Cinque secondi

Cinque Secondi recensione film di Paolo Virzì con Valerio Mastandrea

Cinque Secondi recensione film di Paolo Virzì con Valerio Mastandrea, Valeria Bruni Tedeschi e Ilaria Spada

di Giorgio Maria Aloi

Cinque secondi di Paolo Virzì (Credits: antonello&montesi)
Cinque secondi di Paolo Virzì (Credits: antonello&montesi)

Un uomo burbero e solitario (Valerio Mastandrea) vive da solo nelle stalle ristrutturate di Villa Guelfi, una dimora disabitata e in rovina e passa le giornate a non far nulla, fumando il suo mezzo-toscano ed evitando il contatto con tutti. Perché sta lì da solo e non vuole avere contatti con nessuno? Un giorno, scopre che la villa vicina alla sua è stata occupata da dei giovani studenti e laureati che stanno facendo rivivere i vigneti abbandonati. All’inizio la presenza degli studenti lo infastidirà e vorrà trovare un modo di mandarli via, ma poi piano piano, sempre con modi bruschi, inizierà a prendersi cura di loro.

Il film riflette su temi forti come la colpa, la perdita, il lutto, l’isolamento, ma anche sulla speranza, la responsabilità, la paternità e la cura dell’altro.

I flashback legati alla tragedia mantengono un dosaggio chirurgico: non vengono mostrati subito, né in modo esasperato, ma gradualmente, al momento giusto: lasciando respirare lo spettatore, evitando che il dolore schiacci. Anche le sequenze leggere, quasi da commedia o convivenza quando si interagisce con i giovani, sono bilanciate con cura rispetto al peso drammatico della trama.

La scenografia / paesaggistica (villa in rovina, vigneti morti, campagna raccontata come “dormiente”) non è solo ambientazione, ma diventa simbolo del lutto, dell’abbandono, ma anche del potenziale di rinascita. Così lo spazio scenico, tra spazi chiusi e aperture naturali, tra polvere e terra rigenerata, accompagna e rafforza il viaggio interiore del protagonista.

Un grande punto di forza del film è senza dubbio il cast, in particolare Valerio Mastandrea. La sua performance è intensa, misurata, piena di vulnerabilità: perfetta per un uomo che vive nel rimorso e nella solitudine. Accanto a lui, la presenza di Galatea Bellugi (la ragazza che rappresenta la nuova generazione), con sottofondo di fragilità, idealismo e determinazione, offre un contraltare credibile e incisivo: nella sua imperfezione, è credibile come portatrice di speranza e voglia di rinascita. E ancora, Valeria Bruni Tedeschi e Ilaria Spada aggiungono profondità: rispettivamente come presenza stabilizzante e come voce di un dolore intimo, silenzioso ma persistente. Consentono al film di avere più sfumature, più campi emotivi.

I rapporti tra le generazioni, in particolare, evitano la facile contrapposizione “giovani vs vecchi”. Non c’è protesta per la protesta, non c’è scontro ideologico violento: al contrario, emerge un dialogo, a tratti timido o a tratti incerto, ma autentico. Questo approccio è probabilmente una scelta consapevole di Virzì: un invito a guardare la complessità, le fragilità, le possibilità reali di coesistenza e mutuo ascolto.

Cinque secondi non chiede soluzioni facili, non cerca redenzione rapida. Racconta un percorso difficile, personale e intimo, fatto di dolore, domande e (forse) di cura. Offre un equilibrio tra dramma e commedia, riuscendo a convivere con delicatezza. Il film alterna anche momenti di buio e di luce, grazie ad un gioco di luci tecnico che sono una rappresentazione dell’alternanza degli stati d’animo del protagonista. Il titolo del film allude a quell’attimo cruciale in cui un’esitazione può cambiare per sempre il corso di una vita, tanto da portare ad un uomo a cadere in depressione e ad affrontare le conseguenze di quel momento tragico.

Il protagonista affronta le conseguenze di quei fatidici “cinque secondi” e si è rinchiuso in una villa abbandonata, buia e trascurata, rappresentazione del suo stato d’animo. Quando mette la faccia fuori e vede quei ragazzi illuminati dal sole, trova una possibilità di riscatto e la luce in fondo al tunnel, che lo porteranno fuori da lì, dove ritroverà un nuovo scopo e un rimedio ai propri errori. Il film entra in empatia con ogni individuo e aiuta a trovare la forza necessaria in un momento particolare, tra colpa, fragilità, impotenza e possibilità di rinascere.

Cinque secondi sceglie la via della sensibilità, della tenerezza, della ricostruzione a prezzo di qualche semplificazione o idealizzazione, ed è anche la sua forza. In un momento storico in cui molte crisi del mondo contemporaneo sembrano polarizzare le posizioni, il film appare come un atto di resistenza delicata. Non un grido forte, non un manifesto politico urlato, ma un sussurro, una proposta di una comunità possibile, una speranza in un dialogo intimo fra generazioni, una riflessione su cosa significa prendersi cura. Diventa uno specchio in cui guardare l’Italia — e il mondo — oggi, con ferite e possibilità di cura e rinascita.

Sintesi

Cinque secondi è la storia di un uomo segnato da cinque secondi fatidici che lo hanno spinto nella depressione. Isolato in una villa abbandonata, ritrova riscatto grazie a giovani che gli offrono luce, dialogo, responsabilità e possibilità di redenzione e rinascita.

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