Norimberga

Norimberga recensione film di James Vanderbilt con Rami Malek [Anteprima]

Norimberga recensione film di James Vanderbilt con Rami Malek, Russell Crowe e Michael Shannon [Anteprima]

Norimberga di James Vanderbilt (Credits: Eagle Pictures)
Norimberga di James Vanderbilt (Credits: Eagle Pictures)

Sebbene tendiamo ad associare il Natale a buoni sentimenti e svago, anche per quanto riguarda l’andare al cinema, non manca mai una controprogrammazione più serie e drammatica. In questo 2025 uno degli esempi più fulgidi è Norimberga, in uscita il 18 dicembre.

Come facilmente intuibile dal titolo, si parla del celeberrimo processo di Norimberga, che condannò i principali esponenti del Terzo Reich ancora vivi per crimini di guerra e pose le basi per l’attuale concezione del diritto internazionale.

La ricostruzione filmica (basata sul romanzo del 2013 Il nazista e lo psichiatra) pone al centro la figura dello psichiatra capo Douglas Kelley (Rami Malek), incaricato di valutare se gli imputati potessero sostenere mentalmente il processo, e il suo rapporto con Hermann Göring (Russell Crowe), secondo in comando del Reich e più papabile successore di Hitler.

Con queste basi il film, oltre a essere l’ennesima (per quanto sempre necessaria) denuncia ai crimini dei nazisti, pone le basi per delle riflessioni più ampie. In particolare sul potere della comunicazione e della persuasione: cosa ha portato le persone a unirsi a un regime così crudele e oppressivo? Come può un uomo di tutti i giorni (per quanto abile psichiatra) confrontarsi con menti tanto malvagie quanto abili e intelligenti? Oltre alla comunicazione verbale, si affronta anche l’uso delle immagini, con i veri filmati dei campi liberati dagli alleati a fine guerra.

Ma il processo non è solo ai criminali nazisti ma, sotto alcuni aspetti, anche a noi stessi, poiché invita lo spettatore a chiedersi se ciò che è successo sia stato davvero un caso isolato o se le basi perché ciò si ripresenti non siano insite nell’animo umano ancora oggi.

Poiché deve affrontare molti argomenti — incluse le perplessità sull’istituire un processo mai visto prima — il film si prende i suoi tempi e dura due ore e mezza.

La messinscena è indubbiamente curata a livello di scenografie e costumi, mentre la regia non offre nulla di mai visto, ma riesce ad alternare bene momenti più tesi ad altri più emotivi. È palese come l’attenzione si sia concentrata principalmente nelle performance degli attori, tutti perfettamente in parte. Fa particolarmente piacere vedere un attore capace come Russel Crowe tornare a sfoggiare la sue doti recitative (ultimamente sepolte da progetti di scarsissima qualità), mentre Rami Malek regala una performance molto più intensa rispetto a quella ampiamente sopravvalutata (almeno a parere di chi scrive) in Bohemian Rhapsody.

Sicuramente un film non rivoluzionario, ma ben calato nel contesto socioculturale attuale, in cui le tematiche proposte sono (tristemente) più attuali che mai.

Sintesi

Norimberga usa il più famoso processo della Storia per interrogarsi sulle dinamiche della comunicazione e spingere a riflettere lo spettatore contemporaneo sull'eventualità che ciò che è successo possa ripetersi. Il tutto con un lato tecnico non rivoluzionario, ma efficace e ottime interpretazioni

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