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Buen Camino recensione film di Gennaro Nunziante con Checco Zalone [Anteprima]

Buen Camino recensione film di Gennaro Nunziante con Checco Zalone, Beatriz Arjona, Martina Colombari e Letizia Arnò [Anteprima]

Buen Camino con Checco Zalone (Credits: MEDUSA FILM/INDIANA PRODUCTION)
Buen Camino con Checco Zalone (Credits: MEDUSA FILM/INDIANA PRODUCTION)

Atteso in modo quasi messianico al varco del botteghino cinematografico di dicembre per risollevare, da solo, le sorti distributive del cinema italiano, Buen Camino è il nuovo film di e con Checco Zalone, a cinque anni dal precedente Tolo ToloDistribuito da Medusa e coprodotto dalla MZL di Zalone e da Indiana Production, dopo la rottura del sodalizio con il produttore Pietro Valsecchi e la sua TaoDue, il film è il sesto della carriera cinematografica di Zalone e segna il ritorno alla regia di Gennaro Nunziante.

Checco Zalone è uno pseudo-imprenditore che campa di rendita grazie alla ricchezza del padre, conducendo una vita agiata tra ville, yacht e amici che non lavorano.
Alla soglia dei cinquant’anni, che si appresta a festeggiare con una celebrazione faraonica, non ha responsabilità né legami, fatta eccezione per una figlia adolescente, Cristal, che ha sempre ignorato.
Quando la ragazza scompare, l’ex moglie lo richiama a Roma e lo costringe a occuparsi di lei per la prima volta. Scopre così che Cristal è partita per la Spagna per affrontare il Cammino di Santiago. Deciso a riportarla a casa, Checco la raggiunge e si ritrova obtorto collo a percorrere ottocento chilometri a piedi. Un viaggio che diventa l’occasione per padre e figlia di provare finalmente a conoscersi.

Scritto a quattro mani da Zalone e da Nunziante, Buen Camino ha tutte le carte in regola per replicare il sensazionale successo di incasso dei precedenti film. Il canovaccio narrativo è ben indovinato, in un giusto equilibrio tra road movie, romanzo di formazione – più per il padre che per la figlia – e commedia italiana contemporanea, con qualche sprazzo qua e là di analisi sociale e componente spirituale da non prendere mai troppo né sul serio né sul faceto.

Ad affiancare Zalone nel cast ci sono Letizia Arnò nei panni di Cristal, l’attrice spagnola Beatriz Arjona nei panni di una compagna di viaggio lungo il Cammino di Santiago che ha un ruolo determinante nel far riavvicinare padre e figlia, e Martina Colombari nel ruolo dell’ex moglie del personaggio di Checco.

Buen Camino con Checco Zalone (Credits: MEDUSA FILM/INDIANA PRODUCTION)
Buen Camino con Checco Zalone (Credits: MEDUSA FILM/INDIANA PRODUCTION)

Come spesso accade nel cinema di Zalone, uno dei principali punti di forza è l’umorismo, costruito su battute ai margini del politicamente corretto e affidato quasi interamente al suo personaggio, soprattutto nel botta e risposta con gli altri interpreti. Tra gli esempi più riusciti figurano la presentazione della fidanzata venticinquenne messicana («ha il permesso di soggiorno, ma preferiamo la camera da letto»), la dichiarazione nell’intervista d’apertura — «tutto ciò che possiedo è frutto di sessant’anni di duro lavoro… di mio padre» — e il ritratto del nuovo compagno dell’ex moglie, regista teatrale dalle velleità intellettuali. Completano il quadro alcune gag di contorno, dal prete francese soprannominato «don Dépardieu» alla battuta sui dormitori del Cammino di Santiago («sembra di stare in un film… Schindler’s List»), che ha già suscitato qualche polemica all’uscita del trailer.

Ulteriore valore aggiunto sta nella sua elevata production value: come già accedeva in altri suoi film, Buen Camino dispiega una grande quantità di location per lo più estere dall’innegabile impatto visivo, dai Pirenei a Finisterre, passando per la Sardegna.

Checco Zalone prosegue la sua scherzosa indagine antropologica degli italiani, cambiando però nettamente classe sociale. Dopo aver raccontato il precariato meridionale in Cado dalle nubi, l’italiano medio travolto dal successo in Che bella giornata, la famiglia colpita dalla crisi in Sole a catinelle, il mito del posto fisso in Quo vado? e l’ipocrisia buonista di una certa sinistra italiana e occidentale in Tolo Tolo, qui l’oggetto dello sguardo diventa quello dei nuovi ricchi. È infatti un film sui privilegi dati per scontati, su una ricchezza ereditaria che non genera responsabilità ma infantilismo, su un benessere che anestetizza il senso del limite e del dovere.

Zalone osserva questa fauna sociale con la consueta ambiguità: non la condanna apertamente, ma la espone al ridicolo, mostrando come il vero percorso di purificazione non risieda tanto nella dimensione spirituale del Cammino di Santiago, quanto in quella pratica e fisica, nello scontro con la fatica, l’assenza di comfort e un rapporto umano non mediato dal denaro. È in questo scarto tra status sociale e crescita personale che il film individua il suo bersaglio più interessante, confermandolo come uno dei pochi comici italiani capaci di usare il successo popolare per restituire, film dopo film, una mappa deformata e caricaturale, ma riconoscibile e a suo modo lucida, del nostro Paese.

Buen Camino con Checco Zalone (Credits: MEDUSA FILM/INDIANA PRODUCTION)
Buen Camino con Checco Zalone (Credits: MEDUSA FILM/INDIANA PRODUCTION)

Sintesi

Checco, ricco e irresponsabile, è costretto a seguire la figlia sul Cammino di Santiago: tra fatica e incontri, il viaggio diventa un percorso di crescita e messa in discussione dei privilegi

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