The Beauty recensione serie tv di Ryan Murphy con Evan Peters, Anthony Ramos, Jeremy Pope, Ashton Kutcher e Rebecca Hall [Anteprima]
di Federica Di Costola

Con The Beauty, Ryan Murphy e Peter Evans tornano a esplorare uno dei loro territori preferiti: le ossessioni contemporanee, portate all’estremo fino a diventare incubo. I primi due episodi, visti in anteprima, pongono subito le basi di una serie che si muove tra thriller psicologico, body horror e critica sociale, senza mai rinunciare a un’estetica potente e disturbante.
La serie si apre con una sequenza di morti inspiegabili e scioccanti: modelle e figure legate al mondo dell’immagine muoiono in circostanze orribili, spesso dopo improvvisi scatti di aggressività che le portano a uccidere altri prima di esplodere letteralmente. Non si tratta di casi isolati: eventi simili stanno accadendo in diverse parti del mondo.
Il racconto si muove rapidamente tra Parigi, Venezia, Roma e New York, sottolineando come il fenomeno sia globale e incontrollabile. Al centro della storia c’è una sostanza misteriosa: un farmaco, o forse un virus, la cui natura non è ancora chiara.
Ciò che si sa è che promette una trasformazione radicale: chi si sente brutto, chi si percepisce inadeguato, può diventare improvvisamente bellissimo. Non si tratta solo di un cambiamento estetico, ma di una vera e propria rinascita fisica, mostrata in modo crudo e viscerale. I corpi si trasformano come se emergessero da una placenta sanguinolenta, lasciando dietro di sé una versione precedente che viene letteralmente distrutta.

Uno dei momenti più significativi del primo episodio è la storia di un ragazzo che si percepisce profondamente brutto, fuori da ogni standard e rifiutato dal mondo. La serie insiste con forza su questo aspetto: The Beauty non parla soltanto di bellezza, ma di disperazione. Della disponibilità delle persone a spingersi fino all’estremo pur di sentirsi accettate, riconosciute, amate. In questo senso, la trasformazione diventa una metafora radicale del nostro rapporto con l’immagine e con il giudizio sociale.
A indagare su queste morti intervengono le autorità internazionali e, in particolare, l’FBI. I due agenti protagonisti, interpretati da Rebecca Hall e Peter Evans, rappresentano il lato razionale della storia, quello che cerca di mettere ordine nel caos.
Le indagini conducono a una figura chiave: l’inventore della formula, interpretato da Ashton Kutcher, che afferma che il farmaco gli sia stato sottratto. È proprio questo furto, a quanto pare, ad aver innescato le conseguenze più letali. Il tono della serie resta inquietante, senza mai scivolare in un orrore fine a sé stesso.

The Beauty sfiora l’horror, ma non punta sul terrore puro: il vero disagio nasce dal corpo, dalle trasformazioni, da una fisicità esposta e alterata che può risultare profondamente disturbante. Non si tratta tanto di paura quanto di una repulsione consapevole, perfettamente coerente con il tema della rinascita forzata.
Uno degli elementi più interessanti è la trasformazione del personaggio interpretato da Rebecca Hall, che assume le sembianze di Bella Hadid: una scelta fortemente simbolica, che rende ancora più esplicito il discorso sulla bellezza come costruzione artificiale e, per definizione, irraggiungibile.
I primi due episodi sollevano più domande di quante risposte offrano. Chi si cela davvero dietro tutto questo? Perché alcune persone muoiono e altre no? E, soprattutto, quanto vale la bellezza se il prezzo da pagare è la perdita dell’identità?
The Beauty sembra muoversi “un passo avanti”, come spesso accade nelle opere di Ryan Murphy, anticipando le ansie di una società già ossessionata dalla perfezione. Peter Evans risulta convincente in questo ruolo, e il cast nel suo insieme funziona molto bene. Se le prossime puntate sapranno mantenere questa intensità e aggiungere una maggiore profondità narrativa, la serie potrebbe rivelarsi una delle proposte più interessanti dell’anno.



