Brick

Brick recensione film di Philip Koch [Netflix]

Il thriller tedesco su Netflix Brick: Un muro di delusione

Brick recensione film di Philip Koch con Matthias Schweighöfer, Ruby O. Fee e Frederick Lau [Netflix]

di Alessio Conti

Brick di Philip Koch (Credits: Sasha Ostrov / Netflix)
Brick di Philip Koch (Credits: Sasha Ostrov / Netflix)

Brick, il thriller tedesco diretto da Philip Koch e disponibile su Netflix, ci introduce alla coppia in crisi, Tim e Olivia. La loro intenzione di separarsi viene bruscamente interrotta da un insolito ostacolo: un impenetrabile muro nero che impedisce ogni via di fuga. Ben presto scoprono che l’intera abitazione è avvolta da questa misteriosa barriera, costringendoli a unire le forze con i vicini, tutti con il medesimo obiettivo: evadere da quella prigione inaspettata. La premessa è intrigante, ma il film si arena rapidamente in un mare di cliché e occasioni mancate.

Fin dai primi minuti, Brick ricorre a flashback ridondanti e ripetitivi, un tentativo maldestro di generare un’immediata empatia verso il protagonista maschile. La crisi di coppia viene accennata superficialmente, per poi lasciare spazio all’apparizione del muro: i cellulari non funzionano, né internet né l’acqua sono disponibili. Seguono i tentativi, ovviamente vani, di sfondare il muro misterioso e questo porta i protagonisti alla scoperta di altri reclusi, tra cui una coppia nell’appartamento vicino e un anziano burbero. Quest’ultimo, nonostante sia armato e già in modalità sopravvivenza (afferma, per esempio: “Sono i nostri vicini ma tra 3 giorni saranno disposti ad ucciderci per un po’ d’acqua”), si rivela sorprendentemente docile con due parole gentili.

Questo è solo un esempio della schematicità dei personaggi: la coppia in crisi, l’anziano irascibile ma dal cuore tenero, i drogati, il complottista. Figure piatte, prive di spessore, che non evolvono e non sorprendono mai. A tutto ciò si aggiungono dialoghi infarciti di frasi fatte e scambi banali.

Brick di Philip Koch (Credits: Netflix)
Brick di Philip Koch (Credits: Netflix)

L’espediente narrativo di inserire elementi all’inizio del film apparentemente scollegati, destinati ad acquisire significato solo dopo decine di minuti, è ormai abusato, e Brick non fa eccezione. Non mancano poi le battute fuori luogo inserite per alleggerire la tensione e, ovviamente, i cliché triti e ritriti, come il salvataggio all’ultimo secondo da parte di un personaggio inaspettato. Uno-due jumpscare completamente inutili completano il quadro di un film estremamente piatto.

La trama di base, pur con un potenziale psicologico interessante, viene gestita malissimo. Invece di approfondire la dimensione interiore dei personaggi, il film si trasforma in una sorta di escape room.

Anche la regia, a parte qualche leggero guizzo, risulta piatta. La fotografia, troppo patinata crea un’atmosfera artificiosa: i personaggi si muovono tra un appartamento e l’altro ma è sempre tutto ben illuminato e visivamente omogeneo.

Brick di Philip Koch (Credits: Netflix)
Brick di Philip Koch (Credits: Netflix)

Sintesi

Nel complesso, Brick delude profondamente sia dal punto di vista visivo che della sceneggiatura. Il potenziale di un buon soggetto di partenza è stato sacrificato in favore di stilemi visti e rivisti, anziché osare qualcosa di veramente interessante e originale.

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