Bring Her Back – Torna da me recensione film di Danny e Michael Philippou con Billy Barratt, Sora Wong e Sally Hawkins

I sentimenti sono spesso contraddittori, soprattutto l’amore, soprattutto quando è sporcato dalla disperazione di una perdita.
Quella che raccontano i Danny Philippou e Michael Philippou è la vera disperazione, l’orrore che si prova quando si perde qualcuno a cui si è voluto bene. Le interazioni tra i personaggi e le loro relazioni hanno davvero poco a che vedere con il famoso Talk to me che ha consegnato i due fratelli alla fama cinematografica. Troviamo personaggi complessi, che riescono a unire amore e odio in una sola relazione, ombra e luce di sfaccettature di persone che vanno al di là dei loro simboli.
Il padre per Andy (Billy Barratt) e Piper (Sora Wong), i protagonisti di Bring her back, non era soltanto un simbolo di sicurezza, ma un uomo severo, violento, anche se debole. Quando il padre muore tutto cambia.
Quei sentimenti confusi e contraddittori non hanno spazio nella realtà pragmatica delle cose: serve un nuovo tutore legale per Andy, quasi diciottenne, e Piper, più piccola di lui e ipovedente. Il fratello, dai cui occhi vediamo la storia, punta proprio su quell’handicap per non farli separare: nessuno saprà prendersi cura di lei come fa lui, cercando di prevedere cosa serve alla sorella, cosa sente e cosa percepisce. Anche la regia è attenta a immergerci nel mondo come lo vede e sente Piper: tagli di luce e ombre, le uniche cose percepibili dagli ipovedenti, frequenti fuori fuoco e distorsioni, dettagli sonori e visivi che danno un aspetto tangibile al film, proprio come se anche noi avessimo bisogno di punti fermi per orientarci in questo mondo buio.
I due fratelli, che non hanno il tempo di processare i grandi cambiamenti e la morte del padre, incontrano Laura (Sally Hawkins), la nuova responsabile dell’affido.
Laura ha il sorriso tenero di una madre e la fermezza di un genitore a cui si deve obbedire. Nonostante non ispiri fiducia, il suo passato da psicologa e i suoi gesti ammiccanti da strega riescono a fare breccia anche nel cuore di Andy. Si lascia andare e racconta ciò che non dovrebbe raccontare: i suoi segreti, i suoi momenti di debolezza. Queste confidenze diventano un’arma per l’ex terapeuta e sottolineano il tema dell’amore incoerente che percorre tutto il film.

L’amore fraterno e protettivo che Andy prova per Piper è totale e arriva a tal punto da accettare che non sarà mai il preferito, che non avrà mai le attenzioni che spera da parte di qualsiasi figura genitoriale. La sua rassegnazione non è priva di ombre nel suo passato. Ci sono stati momenti di ribellione che sono sfociati in violenza, ma che per questo gli permettono di amare ancora di più la piccola sorella.
Andy e Laura è come se si capissero, come se fossero sempre quasi sull’orlo della possibilità di stringere un’alleanza. Laura amava Cathy, la figlia, anch’essa non vedente, che adesso non c’è più. La forza del suo amore sembra renderla cieca a qualsiasi altro sentimento che non fosse associato alla disperazione di averla persa per sempre. Quel “per sempre” Laura non lo vuole dire perché significherebbe accettare, capire i propri sbagli e andare avanti. Allo stesso modo Andy non può accettare la morte del padre o dire a Piper che il mondo non è bello così come lui glielo descrive, perché significherebbe doversi mettere di fronte alla realtà: anche se suo padre è morto, non gli voleva bene; anche se lui ama Piper, l’ha odiata per le attenzioni che aveva ricevuto.
Niente è semplice. Da spettatori non vediamo un vero malvagio, un antagonista, nella storia, ma solo la disperazione di un lutto che traina la vita di queste persone che non possono accettare che sia stata messa la parola fine a una relazione: vogliono ancora viverla, scoprirla e farle evolvere. Ma ormai è finita e quei sentimenti si sono cristallizzati nell’incoerenza, senza donare un finale perfetto a nessuna relazione.
Per questo Bring Her Back è un film che merita di essere visto anche per chi non ama gli horror, anche per chi non ha amato Talk to me. La coesistenza di sentimenti incoerenti, così naturalmente umana, trova un magnifico epilogo di angoscia, rabbia e sollievo che lascia un’inspiegabile turbamento nello spettatore, al di là della componente di genere. Le sequenze horrors sono magistralmente seguite, seguendo lo stile grezzo dei fratelli Philippou che preferiscono disordine e saliva a perfezione e trucco. Quest’ultimo film rappresenta un passo in avanti per la cinematografia dei due giovani youtuber, un’attenzione maggiore ad unire la componente horror a una storia ben costruita e angosciante.


