflix)

I temi principali trattati in questa miniserie sono il corpo come luogo di libertà e conflitto. Il corpo femminile è al centro dell’attenzione e viene usato come oggetto di censura, desiderio e giudizio, mentre la protagonista sceglie di riappropriarsene, trasformandolo da “scandalo pubblico” in strumento culturale, estetico e politico. Un altro tema è la provocazione come gesto intellettuale: la sensualità non è più una merce, ma un linguaggio che mette in crisi i tabù sociali, rendendo la provocazione un atto di pensiero più che di marketing.

Il racconto di una donna sola contro un sistema di potere maschile, circondata da uomini che rappresentano l’editoria dell’epoca, il giornalismo giudicante, la politica conservatrice e la censura. Infine, viene affrontato il costo della libertà: Adelina non è un’eroina impeccabile, ma una donna che si espone, rischia, perde e non si arrende.

Una serie che tratta tematiche in un’epoca diversa da oggi (con scenografie ben costruite e che rispecchiano gli anni 60 e 70), ma che fa scappare una semplice riflessione: quant’è diverso da oggi? C’è più apertura mentale o ancora si vive nel bigottismo?

Un punto di forza della miniserie sta nella presenza di un cast e in ciò che i personaggi rappresentano. Carolina Crescentini è il centro magnetico del racconto: costruisce un personaggio sfaccettato, capace di passare dalla determinazione visionaria alla fragilità domestica e, allo stesso tempo, dalla leadership editoriale a momenti di insicurezza. Il tutto è alimentato da una lucidità professionale e da un desiderio intimissimo di essere vista e riconosciuta. È una protagonista che non cerca la simpatia facile: è ambigua, carismatica, controversa. Proprio questo la rende umana, non un manifesto.

Per quanto riguarda i personaggi secondari, anche senza entrare nei dettagli dei nomi reali, la serie tratteggia bene gli uomini del potere (politici, giornalisti, funzionari), figure che oscillano tra attrazione e paura verso ciò che la protagonista rappresenta; le donne dell’epoca, che vedono in Adelina una possibilità di emancipazione ma anche un modello difficile da accogliere in una società ancora rigida; e il mondo della redazione, vivace, contraddittorio, spesso saturo di tensioni tra creatività e scandalo.

Mrs Playmen si guadagna il suo spazio non come biopic perfetto o come docu-fiction rigorosa, ma come racconto di atmosfera e di suggestioni: una narrazione che mescola sensualità, memorie e contraddizioni di un’Italia che cambiava (o che credeva di cambiare). È un tentativo coraggioso — nei limiti della fiction italiana — di restituire all’erotismo una dignità culturale e politica.

È un’opera che, pur con i suoi limiti, stimola una riflessione su libertà, corpo, genere, desiderio, potere e rappresentazione: temi che restano vivi e urgenti. Ma è anche una serie che chiede tolleranza per le sue imperfezioni di scrittura e di profondità: chi cerca un ritratto storicamente accurato o un affresco corale complesso rischia di restare deluso.

In definitiva, Mrs Playmen è affascinante, in parte ambiziosa, a tratti complice del suo tempo; ma, nel farci rivivere un pezzo di storia (e di rivoluzione), compie un gesto importante.

Mrs Playmen di Riccardo Donna (Credits: Netflix)
Mrs Playmen di Riccardo Donna (Credits: Netflix)

Sintesi

Mrs Playmen è una serie atmosferica e suggestiva, più sensuale che documentaristica. Brilla l’interpretazione di Carolina Crescentini e l’estetica anni ’70. Pur con limiti narrativi, riflette su libertà, desiderio e rappresentazione, offrendo un affascinante frammento di cambiamento culturale.

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