Asteroid City

Asteroid City recensione film di Wes Anderson con Jason Schwartzman e Scarlett Johansson [Cannes 76]

In anteprima dal Festival di Cannes 2023 l'ultimo film di Wes Anderson: Asteroid City, la recensione di un film carico di stelle

Asteroid City recensione film di Wes Anderson con Jason Schwartzman, Scarlett Johansson, Tom Hanks, Margot Robbie, Steve Carell, Maya Hawke, Jeffrey Wright, Tilda Swinton, Bryan Cranston, Edward Norton, Adrien Brody e Jeff Goldblum

L’ossessiva ricerca di Wes Anderson per una forma espressiva unica e personale attraverso cui raccontare le sue storie ha infine preso il sopravvento sulle sue narrazioni: Asteroid City è un film vuoto come il cratere dove è ambientata la storia, di cui sono apprezzabili giusto le geometrie regolari degli spazi, ma dove non è rimasta alcuna forma di vita. Questa pellicola è un punto di svolta in negativo per il cinema del cineasta, che dopo titoli precedenti apprezzabili ma ricchi d’imprecisioni come The French Dispatch e L’isola dei cani, presenta al Festival di Cannes in concorso un bellissimo guscio vuoto.

Il cinema di Wes Anderson ruota tutto attorno a precise convenzioni formali che lo rendono immediatamente riconoscibile, anche solo da un singolo fotogramma. Un mix di composizioni, formati, palette cromatiche e ovviamente movimenti di macchina, a partire dalla predilezione del regista per i carrelli laterali per seguire l’azione o creare establishing shoot alternativi rispetto alla media del cinema statunitense. Pochissima camera a spalla, movimenti geometrici e precisi degli oggetti e delle persone in scena e della cinepresa che li segue.

Steve Carell
Steve Carell (Credits: Focus Features/Universal Pictures)
Scarlett Johansson in Asteroid City di Wes Anderson
Scarlett Johansson in Asteroid City di Wes Anderson (Credits: Focus Features/Universal Pictures)

Nel corso della sua carriera il regista ha raffinato il suo stile fino a codificarlo con una precisione tale che ora le persone scattano foto o sistemano l’arredamento di casa per ottenere un “effetto alla Wes Anderson”. Non è un traguardo da poco raggiungere questo livello di personalizzazione, ma non bisogna cadere nell’errore di valutare questo esito come un risultato intrinsecamente desiderabile. Asteroid City al contrario ne mostra chiaramente l’alto costo in termini creativi.

Ci troviamo di fronte a una narrazione strutturata come tutti gli ultimi film di Anderson. C’è una cornice narrativa di una personalità creativa eccentrica che scrive un copione che sarà poi la trama del film (associata al bianco e nero come in The French Dispatch). Stavolta seguiamo la creazione di un’opera teatrale, dalla sua scrittura alla messa in scena. L’intento proclamato è quello appunto di raccontare cosa ci sia dietro lo sforzo collettivo di portare una storia in scena, ma suona pretestuoso in retrospettiva. Infatti questa cornice non apporta nulla alla storia, né a livello narrativo né a livello emotivo: rimane un mistero cosa voglia dirci Anderson sul teatro. Questa premessa tende solo ad appesantire uno svolgimento già sin troppo complesso e affettato: Asteroid City al netto della suddetta cornice sarebbe un film più agile, dinamico.

Tom Hanks
Tom Hanks (Credits: Focus Features/Universal Pictures)
Maya Hawke
Maya Hawke (Credits: Focus Features/Universal Pictures)

La storia dentro alla storia è invece quella di un avvenimento inaspettato, che porta a mettere in quarantena la cittadina di Asteroid City. Siamo nel deserto statunitense negli anni ‘50, in visita presso un piccolo avamposto con un pugno di case, un motel, una base dell’esercito statunitense dove si fanno esperimenti scientifici e da dove si lanciano test atomici e un enorme cratere lasciato da un meteorite migliaia di anni prima che dà il nome alla cittadina.

Al momento della quarantena in città ci sono più forestieri del solito, arrivati per un concorso dedicato a giovani e brillanti menti scientifiche, che sono state accompagnate da genitori e tutori a ritirare il proprio premio. La prossimità di tante persone, che imparano a conoscersi poco a poco, porta i personaggi a lavorare su se stessi, mettendo a fuoco i loro blocchi e tentando di andare oltre.

La figura più di rilievo in un cast tanto corale è Augie Steenbeck (il solito sospetto andersoniano Jason Schwartzman), un fotografo di guerra che sta accompagnando il figlio adolescente ad Asteroid City, quando la sua macchina ha un guasto e rimane bloccato in città con la propria famiglia, in attesa dell’arrivo del nonno. Al seguito ci sono anche le tre figliolette, ma non la moglie malata. L’uomo sta tentando di trovare il modo e il tempo giusto per comunicare una tragica notizia alla prole.

Scarlett Johansson in Asteroid City di Wes Anderson
Scarlett Johansson in Asteroid City di Wes Anderson (Credits: Pop. 87 Productions/Focus Features/Universal Pictures)
Asteroid City recensione film di Wes Anderson
Asteroid City di Wes Anderson con Jason Schwartzman, Scarlett Johansson, Tom Hanks, Margot Robbie e Steve Carell (Credits: Focus Features/Universal Pictures)

La sostanza quindi in teoria c’è: si parla molto di lutto, del rapporto di chi rimane con chi se ne va, a breve e lunga distanza di tempo. Sia un genitore, un marito, una persone da cui ci si è allontanati. Eppure il film su questi argomenti per noi ha solo frasi fatte e momenti un po’ stucchevoli di commozione, rivelandosi ben più appassionato quando c’è da introdurre una gag a caso o un virtuosismo registico.

L’impressione è che qua e là ci sia anche un’opera di riciclo: la colonna sonora è messa insieme a fatica, con richiami così forti alle “sonorità andersoniane” dei film precedenti che viene da chiedersi se il regista non abbia semplicemente campionato le colonne sonore già esistenti, concentrandosi sui brani country inediti che fanno da gag al film.

La ripetizione di buona parte del comparto attoriale poi non aiuta a fugare il sospetto che non ci sia nulla di nuovo e rilevante da dire. Basta osservare come alle super star nuove arrivate – Tom Hanks, Margot Robbie, Scarlett Johansson – vengano affidati personaggi simili a bambole, posizionati in pose esteticamente gradevoli in piccole casette arredate, ma senza la scintilla vitale che porta il pubblico a interessarsi davvero a loro.

Sintesi

In Asteroid City manca proprio la storia, e risulta ancor più evidente nella struttura divisa in atti, scene, cornici e riquadri. Wes Anderson non sembra più interessato a comunicare altro che il proprio virtuosismo, confezionando un film di meno di due ore che pesa sullo spettatore, risultando ripetitivo, tedioso e poco ispirato.

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