The Third Day

The Third Day recensione miniserie TV con Jude Law [Sky Anteprima]

The Third Day recensione della miniserie TV di Dennis Kelly e Felix Barrett con Jude Law, Naomie Harris, Katherine Waterson, Emily Watson Paddy Considine

Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera, recitava così il titolo di un film di Kim Ki-duk del 2004 – una delle più rilevanti opere del cinema coreano che in parte può risultare funzionale per presentare The Third Day (2020). Prodotta da Brad Pitt e ideata da Dennis Kelly e Felix Barrett, la nuova miniserie targata Sky e HBO e post-prodotta da The Farm Group, è tutt’altro che la tipizzata narrazione (mini)seriale. Abbiamo si un regolare sviluppo del racconto dei tre atti – seppur presentando un linguaggio filmico elaborato – ma l’elemento innovativo sta nella gestione episodica.

La creatura di Kelly e Barrett, si struttura infatti di sei episodi (più uno), distribuiti equamente in due canonici mini-cicli narrativi; denominati rispettivamente Summer e Winter e diretti da Marc Munden e Philippa Lowthorpe. A far da raccordo tra Estate e Inverno, The Third Day pone un episodio speciale – nello specifico il quarto – che non rientra nel tipico, e armonioso, sviluppo seriale televisivo. Un elemento di raccordo d’enorme rilevanza nell’economia del racconto, consistente in un’esperienza di narrazione immersiva da dodici ore, denominata Autumn (Autunno) – diretta dallo stesso Barrett – distribuita in diretta streaming sulla pagina Facebook di HBO il 3 ottobre 2020 e che potete vedere direttamente attraverso il seguente player video:

The Third Day: Autumn video streaming

L’espediente permette di arricchire di significato la narrazione di The Third Day, giocando con i punti di vista, la polarità del racconto, e le sperimentazioni filmiche; ma soprattutto potenziando il valore dello stesso racconto, che da comune opera mini-seriale, si evolve infatti, in un’interessante, e arguta, narrazione transmediale tra piccolo schermo ed esperienza immersiva. Sullo sfondo il racconto di un villaggio dalle pratiche oscure – e inclusive – degne de The Wicker Man (1973) e delle creature narrative di Shyamalan: The Village (2004) e Wayward Pines (2015-2016).

Nel cast della miniserie in onda su Sky Atlantic dal 19 ottobre 2020 figurano Jude Law, Naomie Harris, Katherine Waterson, Emily Watson e Paddy Considine; e ancora Nico Parker, Charlotte Gairdner-Mihell, Mark Lewis Jones, Richard Bremmer, Freya Allan, John Dagleish e Florence Welch.

The Third Day: sinossi

Summer: Sam (Jude Law) sceglie di isolarsi dal mondo dopo un tracollo finanziario e la perdita di un figlio – lasciandosi alle spalle un mondo a pezzi; nel suo vagare incontra un’adolescente che, senza pensarci troppo, cerca di suicidarsi. Impedendole di compiere l’efferato gesto, Sam la riaccompagna a casa, giungendo così in una misteriosa isola ai confini della costa Britannica. Totalmente scollegato dal mondo, Sam si ritrova in un idilliaco villaggio “da fiaba”; tra fantasia e realtà, i rituali occulti degli abitanti lo faranno scendere a patti con il dolore del suo passato.

Winter: Helen (Naomie Harris) – assieme alle sue due figlie Ellie (Nico Parker) e Talulah (Charlotte Gairdner-Mihell) giunge nell’isola in cerca di risposte dopo la sparizione di un caro; trovandosi così in bilico tra fantasia, macabro e realtà, di una comunità tutt’altro che pacifica e socievole verso lo straniero.

Gli abitanti dell'isola di The Third Day
Gli abitanti dell’isola di The Third Day

Summer: tra Terrence Malick ed Ari Aster

Una panoramica dall’alto e un uomo primi e primissimi piani del volto e degli occhi di un uomo in evidente stato d’agitazione. Inquadrature perlopiù spezzate, quasi a distorcerne la percezione. Tra semi-soggettive e Dog days are over dei Florence & The Machine in cuffia, ci viene presentato così il Sam di Law; in un incede in un paesaggio incontaminato – e nel pianto – che è pura catarsi filmica melodiosa. Poi il silenzio, l’accettazione del lutto, e un lasciare andare una maglietta di cui ne seguiamo lo scorrere lungo una piccola cascata. Nella sua apertura di racconto, The Third Day denota da subito il grande lavoro di Munden, nella cura registica e nella costruzione d’immagine sontuosa tra l’onirico e il surreale; quasi malickiana per certi versi in un incedere silenzioso a malinconico.

Poi il primo turning point, con cui The Third Day alza la posta in gioco attraverso un riequilibrare il disequilibrio emozionale del suo protagonista; allargando così le maglie relazionali, delineando il background dei suoi agenti scenici – specie del Sam di Law. In un incedere senza specifici punti di riferimento alle spettatore; attraverso una messa in scena ottimamente costruita, nel delineare una narrazione dal ritmo compassato.

Jude Law in una scena di The Third Day
Jude Law in una scena di The Third Day

Per mezzo di un viaggio in macchina degno del prologo di The Shining (1980), The Third Day apre totalmente la sua narrazione a una comunità dalle dinamiche insolite; rievocanti quella dei “dannati” di Midsommar – il villaggio dei dannati (2019) di Aster, ma anche quelle non-teatrali del Dogville (2013) di Von Trier. L’espediente è essenziale nell’economia del racconto, permettendo così non solo di far crescere gli archi di trasformazione dei suoi agenti scenici tramite l’elemento dialogico con l’introduzione dei Martin di Considine e Watson, ma anche di delineare un solido ed enigmatico intreccio scenico – acuito da una regia fluida e avvolgente, che persegue i suoi scopi distorsivi e distaccati.

L’arrivo nell’isola e nell’insolita comunità, permette a The Third Day – tra porte girevoli e gente armata – di porre le regole della sua arena; in un evidente confine geografico-marittimo che ne impedisce l’abbandono e che – al contempo – ne corrobora il senso di colpa per la perdita del figlio. Gioca così Munden con la stessa morfologia dell’isola; in un sagace lavoro di montaggio netto e “di raccordo” con cui voltare lo sguardo e ritrovarsi in un altro punto della propria arena; porte che conducono in stanze mai viste prima e introdurre perfino nuovi agenti scenici come la Jess della Waterson, dalla mimica vivace ed espansiva. Ad emergere, con lo sviluppo del racconto, sono le intenzioni del suo contesto, in una coltre d’enigmatica convivialità, che nasconde intenti ben più oscuri e cupi – quasi twinpeaksiani.

Winter: Naomie Harris e lo switch narrativo

In un espediente di cui abbiamo già avuto modo di constatarne gli effetti in We Are Who We Are (2020) di Guadagnino, anche in The Third Day si procede con il delineare un nuovo punto di vista narrativo; una bipolarità scenica che si traduce con la presentazione dell’agente scenico della Helen della Harris – a cambia però è la ratio scenica di questo mini-ciclo legato all’isola “misteriosa”. Laddove il Sam di Law era guidato dai sensi di colpa per l’evento luttuoso e per la sua vita a pezzi, con Helen, The Third Day ci parla di una famiglia che cerca di rinsaldare il legame; caratterizzandosi soprattutto di una nuova personalizzazione dell’aspetto registico. Da Munden di Summer a la Lowthorpe, cambia il respiro del racconto – più intimista, meno estetico ma più solenne.

Naomie Harris in una scena di The Third Day
Naomie Harris in una scena di The Third Day

Il nuovo punto di vista, narrativo e registico, genere un’opposizione tra i Summer e Winter di The Third Day, mostrandoci lo stesso contesto scenico in forma differente; a partire da toni ancora più cupi, una violenza esteriorizzata di scritte su barche; e ancora immondizia, graffiti da pulire, e la decisamente non-accoglienza dei suoi abitanti ad opporsi con il simil-calore del precedente ciclo. Si oppone soprattutto la predisposizione d’animo della caratterizzazione dell’agente scenico protagonista; laddove il Sam di Law era circospetto ed enigmatico, la Helen della Harris è caotica ed aggressiva, come una leonessa che difende il suo branco. Unico filo conduttore tra i due segmenti: un telefono che non prende mai.

Proprio come in Summer, anche in Winter l’incedere nel racconto è silenzioso, dove però, all’enigmatico intreccio del segmento con protagonista Law, Winter oppone una linearità ancora più compassata; dai toni freddi e asciutti, ora a livello scenico, ora perfino cromatico. Le porte girevoli di Summer, diventano i teli di plastica di Winter; in una lenta scoperta di elementi surreali e bestiali – tra pecore squarciate e uomini barbuti con cui alzare la posta in gioco.

The Third Day: la rivoluzione del post-cinema parte da Sky / HBO

Summer, Autumn, Winter. La ricerca di sé, un’inedita esperienza narrativa di dodici ore, e il ritrovamento di una persona scomparsa; The Third Day, è una splendida ed efficace esperienza narrativa, un universo transmediale e dalla notevole cura registica; cucito addosso a una narrazione high-concept con cui Kelly e Barrett pongono le basi di una potenziale rivoluzione mediatica e industriale.

Se infatti gli Over the Top come Netflix e Amazon Prime hanno scosso il mercato audiovisivo decentralizzando la fruizione; The Third Day si pone invece come potenziale apripista di un nuovo modo di raccontare tra decentralizzazione e dislocazione. Un prodotto audiovisivo, sia esso filmico o telefilmico, che supera i confini dello schermo; vivendo così di dirette streaming, eventi live, immersioni narrative di mezza giornata. La sperimentazione rivoluzionaria del post-cinema raggiunge la serialità, e fa la storia del piccolo schermo.

La locandina di The Third Day
La locandina di The Third Day

Sintesi

Summer, Autumn, Winter. La ricerca di sé, un'inedita esperienza narrativa di dodici ore, e il ritrovamento di una persona scomparsa. Tra dislocazione e decentralizzazione, The Third Day scuote il mercato audiovisivo introducendo elementi di post-cinema nella sua narrazione; un solido high-concept che vive di immersioni narrative di mezza giornata e piccolo schermo, cucito addosso a mini-cicli narrativi dal doppio punto di vista scenico. Un universo transmediale con cui Kelly e Barrett pongono le basi di una potenziale rivoluzione mediatica e industriale.

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