Alfonso Cuarón vince il Leone d’Oro: luci e ombre di Venezia 75

Venezia 75: tutti i film vincitori alla Mostra del Cinema. Roma di Alfonso Cuarón vince il Leone d'Oro, The Favourite si aggiudica il Gran Premio della Giuria e la Coppa Volpi a Olivia Colman. Leone d'Argento a Jacques Audiard con The Sisters Brothers.

Alfonso Cuarón
Roma di Alfonso Cuarón vince l'ambito Leone d'Oro della 75esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia

Era il film favorito alla vigilia e i pronostici sono stati rispettati: Roma di Alfonso Cuarón vince l’ambito Leone d’Oro della 75esima edizione della Mostra. Un riconoscimento sicuramente meritato a una delle opere in Concorso che più hanno incontrato il gusto della critica e del pubblico. Ottimo lavoro quello della Giuria presieduta da Guillermo Del Toro, che si limita a premiare i film migliori della kermesse con un piccolo scivolone solo su The Nightingale, tributo da ascrivere forse più alle vicende extra-cinematografiche che al vero valore intrinseco dell’ultima fatica di Jennifer Kent.

Alfonso Cuarón
Alfonso Cuarón vince il Leone d’Oro

Grande vincitore della Mostra è anche Yorgos Lanthimos: il suo The Favourite si aggiudica il Gran Premio della Giuria e la Coppa Volpi per la migliore attrice a Olivia Colman. Altrettanto meritato il Leone d’Argento per la migliore regia a Jacques Audiard che, con The Sisters Brothers, gira il film preferito in Concorso dalla redazione di MadMass. Non sfigurano nemmeno gli altri premi: Willem Dafoe si assicura la Coppa Volpi per il migliore attore grazie alla sua interpretazione nel ruolo di Van Gogh in At Eternity’s Gate di Julian Schnabel e i fratelli Coen portano a casa quello per la migliore sceneggiatura per The Ballad of Buster Scruggs. Raramente i giudizi della Giuria rispecchiano in maniera così fedele il valore di un Concorso.

Olivia Colman vince la Coppa Volpi
The Favourite si aggiudica il Gran Premio della Giuria e la Coppa Volpi per la migliore attrice a Olivia Colman

Quale bilancio possiamo trarre da questa 75esima edizione della Mostra? La cartina di tornasole di un Festival è spesso proprio il Concorso e, dopo aver visto 20 dei 21 film in competizione (manca all’appello solo quello di Roberto Minervini), si può tranquillamente parlare di una kermesse dal livello medio-alto. Roma, The Favourite e The Sisters Brothers erano effettivamente i migliori frutti del cesto, insieme all’ottimo Doubles vies di Olivier Assayas. A ravvivare il concorso anche Opera senza autore di von Donnersmarck, snobbato da buona parte della critica, Capri – Revolution di Mario Martone e, in alcuni episodi, proprio The Ballad of Buster Scruggs dei Coen.

Pur non totalmente deludenti, First Man di Damien Chazelle e Sunset di Nemes pagano i precedenti successi dei due registi, rivelandosi meno convincenti rispetto alle attese. Chiudono il lotto dei film oltre la sufficienza il polar Frères Ennemis di David Oelhoffen, il drammone Nuestro Tiempo di Carlos Reygadas (che avrebbe potuto concorrere per il premio principale, se asciugato di una trentina di minuti), la rivisitazione degli attentati di Oslo 22 July di Paul Greengrass e il samurai movie schizzato Killing di Shinya Tsukamoto.

Willem Dafoe vince la Coppa Volpi
Willem Dafoe vince la Coppa Volpi per il migliore attore con At Eternity’s Gate di Julian Schnabel

Le note dolenti cominciano con At Eternity’s Gate, opera un po’ troppo compiaciuta di Julian Schnabel che ha però il pregio di mettere in mostra una grandissima interpretazione di Willem Dafoe. Discorso diverso per Acusada, non completamente sbagliato ma forse non degno del Concorso per evidenti mancanze a livello stilistico. Di The Mountain e The Nightingale si è detto molto: la volontà era probabilmente quella di proporre idee diverse di cinema ma, per motivi diversi, entrambi i film finiscono col rappresentare in maniera eccessiva (persino fastidiosa) le brutture dell’umanità. Peterloo è semplicemente il passo falso di un grande regista e Vox Lux un’opera che si apre con vigore ma si accartoccia gradualmente su se stessa.

Chiusura d’obbligo sul Suspiria di Luca Guadagnino, un film che ha diviso molto, soprattutto tra stampa italiana e internazionale. Il non remake dell’originale di Dario Argento ha aperto profondi dibattiti sulla differenza tra genere e cinema d’autore. Che sia l’una o l’altra cosa, l’opera del regista italiano ci sembra semplicemente sbagliata nei toni e decisamente pretenziosa.

David Cronenberg
David Cronenberg, Leone d’Oro alla Carriera

Venezia 75, però, non è solo Concorso. Spiccano nelle sezioni collaterali Dragged Across Concrete (Fuori Concorso), un poliziesco iper-violento capace di tenere in tensione per una durata complessiva di più di due ore e mezza; Sulla mia pelle di Alessio Cremonini (Orizzonti), un resoconto abbastanza equilibrato sul caso Stefano Cucchi, interpretato da un grande Alessandro Borghi; La noche de 12 años (Orizzonti), film sorpresa della Mostra che racconta la reclusione in condizioni disumane di tre tupamaros negli anni della dittatura in Uruguay.

La chiusura di questo bilancio sulla Mostra non può che essere per la masterclass tenuta da David Cronenberg. Un’occasione importante per dialogare con uno dei più grandi cineasti viventi e per comprendere la sua visione sul cinema (soprattutto futuro).

Da Venezia è tutto, appuntamento all’anno prossimo con la 76esima edizione.

Sergio