Oi Vita Mia diretta e interpretata da Pio e Amedeo con Lino Banfi, Ester Pantano, Cristina Marino, Marina Lupo, Adriana De Meo e Emanuela La Torre [Anteprima]
di Francesca Bastoni

Ci sono film che ambiscono alla leggerezza intelligente, altri che scelgono la profondità emotiva, e poi ci sono quelli – come Oi Vita Mia – che vorrebbero fare entrambe le cose senza possedere né la leggerezza né la profondità. Un’opera che tenta di affrontare le fragilità sociali con la stessa consapevolezza con cui si sfoglia una rivista dal parrucchiere: distrattamente e con un occhio al proprio riflesso. Con Oi vita mia, Pio e Amedeo si confermano: registi “per caso”, ma soprattutto per eccesso.
Alla loro prima esperienza dietro la macchina da presa, Pio e Amedeo si comportano come chi ha appena scoperto la differenza tra cinema e dirette Instagram e decide comunque di provarci. Il film sembra costruito più per autocelebrarsi che per raccontare davvero qualcosa. C’è uno zelo ingenuo, quasi tenero, che però collide frontalmente con la pretesa di portare sullo schermo una dimensione sociale complessa.
La “commedia sociale” alla maniera di Pio e Amedeo
L’idea di far convivere giovani difficili e anziani fragili in una stessa struttura potrebbe persino funzionare. Peccato che l’operazione ricordi un architetto che vuole progettare un palazzo barocco avendo come unica esperienza un corso online di bricolage.
La scrittura non affonda mai, non rischia mai, non tocca davvero alcun nervo: galleggia, sorride, accarezza. Si limita ad ammiccare allo spettatore pensando di aver raggiunto un qualche risultato concreto; ma tuttavia consapevole, in fondo, di aver scelto solo la via più facile e scontata. Un’opera che si accontenta di sentirsi buona, senza preoccuparsi di essere davvero rilevante.
La partecipazione di Lino Banfi rivela finalmente la nobiltà del mestiere, che svetta in un paesaggio proletario. In mezzo a tanto entusiasmo incerto, l’arrivo di Banfi è come ritrovarsi davanti a un’opera del Settecento dopo aver visitato un mercatino dell’usato. L’attore porta con sé una verità scenica, una naturalezza che gli altri tentano disperatamente di emulare senza riuscirci. È l’unico interprete che sembra sapere sempre cosa sta facendo. E soprattutto perché.

Il film procede tra frasi e scolastiche, situazioni appiccicate con un nastro adesivo narrativo e una comicità che vorrebbe essere pop ma finisce per essere semplicemente poco raffinata. Il tentativo di emozionare è così evidente da diventare involontariamente comico, e quello di far ridere così didascalico da far rimpiangere il silenzio.
Al film partecipano anche Ester Pantano, Cristina Marino e Marina Lupo un cast poco impegnativo e senza pretese. Oi Vita Mia è un film che vorrebbe dialogare con il cinema sociale europeo, ma riesce appena a imitare il tono delle commedie amatoriali da festa patronale. Un’opera convinta di essere inclusiva e profonda, quando in realtà è soltanto prevedibile e graziosamente superficiale.
Si salva solo Banfi, faro solitario di professionalità in un mare di buone intenzioni e scarsa ambizione estetica. In definitiva: può essere un film che pretende di affacciarsi al panorama cinematografico… ma non trova il balcone giusto.


