Sueño Perro: l’esordio di Iñárritu in forma di videoarte
Alejandro G. Iñárritu è, assieme ad Alfonso Cuaròn, Guillermo Del Toro e Michel Franco, il maggiore cineasta messicano in attività. Tra i pochissimi registi della storia del cinema ad aver vinto consecutivamente due Oscar per la migliore regia, nel 2015 con Birdman o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza) e nel 2016 con The Revenant, Iñárritu ha esordito al cinema allo scoccare del millennio con Amores Perros, vincitore del Grand Prix della Settimana Internazionale della Critica al Festival di Cannes nel 2000. Amores Perros è stato altresì il primo capitolo della sua cosiddetta Trilogia sulla morte proseguita nel 2003 con 21 grammi, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, e nel 2006 con Babel, la sua prima produzione hollywoodiana, interpretato tra gli altri da Brad Pitt e Cate Blanchett, vincitore nel concorso principale del Festival di Cannes del Prix de la mise en scène. Dopo Biutiful del 2010, e i già citati Birdman e The Revenant, il suo ultimo lavoro è al momento l’introspettivo e personale Bardo, la cronaca falsa di alcune verità, prodotto e distribuito da Netflix nel 2022, ma il prossimo anno arriverà sugli schermi la sua nuova fatica, un film con Tom Cruise che promette di essere una commedia satirica dai toni fantascientifici e apocalittici.
In occasione del venticinquesimo anniversario di Amores Perros (2000), Alejandro Iñárritu ha ideato una mostra multisensoriale a cavallo tra cinema e arti visive, realizzata a partire dal girato scartato nel montaggio del suo film d’esordio: Sueño Perro: Instalación Celuloide de Alejandro G. Iñárritu, prodotta dalla Fondazione Prada. La mostra, attualmente esposta a Milano, segna la terza collaborazione tra la Fondazione e il pluripremiato regista messicano, già curatore per Prada della rassegna cinematografica Flesh, Mind and Spirit, tenutasi a Seoul (2009) e Milano (2016), e dell’installazione sperimentale in realtà virtuale CARNE y ARENA, inclusa nella selezione ufficiale del Festival di Cannes nel 2017 e insignita di un Oscar speciale.
Gli outtakes del montaggio di Amores Perros, proiettati in pellicola su nove diversi schermi in una forma poeticamente grezza, con tanto di ciak in campo e test colorimetrici a favore di obiettivo, ritraggono la complessità della metropoli di Città del Messico, e soprattutto dei suoi sobborghi, attraverso un mosaico di celluloide e suoni. Ad accompagnare il flusso di immagini del set di venticinque anni fa c’è un sottofondo sonoro creato ad hoc per l’installazione risuona, dando vita a un paesaggio sensoriale evocativo e ipnotico. La seconda parte della mostra, intitolata Mexico 2000: The Moment That Exploded, curata dallo scrittore e giornalista messicano Juan Villoro, che inquadra storicamente il clima socio-politico del paese al momento della realizzazione e dell’uscita di Amores Perros. Il film d’esordio di Iñárritu risale infatti a un momento di grande trasformazione nel suo paese d’origine, ancora afflitto da gravi tensioni e disparità sociali ritratte anche nel film, con una massiccia diffusione della criminalità ed episodi di guerriglia urbana: come rimarca lo scrittore nel commento sonoro che accompagna le foto e i ritratti dei giornali d’epoca da lui scelti, Amores Perros è arrivato nei cinema messicani a fine 2000, due settimane dopo la vittoria di Vicente Fox alle elezioni, che segnò la fine del settantennale potere del Partido Revolucionario Institucional e l’inizio di una vera democrazia per il paese.
“Nel marzo del 2018 ho saputo che per venticinque anni oltre 300 chilometri di pellicola, tutto ciò che avevo lasciato sul pavimento della sala di montaggio di Amores Perros, erano stati custoditi negli archivi dell’Università Nazionale Autonoma del Messico. L’impatto di questa scoperta e la mia totale incapacità di immaginare la quantità di fotogrammi conservati in quelle scatole di latta hanno risvegliato la mia curiosità”, ha raccontato Iñárritu. “Quanti film esistono dentro un film? Questa domanda mi ha appassionato e ha dato il via all’esercizio a cui state per assistere. Il film che esiste oggi è nato proprio dalle viscere di questo materiale. Immergersi nella celluloide grezza e smembrarla è stata una sorta di impresa archeologica. Infinita ed esaltante. Qui, i frammenti sono messi a nudo: nessuna storia a mascherarli, spogli e privi di forma, presentati in open gate. Brandelli emersi del paesaggio sonoro di Città del Messico. L’innocenza di forme incompiute in uno specchio. Un mosaico di cosa è stato, di cosa avrebbe potuto essere e di cosa non è mai stato”. Se è vero che, come diceva il filosofo francese Jacques Derrida, la vera essenza del cinema consiste nell’arte di evocare i fantasmi, la rivisitazione di Amores Perros in forma di video-arte per Iñárritu è stata un’occasione per riesumare e rivivere ex novo le atmosfere del suo primo lungometraggio, apparendo così speculare al metacinematografico e a tratti metafisico Bardo: “spogliata di ogni narrazione, questa installazione non è un omaggio, ma una resurrezione: un invito a percepire ciò che non è mai stato. È come incontrare un vecchio amico che non abbiamo mai visto prima”.
Esperienza immersiva attraversata dai magnifici effetti luminosi delle luci dei vecchi proiettori analogici che proiettano le outtake del film, Sueño Perro è una straordinaria occasione per rivisitare da una prospettiva originale l’immaginario e la sensibilità del primo Iñárritu.

