Hot Fuzz

Hot Fuzz recensione del film di Edgar Wright

Hot Fuzz recensione del film diretto da Edgar Wright con Simon Pegg, Nick Frost e Timothy Dalton

Quello di Hot Fuzz (2007) è senza dubbio uno dei casi cinefili più interessanti degli ultimi 13 anni. Per il suo regista, Edgar Wright (Baby Driver) il mantenere le aspettative dopo quel gioiello di pura freschezza filmica che è stato L’alba dei morti dementi (2004), punto d’incontro tra la parodia di Mel Brooks, gli zombie di George A. Romero e lo humor british.

E non solo Hot Fuzz mantiene le aspettative, ma le supera largamente, seguendo il tracciato dell’opera precedente, consolidando gli elementi tematici della cosiddetta trilogia del Cornetto – conclusasi poi con La fine del mondo (2013). Per spiegarne il senso, riportiamo le parole che disse lo stesso Edgar Wright durante la presentazione di Hot Fuzz: “It’s going to be like Kieslowski’s Three Colours, but three flavours“. Wright si reinventa Kieslowski, realizzando una trilogia tematica sui tre colori/sapori del Cornetto Algida. A ogni colore, corrisponde la rilettura di un dato genere cinematografico.

Una scena di Hot Fuzz
Una scena di Hot Fuzz

C’è il Cornetto alla fragola, dal colore rosso vivace correlato agli elementi sanguinosi in L’alba dei morti dementi. Il Cornetto originale dal colore blu che va a indicare il genere poliziesco in Hot Fuzz. E infine il Cornetto alla menta con granella di cioccolato – dal colore verde-marrone – con cui identificare il genere fantascientifico in La fine del mondo. Oltre a questo, nei film della trilogia è possibile riscontrare degli elementi ricorrenti, come il bere al pub, le coppie di gemelli e il salto della staccionata.

Per il capitolo di mezzo della trilogia del Cornetto, Wright assembla un cast formato da Simon Pegg, Nick Frost, Bill Nighy, Martin Freeman – presenti peraltro in tutti i film della trilogia. E ancora Jim Broadbent, Timothy Dalton (007-Zona Pericolo, 007-Vendetta Privata), Steve Coogan, Olivia Colman, nonché i cammei sotto mentite spoglie di Cate Blanchett e Peter Jackson.

Hot Fuzz: sinossi

Nicholas Angel (Simon Pegg) è un superpoliziotto londinese come se ne vedono soltanto nei film. Sommerso di encomi, laureato con il massimo dei voti, addestrato nella guida avanzata e specializzato nel gestire le situazioni di rischio, tanto da esser stato ferito soltanto tre volte in servizio (e soltanto in una da un uomo vestito da Babbo Natale). I colleghi e i capi sono poco favorevoli ad essere messi in ombra dall’operato di Angel, decidono così di promuoverlo a Sergente per trasferirlo coattivamente nella tranquilla cittadina di Sandford.

Simon Pegg e Nick Frost in una scena di Hot Fuzz
Simon Pegg e Nick Frost in una scena di Hot Fuzz

In realtà Sandford è solo apparentemente tranquilla, e quello che sembrerebbe essere un esilio forzato, una pensione anticipata, si rivelerà essere una situazione d’estremo pericolo. Toccherà al Sergente Angel, e all’inetto collega cinefilo Butterman (Nick Frost) salvare la cittadina rurale di Sandford da una pericolosa organizzazione segreta.

“Salve Nicholas, la tua mano?”

A partire dalla presentazione del personaggio del Sergente Nicholas Angel di Pegg – in pochi attimi – Wright codifica i termini del tono del racconto in un contrasto tra la dimensione (quasi) supereroistica dell’eroe protagonista, con la normalità ora di Londra ora del “mondo straordinario” Sandford. L’efficienza del Sergente Angel è pressoché impeccabile, sempre, ma è nel mondo straordinario che il tutto acquista ancora più valore.

Simon Pegg e Nick Frost
Simon Pegg e Nick Frost in una scena di Hot Fuzz

Da tale contrasto scaturisce un efficace sottotesto – di grande trovata comico-scenica – con cui Wright racconta dell’inefficienza delle forze dell’ordine tra nepotismo e poco rispetto della legge. Il racconto si sviluppa, così, anche in un effettivo contrasto ritmico. Tanto immediata la capacità di Wright di mettere a fuoco i personaggi, e nell’andamento del racconto e nelle susseguenti svolte sceniche, quanto nettamente più lento e dosato lo sviluppo delle dinamiche d’ambientamento e dell’intreccio tra gli archi narrativi dei personaggi in scena.

Hot Fuzz: rileggere il cinema action

Una scrittura brillante, quella di Hot Fuzz, che vive di quella che a un occhio pigro potrebbe sembrare un’incongruenza narrativa. L’evidente contrasto tra la dimensione narrativa, e il contesto scenico “semplice” tra Londra e Sandford, con il tono serio di cui il Sergente Angel di Pegg si fa simulacro filmico, tra l’impostazione recitativa data dallo script e le sue azioni sceniche.
Da qui s’intuisce la grandissima capacità registica di Edgar Wright, e la ragione del perché la sua poetica cinematografica è tra le più essenziali nel cinema postmoderno. Wright fa suo il sopracitato contrasto giocando con le estetiche del cinema action, ora nel realizzare inseguimenti supersonici dopo un banale furto in un supermercato di periferia, ora nel dare la caccia a un cigno perduto dal suo proprietario.

È sulla base di questo espediente che Wright costruisce un solidissimo intreccio narrativo in un’indagine rurale altamente rischiosa tra omicidi sanguinosi, film action anni Novanta, e un fumettoso e adrenalinico final showdown.

Simon Pegg in una scena di Hot Fuzz
Simon Pegg in una scena di Hot Fuzz

La scrittura di Wright vive sottotraccia, in un lavoro di rilettura di un genere e susseguente codifica dell’elaborato linguaggio filmico. Le doti registiche del cineasta de la trilogia del Cornetto permettono di portarlo alla luce in un montaggio serrato fatto di particolari e dettagli, primi e primissimi piani – quasi Leoniani. Elementi con cui Wright costruisce il tono del contesto scenico, le sequenze di raccordo che permettono di avvicinarci al mondo straordinario di Sandford, rese possibili dalla comicità figurativa.

Bastano pochi fotogrammi, come il mostrare le tacche del campo del cellulare, per raccontare del progressivo allontanamento da Londra e susseguente avvicinamento a Sandford. E appena due battute sulle definizioni del cruciverba “Fascismo/Megera” per raccontare allo spettatore dell’ostilità della comunità di Sandford all’arrivo di Angel; e in questo Edgar Wright è un maestro.

Hai mai visto Point Break?“- La dimensione cinefila di Hot Fuzz

Ad arricchire gli intenti di ricodifica del genere action, Hot Fuzz gioca si con le estetiche del genere stesso, ma anche inserendovi elementi conclamati nell’immaginario collettivo. La dimensione cinefila delineata da Edgar Wright, assume così un doppio valore di omaggio sia su un mero piano testuale, che per valorizzare le azioni dei personaggi in scena e del contesto scenico.

Nick Frost
Nick Frost in una scena di Hot Fuzz

A partire da Terrore in città (1982)raffinata metafora delle dinamiche narrative di Hot fuzz, a Supercop (1992) con cui delineare il ruolo scenico del Sergente Angel. Da citazioni visivo/testuali a Un dollaro d’onore (1959), Il braccio violento della legge (1971), Cane di paglia (1971), Chinatown (1974), Trappola di cristallo (1988) e perfino Jurassic Park (1993); a spezzoni di Point Break (1991) e Bad Boys II (2003) con cui raccontare del rapporto ora tra Angel e Butterman, ora tra lo stesso Butterman e la scomoda figura paterna.

In Hot Fuzz le citazioni sono anche narrative, ispirazioni per dar colore al racconto, come il final showdown necessario alla risoluzione del conflitto scenico, ipotetico punto d’incontro tra la sopracitata saga di Bad Boys e la solitudine dell’eroe in Mezzogiorno di fuoco (1952). La più emblematica, tuttavia, è quella inerente alla pietra narrativa del racconto, volta a rievocare il plot twist alla base di The Wicker Man (1973).

Un gioiello postmoderno 

È questo essenzialmente il cinema di Edgar Wright. Una continua rilettura dei generi e delle estetiche, ora videoludiche come in Scott Pilgrim v The World (2011) ora cinematografiche come in Baby Driver (2017), e nel prossimo Last Night in Soho (2021) dove al centro del racconto tornerà ad esserci il genere horror. Una poetica in mutamento, specie da Scott Pilgrim in poi, dove Wright lavora più sul linguaggio e sull’interpretazione di quel dato genere che non sull’uso della citazione.

In tal senso la trilogia del Cornetto e Hot Fuzz in particolar modo, rappresentano un po’ l’emblema del suo “primo periodo”. Un autentico gioiello filmico postmoderno di pura freschezza di scrittura e regia, che ha permesso a un giovane cineasta di Poole di consacrarsi tra i grandi della sua epoca.

Sintesi

Wright rilegge l'action in modo unico e irripetibile. Cita dozzine di opere filmiche, da The Wicker Man a Bad Boys sino a Point Break e Jurassic Park, ricalibrandole all'interno di un racconto di pura azione british e dalle contaminazioni del thriller/horror. Se L'alba dei morti dementi (2004) ha rappresentato la teorizzazione della trilogia del Cornetto, è Hot Fuzz (2007) a consolidarla, ponendosi come manifesto della poetica di uno dei cineasti più imprescindibili del cinema postmoderno.

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