La Grazia

La Grazia recensione film di Paolo Sorrentino con Toni Servillo e Anna Ferzetti [Venezia 82 Anteprima]

In anteprima dalla Mostra del Cinema di Venezia 2025 la recensione de La Grazia di Paolo Sorrentino

La Grazia recensione film di Paolo Sorrentino con Toni Servillo e Anna Ferzetti in anteprima dalla Mostra del Cinema di Venezia 2025

L’apertura della 82esima edizione del Festival del Cinema di Venezia è tutta italiana grazie al nuovo, grande film, di Paolo Sorrentino: La Grazia, avvolto nel mistero (nessun trailer rilasciato, nessuna sinossi, solo un poster ufficiale) solo fino a poche ore fa quando è stato presentato al pubblico del Lido.

Dopo Parthenope, il regista partenopeo approda al festival con una pellicola altrettanto intima ma che gioca questa volta sul concetto di immobilismo esistenziale emotivo e psicologico di cui è affetto il suo protagonista ovvero il Presidente della Repubblica De Santis, interpretato da Toni Servillo, il quale ormai giunto al termine del mandato, si trova a fare un bilancio della sua vita e tutti i nodi vengono al pettine.

Mariano è in un certo senso ingabbiato nella prigione che lui stesso ha creato intorno a sé: sempre misurato e mai sopra le righe, viene incolpato dalla figlia di non avere coraggio, nel lavoro come nella vita sia quando si tratta di decidere se donare la grazia a qualche condannato a morte o firmare la legge sull’eutanasia che quando è importante mostrare affetto nei confronti dei suoi stessi figli che ha spesso trascurato a discapito del lavoro. L’unico soffio di libertà che si mai concesso è quello che gli donava la defunta moglie, il suo vero esprit de vie del quale però non riesce a superare la morte, complice la scoperta di un tradimento avvenuto ormai quarant’anni prima ma che continua a tormentarlo.

Al centro della riflessione c’è l’amore che guida e conduce tutte le nostre scelte e ha il potere di renderci liberi dalle gabbie rituali e sociali che spesso ci costruiamo intorno come una rigida corazza che ci illudiamo possa proteggerci dal dramma stesso della vita: Mariano si trincera dietro i voluminosi e schematici tomi di diritto penale che ha lui stesso redatto sperando che questi possano sempre fornirgli le soluzioni che cerca ma capirà ben presto che tutto ciò che serve per comprendere è mettersi in ascolto dell’altro con la sensibilità umana che ha spesso accantonato a favore della verità (e immobilità) delle carte.

Sorrentino dà vita ad un racconto umano che accoglie in sé diversi registri stilistici e narrativi riuscendo a coniugare con maestria ed equilibrio drammatico e comico senza venir mai meno alla sete di verità che questa pellicola invoca. Campi lunghissimi dove gli spazi del Quirinale diventano i luoghi dell’anima, così come per le altre sue pellicole, divengono essi stessi attori principali della storia costruendo un racconto all’interno del quale la redenzione, l’amore e il perdono assumono un significato decisivo che ha molto a che fare sia con la responsabilità individuale che col modo con il quale ci relazioniamo all’altro, costringendoci così a ripensare al nostro guardare alla realtà.

Queste fratture nel reale sono suggerite anche tecnicamente da una regia che sceglie di utilizzare inquadrature geometriche quando il protagonista si confronta con i propri doveri istituzionali e poi una violenta e frenetica macchina a mano nel momento in cui il racconto si sposta fuori dalle mura del Quirinale, dove le ritualità e le rigidità del Presidente e anche della stessa figlia (interpretata da una ottima Anna Ferzetti) iniziano a vacillare sorprendendoli con nuove e inaspettate prospettive.

Tutto il tormento e la frustrazione del personaggio di De Santis vengono magistralmente interpretate dal volto ormai molto caro al regista italiano, Toni Servillo, il quale riesce a incarnare il dramma di un uomo oppresso e schiacciato dal suo stesso immobilismo che riuscirà però, quando ormai se ne erano perse le speranze, a redimersi dalla prigione interiore che si è egli stesso costruito attorno.

Il titolo scelto è in questo rivelatore del senso ultimo della pellicola: tutto il film rincorre il concetto della scelta nella sua dimensione più estrema: vivere o morire, concedere o non concedere la grazia e di quanto il coraggio possa renderci spettatori di nuove verità che avevamo fino a quel momento ignorato o semplicemente, non voluto vedere. Non importa quando e come, la vita può sempre sorprenderci donandoci occhi nuovi con i quali guardare alla realtà e Sorrentino sembra sapere molto bene come mostrarcela.

Sintesi

Paolo Sorrentino torna al cinema con una pellicola che pone al centro della riflessione l'amore e il peso delle scelte attraverso un sapiente equilibrio tra comico e tragico. Non importa quando e come, la vita può sempre sorprenderci donandoci occhi nuovi con i quali guardare alla realtà e Sorrentino sembra sapere molto bene come mostrarcela.

Perché MadMass.it

Consapevoli del nostro ruolo, da sei anni in MadMass.it portiamo avanti una linea editoriale responsabile, preferendo la copertura dei festival al content farming, le recensioni al clickbait, le rubriche e le interviste al sensazionalismo. Stiamo cercando di fare la nostra parte: sostienici con una donazione, acquistando i prodotti consigliati sul nostro magazine o semplicemente passa a visitarci, sfoglia le nostre pagine e condividi i nostri articoli sui social: ci permetterai di continuare a crescere e fare sentire la nostra voce.

Articoli Correlati

Commenti

Ultimi Articoli

Paolo Sorrentino torna al cinema con una pellicola che pone al centro della riflessione l'amore e il peso delle scelte attraverso un sapiente equilibrio tra comico e tragico. Non importa quando e come, la vita può sempre sorprenderci donandoci occhi nuovi con i quali guardare alla realtà e Sorrentino sembra sapere molto bene come mostrarcela.La Grazia recensione film di Paolo Sorrentino con Toni Servillo e Anna Ferzetti [Venezia 82 Anteprima]