Wicked – Parte 2 recensione film di Jon M. Chu con Cynthia Erivo, Ariana Grande, Michelle Yeoh e Jeff Goldblum

Rappresentare su pellicola un musical è sempre un’impresa: nel corso degli anni, abbiamo visto diversi tentativi, alcuni riusciti e altri un po’ meno.
Approcciarsi, però, al musical per eccellenza della storia di Broadway poteva sembrare quasi impossibile. Eppure i numeri parlano chiaro: la prima parte di Wicked, diretta da Jon M. Chu, è stata un vero e proprio successo, sia al botteghino che per la critica.
Il merito va sicuramente all’amore del regista per la storia originale, per le location ricreate fedelmente e per le impeccabili interpretazioni delle due protagoniste, Cynthia Erivo e Ariana Grande, che sono riuscite ad incarnare l’essenza di Elphaba e Glinda e della loro amicizia.
Il musical a Broadway dura circa tre ore, perciò, anche il film è stato suddiviso in due parti, che combaciano perfettamente con la divisione dei due atti a teatro.
Alla fine di Wicked (e del primo atto) abbiamo lasciato le due protagoniste in un momento di stallo: Elphaba, con la sua Defying Gravity, ha manifestato la sua voglia di libertà e il suo desiderio di giustizia, ribellandosi al Mago di Oz, dopo aver scoperto i suoi inganni. Elphaba fugge e viene conosciuta da tutti come la Malvagia Strega dell’Ovest, bollata come nemica del mondo di Oz. Dall’altra parte, Glinda riesce a raggiungere tutti i suoi desideri: è amata da tutti, è la nuova beniamina del popolo e si sta per sposare con Fiyero, diventato il nuovo capo delle guardie.
L’amicizia tra Elphaba e Glinda è ormai un ricordo lontano: Elphaba tenta in ogni modo di liberare tutti gli animali imprigionati dal Mago, mentre Glinda incarna pienamente il volere di Oz, pur restando ancora legata a Elphaba. Le loro strade s’incroceranno di nuovo e le due si confronteranno sui rispettivi punti di vista, ormai completamente opposti.
Wicked – Parte 2 esce nelle sale esattamente un anno dopo la prima parte e il ritorno nel cast delle stelle che ne hanno decretato il successo: Cynthia Erivo nei panni di Elphaba, Ariana Grande nei panni di Glinda e Jonathan Bailey in quelli di Fiyero. Completano il cast Ethan Slater nei panni di Boq, Jeff Goldblum nei panni del Mago di Oz, Marissa Bode nei panni di Nessarose e Michelle Yeoh in quelli di Madame Morrible.
Così come succede nel musical, anche in questo secondo capitolo troviamo meno spensieratezza e più presa di coscienza da parte dei personaggi. Glinda è l’eroina di Oz, ma è anche intrappolata in un ruolo non autentico, che la costringe a odiare la sua vecchia migliore amica. Elphaba, rimasta completamente sola, si ritrova contro tutti, per proteggere i suoi ideali. I protagonisti sono costretti a scegliere una strada nel bivio della loro vita e di percorrerla, affrontando le conseguenze delle loro scelte.
Questo secondo capitolo s’intreccia profondamente con la storia de Il Mago di Oz e vengono introdotti i personaggi della storia che amiamo da anni, come Dorothy, l’uomo di latta, il leone e lo spaventapasseri. Ma questi rimangono solo sullo sfondo, dando maggiore risalto alle due protagoniste, speculari, ma anche complementari.

La maggior parte dei momenti divertenti e spensierati sono opera di Glinda: Ariana Grande ha trovato il suo ruolo (o forse questo ruolo ha trovato lei) e lo incarna in tutte le sue sfaccettature, regalandoci un personaggio che non dimenticheremo facilmente. Dal punto di vista canoro, ovviamente, non c’erano dubbi, ma sul recitato l’attrice continua a stupirci, rappresentando Glinda nel suo cambiamento, da superficiale ragazzina viziata a donna matura e decisa. Un cambiamento che si può notare anche nella scelta dei costumi, che assumono colori sempre più freddi.
Anche sulle doti canore di Cynthia Erivo non c’erano dubbi ma, in questa seconda parte, soprattutto nel brano No Good Deed, riesce a esprimere tutte le sue emozioni contrastanti, tra i sensi di colpa per non riuscire a salvare coloro che ama e il suo bisogno di essere amata. Il suo personaggio è costruito con cura e riesce a mostrare i dubbi e le paure tipici di quando si decide di lottare per un ideale, anche se questo significa allontanarsi i propri cari. L’acme della pellicola ovviamente è nel finale, con l’attesissimo brano For Good, che vede le due protagoniste riavvicinarsi.
In Wicked – Parte 2 troviamo diversi colpi di scena e rivelazioni, alternati a momenti musicali, meno spensierati rispetto alla prima parte, seppur sempre spettacolari.
Eppure, c’è qualcosa che non lo fa funzionare del tutto. Il ritmo è spesso rallentato e la narrazione appare piuttosto slegata nella prima parte, come se fosse una semplice sequenza di numeri musicali.
Nella seconda parte della pellicola, Jon M. Chu riprende le redini e rende la storia più intensa. Ma il tutto trasmette la sensazione di una corsa a perdifiato verso il numero musicale presente nel titolo, ovvero For Good, che in realtà è l’ultimo atto della storia.
Le due nuove canzoni introdotte, inserite strategicamente per poter essere candidate nella categoria Miglior canzone ai prossimi Oscar, non aggiungono nulla alla storia e rallentano la narrazione.
Tutta la magia e la meraviglia del primo film qui appaiono leggermente sottotono, come se fosse finito l’effetto sorpresa e non ci fosse più niente da raccontare. Troviamo una conclusione un po’ pigra di una storia maestosa come quella di Wicked, stesso “problema” riscontrato nel musical teatrale, considerato spesso più debole, rispetto al primo atto. Il secondo atto, infatti, è sempre stato meno potente, complici la presenza di canzoni meno famose, una narrazione più densa di parole e fatti rispetto alla musica e una generale oscurità che rende più cupo il tutto.
A fronte dei difetti, Wicked – Parte 2 è una degna conclusione della storia di Glinda ed Elphaba, che fa emozionare soprattutto nei momenti musicali. Un inno all’amicizia e alla fedeltà a noi stessi. Le due protagoniste riescono, in maniera complementare, a incarnare la complessità umana dell’amicizia, un sentimento che molto spesso viene sottovalutato e messo da parte, soprattutto nel cinema, privilegiando altri temi. Le amicizie che ci facciamo nel corso della vita ci cambiano radicalmente, nel bene e nel male e possiamo rispecchiarci pienamente in quella fra Glinda ed Elphaba, soprattutto nel delicato processo di crescita.


