Just une illusion recensione film di Olivier Nakache ed Éric Toledano con Louis Garrel e Camille Cottin

Ascoltando o leggendo distrattamente la premessa narrativa di questa brillante commedia francese, è facile immaginare che qualcuno abbia pensato di doversi aspettare un prodotto leggero e spensierato. L’ennesimo passatempo innocuo e dimenticabile utile a occupare senza impegno quel paio d’ore la domenica sera.
Al contrario però, grazie alla forza prorompente di una scrittura lucida e incisiva, questa piccola perla si spinge ben oltre i confini di un recinto fittizio, costruito con i pregiudizi di un pubblico spesso disabituato alle commedie in grado di descrivere sommariamente una serie di facili dinamiche familiare.
Garrel e Cottin danzano in una commedia alta
Nel caso dell’ultima fatica di Olivier Nakache ed Éric Toledano ci è sembrato di assistere ad una vera e propria masterclass su come, in un prodotto audiovisivo, la risata possa divenire molto più che un semplice artificio temporaneo, sbrigativamente congelato in un’inquadratura o in una sequenza a effetto.
Perché in Just une illusion, a innescare il divertimento non è mai la gag fisica trita e ritrita, né la battutaccia di grana grossa piazzata con mestiere per accaparrarsi un facile coinvolgimento. Ciò che costruisce la risata è la collisione frontale di caratteri tridimensionali, figure umane concepite con un’eleganza e una raffinatezza che rifuggono ogni scorciatoia. È esattamente in questi rari e preziosi casi che la risata si evolve, mutando pelle per tramutarsi in un espediente narrativo profondo e vibrante, in grado di evolversi di colpo in trasporto emotivo e autentica commozione.
Louis Garrel, Camille Cottin e i propri colleghi (figli nel film) abitano questa architettura drammaturgica con una dedizione assoluta, restituendo tutte le sfumature e le nevrosi di un microcosmo in costante disvelamento. La stratificazione sociale e psicologica dei personaggi permette al racconto di scivolare dall’intimo all’universale con una naturalezza a dir poco disarmante.
Un approccio che nobilita l’intera operazione, elevando il film ai vertici assoluti di un genere ancora sorprendentemente, e colpevolmente, sottovalutato. Una cecità perpetuata da quei cinefili più occupati a darsi un tono decantando la visione di film dalle pretese innominabili e gli esiti modesti, che a interrogarsi onestamente sui propri gusti e su ciò che può celarsi dietro ad un film apparentemente elementare, ma intelligentemente ricco. Just une illusion smaschera questa ipocrisia intellettuale con il sorriso sulle labbra, ricordandoci di cosa sia capace la commedia nelle sue espressioni più fulgide e riuscite.


