Venezia Day 6: Van Gogh, i poliziotti corrotti e la profezia dell’armadillo

Sesta giornata della Mostra che si apre con At Eternity’s Gate, il film di Julian Schnabel su Van Gogh: per leggere la recensione, cliccate qui.

La giornata prosegue con un film ad alto tasso di adrenalina, Dragged Across Concrete (Fuori Concorso) di S. Craig Zahler, regista che l’anno scorso aveva sconvolto Venezia con il sanguinolento Cell Block 99: Nessuno può fermarmi. Quello presentato in questa edizione è un poliziesco molto lungo ma altreattanto teso, a partire da un incipit folgorante. Nonostante si muova sul filo del rasoio dell’ambiguità, il film riesce sempre a evitare le cadute di stile attraverso un uso calibrato dell’ironia. Zahler ci descrive un safari metropolitano in cui a prevalere è la legge del più forte (e del più furbo). Sconsigliato ai facilmente impressionabili. (3 stelle su 5)

Dragged Across Concrete
Mel Gibson in Dragged Across Concrete

Altro film molto atteso ad approdare al Lido è La profezia dell’armadillo (Orizzonti), adattamento della graphic novel di grande successo Zerocalcare. Alla sua prima regia, Emanuele Scaringi prova a trasporre sullo schermo la carica eversiva di un fumetto citazionista, punk e fieramente borgataro. L’impresa non era semplice e, infatti, il giovane regista la fallisce in pieno, girando l’ennesimo ritratto giovanilista fatto di amori non corrisposti, parole non dette e retorica a fiume. Un compendio delle molte problematiche che affliggono la nostra commedia. Resta interessante, tuttavia, la scelta delle partecipazioni illustri (Adriano Panatta, Vincent Candela, Kasia Smutniak…).
(1,5 stelle su 5)

Nel Day 5 ci eravamo lasciati con Sunset, il nuovo film del Premio Oscar László Nemes. Come ne Il figlio di Saul, il regista ungherese pone al centro della scena una protagonista alla ricerca di se stessa e delle sue radici. Lo stile è il medesimo: la camera a mano segue il personaggio e ne sposa il punto di vista, ruotando intorno a lei e, alle volte, precedendola. Nemes continua a lavorare molto bene sul fuori campo e sulla sua estetica. Nonostante questa grande regia, il film perde però gradualmente il filo, cominciando a girare su se stesso, confondendosi e confondendo. La mancanza di un tema coinvolgente come quello della tragedia dell’Olocausto non viene sopperita dalla scelta di ambientazione nel periodo coincidente con l’inizio della caduta dell’Impero Austro-Ungarico. Alla lunga, la forma si mangia il contenuto. (3 stelle su 5)

Appuntamento a domani con il nuovo film di Florian Henckel von Donnersmack e gli altri in Concorso e nelle sezioni collaterali.

Sergio

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