Sunny Dancer

Sunny Dancer recensione film di George Jaques con Bella Ramsey [Anteprima]

Il rischio dei film sulla malattia è sempre lo stesso: lasciare che la sofferenza fagociti i personaggi. Sunny Dancer sceglie di andare in un’altra direzione.

Sunny Dancer recensione film di George Jaques con Bella Ramsey, James Norton, Neil Patrick Harris, Jessica Gunning, Earl Cave, Daniel Quinn Toye

di Elena Rossi

Sunny Dancer di George Jaques (Credits Colin J Smith - 01 Distribution)
Sunny Dancer di George Jaques (Credits Colin J Smith – 01 Distribution)

Il film di George Jaques affronta il tema del cancro con grande delicatezza, ma rifiuta di farne l’unico fulcro del racconto. La malattia è presente, inevitabilmente, ma non definisce mai completamente i suoi protagonisti. Quello che interessa davvero al regista è raccontare l’adolescenza, con tutte le sue contraddizioni, le sue insicurezze e la sua vitalità.

Ivy, interpretata magistralmente da Bella Ramsey, è una ragazza che porta addosso le conseguenze della malattia, ma prima ancora è un’adolescente arrabbiata, ironica e in cerca del proprio posto nel mondo. Non è costruita come una figura esclusivamente fragile o vittimizzata: è testarda, sarcastica, a volte difficile da avvicinare. Questa complessità è ciò che la rende credibile. Ivy non vuole essere definita da ciò che le è successo, anche se inevitabilmente quel vissuto influenza il modo in cui guarda sé stessa e gli altri.

Quando i genitori la iscrivono a un “Chemo Camp”, gestito dall’istrionico Patrick (Neil Patrick Harris), quello che sembra l’ennesimo percorso terapeutico si trasforma presto in qualcosa di molto più universale: un’estate fatta di amicizie, primi amori, litigi e crescita. Il campo non diventa soltanto un luogo di cura, ma uno spazio sospeso in cui questi ragazzi possono per una volta essere semplicemente ragazzi.

Qui Sunny Dancer trova la sua chiave più interessante: raccontare la malattia attraverso la normalità. Il film non nega il dolore, le paure o l’incertezza, ma sceglie di mostrarli accanto a tutto ciò che continua a esistere nonostante la malattia. Le risate, le amicizie, la voglia di divertirsi e anche i momenti più superficiali fanno parte della vita tanto quanto gli aspetti più difficili.

Come ogni buon coming-of-age, Sunny Dancer racconta le dinamiche tra ragazzi con grande autenticità. I dialoghi sono spontanei, i personaggi si prendono in giro, scherzano anche sulla propria condizione e riescono perfino a dissacrare la malattia senza mai banalizzarla. Chiunque abbia frequentato un campo estivo riconoscerà dinamiche e rapporti che vanno ben oltre il contesto in cui il film è ambientato: le amicizie che nascono velocemente, i primi risvegli sessuali e il desiderio di sentirsi accettati.

Anche gli aspetti tecnici rafforzano questa scelta narrativa. La fotografia di Oliver Loncraine privilegia la luce naturale e gli splendidi paesaggi scozzesi, trasformando il campeggio in uno spazio di libertà e rinascita, lontano dall’estetica cupa e ospedaliera tipica di molte opere sul tema. La natura diventa quasi un personaggio del film: un ambiente aperto che contrasta con la sensazione di chiusura spesso associata ai percorsi di cura.

Sunny Dancer di George Jaques (Credits Colin J Smith - 01 Distribution)
Sunny Dancer di George Jaques (Credits Colin J Smith – 01 Distribution)

La colonna sonora composta da Este Haim e Zachary Dawes accompagna il racconto evitando di sottolineare ogni momento emotivo e lasciando che siano i personaggi a parlare. Anche questa scelta contribuisce a mantenere il film lontano dal melodramma facile: l’emozione nasce dalle situazioni e dai rapporti, non dalla manipolazione dello spettatore.

Le atmosfere richiamano quelle della teen serie “Heartstopper”, una scelta che lo rende distante da quel filone di film adolescenziali inaugurato (o almeno reso popolarissimo) da Colpa delle stelle, dove la malattia rischia di diventare un espediente per amplificare il melodramma. In questo caso la malattia è una parte della loro vita, ma non è né il tratto distintivo né tutta la loro identità.

George Jaques ha raccontato di aver voluto realizzare un film in cui «il cancro fosse la cosa meno interessante dei protagonisti». Ecco qual è la forza di Sunny Dancer: ricordarci che, prima di essere pazienti, Ivy e i suoi amici sono semplicemente ragazzi. Ragazzi che si innamorano, litigano, fanno battute di cattivo gusto (quale adolescente non lo fa?) e cercano, come tutti, il proprio posto nel mondo.

Il cambio di prospettiva rende il film fresco, sincero e capace di emozionare senza mai ricorrere ai ricatti del melodramma. Sunny Dancer non racconta soltanto cosa significa convivere con una malattia, ma soprattutto cosa significa continuare a vivere mentre la si affronta.

Sunny Dancer di George Jaques (Credits Colin J Smith - 01 Distribution)
Sunny Dancer di George Jaques (Credits Colin J Smith – 01 Distribution)

Sintesi

Un coming-of-age sincero che racconta adolescenti oltre la malattia, evitando il melodramma e privilegiando autenticità, crescita, amicizia ed emozioni genuine

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